Claudio Lia

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Artista in divisa

E’ metà poliziotto e metà pittore. Ha avuto il merito di portare l’arte all’interno della Polizia, fondando, insieme a Giorgio Bisanti e a Roberta Di Chiara, l’associazione Arte InDivisa. Ma si sente un artista al cento per cento

di Alessandro Cerreoni

In quelle mura si respira arte. In quelle mura suo papà faceva il restauratore di mobili d’arte. Oggi in quelle mura nascono le sue opere. Si chiude lì ore ed ore e crea, esprimendo la sua interiorità, la sua intimità e il suo talento. Nasce così l’artista Claudio Lia, metà poliziotto e metà pittore. Una doppia anima che convive all’interno di questo personaggio d’altri tempi. Incontro Claudio in un sabato mattina d’inverno nel suo studio di via dei Glicini, nel cuore di Centocelle, uno dei quartieri più popolosi della Capitale. Mentre sorseggiamo un caffè in un bar della zona, Claudio incontra e saluta i suoi amici d’infanzia, tutti con quei soprannomi tipici di una Roma che non c’è più, perché lì ci è cresciuto prima di partire in Polizia e lì ritorna quasi ogni giorno per chiudersi in quelle quattro mura e dipingere. Se lo vedi non diresti che sia un poliziotto. Non ha quei metodi autoritari che hanno molti di coloro che indossano la divisa. Dal suo volto sprigionano allegria e passione per l’arte. Un’artista al cento per cento.

E’ nato a Roma il 16 aprile del 1964, è un Ariete e del suo segno ha preso l’ostinazione e la caparbietà. Ingredienti senza i quali è difficile emergere nel mondo dell’arte. E’ entrato in Polizia nell’ormai lontano 1983, quando era già forte l’amore per la pittura…

Claudio, come è nato il tuo senso artistico?

“L’ho sempre avuto sin da bambino, grazie a mio padre, che conosceva e frequentava artisti e galleristi. E così mi sono ritrovato presto a respirare l’odore dei colori, fin quando ho iniziato a prendere fogli e a disegnarci sopra qualsiasi cosa”.

Artisticamente qual è stata la tua formazione?

“Ho frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia delle Belle Arti. Nel frattempo, prima di entrare in Accademia, sono entrato in Polizia e ho conseguito anche una laurea in Psicologia. Avevo la sensazione che la mia vita avesse bisogno di altro”.

Quando frequentavi l’Accademia, ti è mai sopraggiunto il pensiero, l’idea, di lasciare la Polizia?

“Sì. D’altronde erano così diversi gli ambiti in cui vivevo. Da una parte sognavo e dall’altra ero ‘costretto’ in uno spazio dove non era possibile sognare. Pian piano sono riuscito a far convivere i due ambiti e alla fine in un certo senso ho portato la Polizia nell’arte”.

Ovvero?

“Insieme a due colleghi poliziotti, Giorgio Bisanti e Roberta Di Chiara, abbiamo fondato l’associazione Arte InDivisa, nella quale con il tempo sono confluiti altri artisti-poliziotti”.

A che punto è la tua arte?

“Sto sperimentando tecniche nuove, dagli smalti sintetici ad un’apertura sui lavori in tela e sul metallo. In questo posso dire che è fondamentale la contaminazione con altri grandi artisti. Sono soddisfatto di quello che sto realizzando. Sono presente alla Biennale, grazie al placet di Vittorio Sgarbi, al quale sono piaciute mie opere”.

Con quale stile hai iniziato?

“Con una pittura espressionista dove il colore dominava sulla forma. Il mio desiderio era ed è quello di far parlare, attraverso i colori, ciò che ho dentro. La mia è un’opera che va letta tra le righe”.

Quante opere hai realizzato finora?

“Dalle 600 alle 700. Alcune di queste sono esistite ed ora non esistono più, ma le ho fotografate. Sono come il poeta che scrive e poi strappa le sue poesie”.

L’artista che apprezzi di più?

“Tra i contemporanei due in particolare: Velasco e Roberto Coda Zabetta”.

Quanto tempo dedichi all’arte?

“Tutti i giorni, da quando esco dall’ufficio fino alla sera e talvolta anche la domenica. In tutto questo devo dividermi con la famiglia”.

Il complimento più bello che ti hanno fatto?

“Qualcuno mi ha detto: riconosco un tuo quadro anche se non l’hai firmato”.

Progetti futuri da artista?

“Come associazione stiamo portando avanti la mostra ‘Grandi Stazioni’, sul tema della mafia, che sta girando e girerà l’Italia. E poi sto lavorando ad una ‘personale’ da fare il prossimo anno a Roma”.

 

 



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