GP Magazine febbraio 2015



more No Comments marzo 13 2015 at 11:03


Vittoria Schisano: “Ho partorito me stessa”

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Da qualche anno Vittoria ha iniziato la sua complessa e delicata trasformazione, salutando per sempre Giuseppe e continuando nel frattempo a lavorare nel campo artistico. Ultimamente è stata protagonista nel film “La vita oscena”. E’ talmente bella e brava che ha suscitato addirittura un pizzico di invidia tra alcune colleghe.

di Silvia Giansanti

Il suo motto è scegliere di volare con il rischio di cadere piuttosto che camminare tutta la vita. Diventare donna è stata una scelta dettata dal cuore, dalla testa e dall’anima. Ormai il ricordo di Giuseppe è lontano e, dopo già pochi mesi, i suoi corteggiatori non si contavano più. Vittoria ha un anno di età e simbolicamente spegnerà una candelina. Il 24 marzo dello scorso anno è avvenuta la metamorfosi completa, ora questa bellissima farfalla vola libera sul set, ma anche nel campo della moda grazie al suo fisico perfetto ed è sempre fermamente decisa nei suoi intenti. Nella vita bisogna sognare, avere un progetto, rimboccarsi le maniche, impegnarsi e attuarlo senza nascondersi. L’intervento chirurgico è stato il più bel dolore della sua vita. Sentiamo cosa è cambiato in lei.

Vittoria, quando abbiamo fatto la nostra prima intervista, nel 2012, avevi già iniziato la tua fase di trasformazione con le prime cure ormonali. Adesso finalmente l’opera è compiuta. Sei soddisfatta?

“Assolutamente: soddisfatta, felice e serena come quando una donna partorisce. E’ come se avessi partorito me stessa”.

Da dove è scaturito il desiderio di cambiare identità?

“Più che altro il coraggio di affrontare il cambiamento. Un grande desiderio nascosto che è stato sempre nel mio corpo, nel mio cuore e nella mia anima, fin da piccola”.

Che cosa in particolare non ti faceva sentire a tuo agio quando eri Giuseppe?

“Tutto quello che era l’esterno. Vedevo un’immagine che non somigliava alla mia anima. Oggi Vittoria invece è una donna felice, libera, senza più la maschera e finalmente nei vestiti giusti. Ogni giorno è davvero speciale”.

Hai sofferto molto fisicamente per attuare questa metamorfosi?

“Sì, ma rifarei l’operazione mille volte anche senza anestesia! E’ stato il dolore più bello della mia vita. Sono entrata in sala operatoria piena di paura per la seconda volta. Sapevo che c’era una possibilità molto bassa di morire. Sono stata operata a Barcellona il 24 marzo dello scorso anno, dalla sapienti mani del chirurgo Ivan Manero, uno dei più bravi al mondo. Devo a lui moltissimo ma anche a Dio. Sono credente e oggi mi sento in pace con l’universo e ho recuperato il mio equilibrio”.

Perché hai scelto Barcellona? Come siamo messi in Italia a tal riguardo?

“Non bene direi, anche perché nelle istituzioni italiane i tempi di attesa sono molto lunghi anche se questo tipo di operazioni vengono effettuate da professionisti con risultati positivi. La mia pelle non è una maglia che, se non ti piace, la puoi buttare, quindi per andare sul sicuro ho scelto un’altra destinazione, mettendomi in mano ad un signor chirurgo”.

Quante ore è durato l’intervento?

“Doveva durare sei ore e invece è durato dieci considerando anche i tempi tecnici”.

Consigli questo passo a chi come te lo desidera veramente?

“Certo e comunque vorrei sottolineare che donna si nasce dentro, non è un bisturi a cambiare il tutto. E’ qualcosa che arriva da dentro”.

La tua famiglia è stata sempre a tuo favore o ha preso questa tua decisione come un cosa affrettata?

“Non si tratta di un tatuaggio che può essere un capriccio, questa è una presa di coscienza e con il tempo a forza di parlarne in famiglia lo hanno capito”.

Esistono nel mondo donne famose che erano uomini?

“Sì ce ne sono, eccome”.

Che cosa è cambiato nel frattempo da attore ad attrice?

“Il talento è più libero insieme a tante altre cose e quindi ho da subito notato un cambiamento in positivo nel mio lavoro. C’è anche più gioia di fare il mio mestiere”.

Faresti scene di nudo qualora te le proponessero?

“Se fossi diretta da un bravo regista di cui mi fido, perché no? Del resto si deve essere attori fino in fondo”.

E film porno?

“No”.

Sono cambiati i tuoi gusti?

“Sono sempre gli stessi. Ci sono ad esempio capi di abbigliamento che prima sognavo di indossare e che adesso me li posso permettere. La differenza è tutta nell’attuazione”.

Se un domani il Signore, nel momento in cui ti accoglierà nella sua casa, si dovesse arrabbiare?

“Non credo che si arrabbierà, innanzitutto perché mi sento in pace con me stessa e con Dio e poi perché il Signore ha recepito come sono. Del resto, si sa, l’amore non conosce sesso, razza e religione”.

Ti fa effetto oggi rivedere le tue foto da uomo?

“Sì, mi provoca tristezza. Prima guardavo Giuseppe come un fratello morto, oggi invece so che quella persona mi ha lasciato una bella eredità, i miei amici, la mia famiglia e il mio lavoro. Giuseppe in realtà non è stato buono con se stesso perché ha sempre vissuto a metà ed era un ragazzo infelice, regalando a Vittoria tante cose al tempo stesso”.

Sei dotata di autoironia. Come reagisci quando qualcuno ti critica sempre a fronte di questa scelta?

“Quella dell’autoironia è una grande arma. C’è sempre qualcuno che magari mi accusa di fare un’intervista per ego o per pubblicità, ma non è affatto così, il mio curriculum parla. Ci sono momenti in cui arriva una battuta che può far male, senza sapere che il mio è un percorso consapevole e che ho scelto di parlarne e di comunicare semplicemente amore e che la vita è una che va vissuta con coraggio senza fare distinzioni di questo tipo. Vorrei consigliare alle persone di pensare prima a migliorare loro stesse”.

Una volta effettuato l’intervento hai ricominciato a lavorare normalmente?

“C’è sempre stata una continuità di lavoro. Come ho detto prima, il fatto di avere adesso un’energia più libera ha migliorato le cose in ambito lavorativo”.

Recentemente c’è stata la tua interpretazione in “La vita oscena”. Parliamone.

“Sì e a differenza dei precedenti ruoli che mi vedevano come la bella di turno, ho avuto un’occasione diversa. Non nascondo che qualche donna ‘biologica’ ha storto un po’ il naso, visto che ho interpretato un ruolo da prima donna”.

Altri progetti?

“Un altro film in preparazione e progetti televisivi”.

Chissà magari un domani faranno un film su di te…

“Più di qualcuno mi ha chiesto di scrivere un libro. Per il momento è nei miei pensieri”.

Cosa ti piacerebbe esplorare di nuovo nel tuo settore?

“In questo momento mi diverte fare televisione perché ci sono io direttamente e non il personaggio da interpretare”.

Dopo la tua splendida trasformazione, c’è stato un uomo nella tua vita?

“Ancora no, solo tanti corteggiatori importanti per una donna. Un conto è perdere la verginità a diciotto anni, un conto a trenta, c’è più consapevolezza nel regalare a qualcuno quel momento prezioso”.

 

CHI E’ VITTORIA SCHISANO

Vittoria Schisano, ex Giuseppe Schisano, è nata a Pomigliano d’Arco (NA) l’11 novembre del  1983 sotto il segno dello Scorpione con ascendente Cancro. Caratterialmente Vittoria è fragile e forte nello stesso tempo. Ha l’hobby dell’architettura di interni, ama i crudi di pesce e tifa per il Napoli. Ha appena adottato un bassotto. E’ single, al momento vive a Roma e le piacerebbe vivere a Parigi. Il 2014 è stato l’anno della sua vita. Dopo varie esperienze teatrali, ricordiamo il suo esordio avvenuto nel 2005 nel film “Mio figlio”. Ha lavorato anche in “Io e mio figlio – Nuove storie per il commissario Vivaldi”, “Al di là del lago”, “Canepazzo”, “Tutto tutto niente niente”, “Outing – Fidanzati per sbaglio”, “Take Five” e “La vita oscena”. Gli ultimi film sono stati girati quando si è completata la trasformazione in Vittoria.



more No Comments marzo 13 2015 at 10:51


Samuele Sbrighi: A 4 anni recitò con Roberto Benigni

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Samuele ti colpisce per la sua cortesia e la serietà che mette nel suo lavoro e per la passione nella difesa degli animali e in generale dei deboli. Nato nel 1975 a Sant’ Arcangelo di Romagna, paese che ha dato i natali a gente come Daniele Luttazzi e Fabio De Luigi, Samuele inizia presto. La sua è una carriera fatta di tanti piccoli e grandi passi e con un obiettivo: fare sempre meglio.

di Simone Mori

La prima domanda è obbligatoria: come nasce la passione per lo spettacolo?

“Mi sono affacciato a questo mondo all’età di 4 anni nel film vincitore dell’Orso d’Argento, Chiedo Asilo. Ero accanto a Roberto Benigni. Da quel momento in poi mi sono avvicinato con costanza,  verso il mondo dello spettacolo. Ho capito oggi che sognavo di fare questo da sempre, ma senza la smania di avere successo. Avevo l’innocenza della fanciullezza e spero di averla ancora nel mio lavoro. In ogni caso, dopo le scuole superiori mi sono diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica Antoniana di Bologna e sono stato per qualche tempo a Londra per imparare bene l’inglese. Tornato, ho iniziato con il teatro e poi con una docu-fiction per Rete 4. Ho poi frequentato il Centro di Cinema e teatro Duse di Roma . Insomma ho cercato sempre di migliorarmi e ho anche avuto una bella esperienza come regista nel film “La Vida es un”.

Qual è la priorità per un attore ?

“Il nostro mestiere è fare credere alla gente quello che noi stiamo recitando. Per noi attori deve essere questo l’obiettivo primario, anzi unico. E dobbiamo calarci nei panni del ruolo che ci viene affidato in maniera umile. Solo così lo possiamo fare nostro. Il pubblico che a fine spettacolo gioisce e applaude è l’apice del nostro ciclo lavorativo”.

Nel corso degli anni, hai mai avuto momenti no?

“I momenti negativi ci sono sono. Si affrontano e si scacciano via. Il mondo è complicato per tutti e non solo per chi fa il mio mestiere. La mia filosofia è quella di non avere mai troppe pretese e di saper anche scegliere le cose da fare”.

Cosa pensi del web? Una risorsa in più?

“Il mondo del web è una novità dilagante e accessibile a tutti. Metti qualcosa su internet  e nel bene o nel male puoi esprimerti. Ovviamente si riesce anche ad essere piû liberi in una webseries perché si hanno meno vincoli, un po’ come succede nelle serie tv americane. In questo campo ho avuto una bellissima esperienza, partecipando nel ruolo di Armando in Forse Sono io 2, per la regia di un giovane talentoso come Vincenzo Alfieri”.

Come far salire allora la qualità generale della nostra fiction e del nostro cinema?

“Credo che sia una domanda alla quale si debba rispondere in una sola maniera: più soldi ai buoni registi e sceneggiatori e i prodotti che ne nasceranno saranno di ottima manifattura. Investire con coraggio!”.

Passiamo ad un argomento totalmente diverso. Tu hai fatto una scelta precisa: quella di non mangiare più carne.

“La mia è stata una scelta etica fatta insieme alla mia compagna Sara Zanier. La sofferenza fa parte del mondo umano, ma anche di quello animale, e già questo è un punto base. Se solo si sapesse che orrore c’è nella vita che gli animali fanno nei loro allevamenti e lo spreco anche di energia per la loro macellazione. Io lascio libero pensiero a tutti ma questa cosa deve far riflettere. Mi sono documentato molto sul web e anche dal vivo. Ritengo questa scelta doverosa anche perché  da sempre e in ogni campo io sto dalla parte del più debole. I soprusi li ho odiati dal principio.Termino dicendo che c’è molto più business nella malattia che nella salute. Pensiamoci”.

Cosa ti auguri per il tuo futuro lavorativo e non?

“Che mia figlia (Sole, 2 anni) possa avere una vita sana, libera, a contatto con la natura e che io possa vederla crescere ed essere al suo fianco nelle varie tappe che la vita le proporrà. Questo è il mio obiettivo”.

Ultima domanda: stai girando l’Italia con  la commedia di Vincenzo Salemme, “L’Amico del Cuore”. Qual è il tuo ruolo?

“Tengo moltissimo a questo lavoro. È uno spettacolo di spessore. Proposi addirittura di rielaborarlo in romagnolo! La mia parte è quella di un giovane di 14 anni che affetto dal morbo di  Matusalemme, ne dimostra 40 e crede addirittura di essere un merlo. Poi lavorare con Biagio Izzo è un vero privilegio. Siamo un bel gruppo e spero che i lettori di GP Magazine possano venire a vederci.”



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Eleonora Cuccu: La bella protagonista del calendario di GP Magazine

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E’ la fresca immagine del calendario 2015 di GP Magazine e testimonial di Brumode Paris. E’ giovanissima, bellissima e dolcissima. Una ragazza che ha tutte le carte in regola per togliersi tante soddisfazioni nella vita.

Il suo sogno è lavorare nella moda e nel mondo dello spettacolo. Studia recitazione ed è già stata sul set della fiction “Cani randagi” e in cantiere c’è un progetto cinematografico importante.

Eleonora, questi ultimi mesi ti stanno regalando tante belle sorprese. Partiamo dal calendario. Che effetto ti fa?

“Sì è vero, dopo essere stata sul set di ‘Cani randagi,’ le mie cose sono un po’ cambiate. Oggi ho una serie di proposte quali cinematografiche e fiction dove mi auguro seguiranno altre soddisfazioni. Quando ho saputo che avrei fatto un calendario per GP Magazine non nascondo che all’inizio ho avuto un po’ timore ma sllo stesso tempo è stato per me un grande riscatto personale”.

Che esperienza è stata?

“Credo che l’esperienza di fare un calendario per un giornale sia il sogno di tutte le ragazze della mia età che sognano di far parte del mondo dello spettacolo. Anche perché ti ritrovi ad essere al centro dell’attenzione, coccolata da professionisti quali truccatori, parrucchieri, stylist, location meravigliose, dove ti senti catapultata tra la realtà e il sogno e tutto questo per me è stato fantastico. Mi auguro che questo sia il primo di una lunga serie”.

Qual è il mese dove ti piaci di più?

“Devo dire che gli scatti mi sono piaciuti tutti ma i miei preferiti sono il mese di giugno e il mese di novembre”.

Cosa hanno detto la tua famiglia e i tuoi amici?

“Per quanto riguarda la mia famiglia, i miei genitori sono stati orgogliosi di questo e si divertono a mostrarlo a tutti gli amici con soddisfazione. I miei amici su questo ci scherzano sopra prendendomi anche un po’ in giro ma con affetto. Mi hanno dimostrato di essere contenti di tutto quello che sto facendo”.

Sei testimonial 2015 del brand di moda Brumode Paris. Pensi che abbiano fatto la scelta giusta affidassi a te?

“Sì, un’altra grande soddisfazione. Quando mi è stato detto, non ci credevo anche perché è uno dei miei brand preferiti ed è quello che caratterialmente mi rispecchia di più. Credo che se un’azienda come Brumode Paris abbia scelto la mia immagine per rappresentarli, è sicuramente perché rispecchiano in me il loro target di clientela femminile. Inoltre ci tengo a dire che la mia esperienza con loro è bellissima, mi trovo benissimo e ringrazio l’azienda è tutto lo staff”.

Cosa ti aspetti da questo 2015?

“Il 2015 è iniziato per me con una grande mole di lavoro perché sto studiando recitazione e nel frattempo salto da un copione all’altro per valutare le proposte che mi stanno arrivando”.

Hai progetti pronti a concretizzarsi di cui puoi parlarcene?

“Oltre alla partecipazione in ‘Cani randagi’, sto lavorando sul progetto cinematografico ‘Nel giardino segreto’. Nel mese di marzo sarò a Parigi per una coproduzione italo-francese. Nei prossimi mesi sarò presente al Giffoni Festival Film”.

Gli scatti, il calendario, la partecipazione ad un film… Sono passi importanti per la tua crescita. Quali saranno i prossimi?

“I miei prossimi passi saranno quelli di rimanere sempre me stessa ma di raggiungere sempre traguardi più importanti alla mia carriera”.

Torniamo a parlare di moda. Qual è lo stile che ami indossare?

“Visto che ho la casa invasa della collezione Brumode, che amo tantissimo, credo che il mio modo di vestire sia questo”.

Per una serata galante con il tuo eventuale lui, cosa indosseresti per lasciarlo a bocca aperta?

“Per interessare un eventuale lui non mi concentro più di tanto sull’abbigliamento ma sul mio modo di essere, non trascurando mai il mio modo di vestire soprattutto negli accessori”.

L’accessorio di moda che non manca mai nel tuo abbigliamento quotidiano?

“Nei mesi invernali i miei accessori preferiti sono cappelli, guanti e sciarpe molto larghe, nei mesi estivi mi piace avere sempre pantaloncini e un bel paio di occhiali da sole per proteggere i miei occhi chiari. E poi una bella borsa non deve mancare mai!”.

Qual è lo stile di abbigliamento ideale per il tuo (eventuale) lui?

“Credo che un bel modo di vestire anche per un uomo sia una bella cosa ma io sono abituata a vedere altro soprattutto l’intelligenza”.

E per concludere questa intervista?

“Un caro saluto al Direttore e a tutta la redazione di GP Magazine”.



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Nina Pons: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima sedicenne Nina Pons che continuiamo la nostra avventura: la numero ventiquattro. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Nina, benvenuta ad “Una giornata speciale”. Ti presenti ai nostri lettori? 

“Ciao a tutti. Ho sedici anni e frequento un liceo Americano. Mi reputo una ragazza semplice, curiosa e con molti interessi. Mi piace viaggiare per conoscere il mondo e altre realtà diverse dalla mia”.

Cosa ti ha spinto ad accettare di partecipare a questo concept? 

“Mi diverte provare cose nuove ed essere fotografata mi aiuta a scoprire nuovi lati di me stessa”.

Qual era il tuo sogno da bambina e quali sono invece le tue attuali aspettative future?

“Sono sempre stata affascinata dal mondo della moda e del design e vorrei fare qualcosa in questo campo, anche se ancora non so esattamente che cosa… per ora preferisco fare esperienze diverse e poi vedremo. Ho i miei obiettivi ma mi piace anche prendere le cose come vengono”.

Immagina di trovarti di fronte ad una giuria composta da sole donne pronte a decidere sul superamento di un importante casting. Come risponderesti alla domanda: “Perché dovremmo scegliere te tra tutte le altre”? 

“Perché ho tanta voglia di fare e sento di avere un carattere esplosivo, con un grande carico di energia. Mi sto accorgendo che spesso riesco a farla uscire davanti a una macchina fotografica”.

Ti piaci come sei o cambieresti qualcosa? Parlami di te…

“Certo se avessi la bacchetta magica cambierai un po’ di cose ma tra pregi e difetti mi piaccio come sono. Mi piace mettermi davanti alla macchina fotografica visto che mi ha aiutata a superare molte timidezze, a farmi sentire comunque più sicura di me stessa”.

Qual è il tuo rapporto con la moda?

“Come dicevo prima c’è una forte attrazione, anche se so che è un mondo che non è fatto certo solo di glamour e splendore. Si lavora tanto e duramente e dietro ogni successo c’è sempre un grandissimo impegno. Questo l’ho capito bene e non lo sottovaluto”.

Quali sono i tuoi interessi oltre all’impegno scolastico e alla moda? 

“Non sopporto stare ferma senza fare niente perciò faccio moltissime cose durante il mio tempo libero come studiare lingue e disegnare”.

Dopo questa esperienza, cosa ti aspetti? La consiglieresti? 

“Non so che cosa aspettarmi, comunque sì la consiglierei, è sempre positivo mettersi in gioco, senza prendersi troppo sul serio”.

Hai qualche ringraziamento speciale da fare?

“Ad Adriana Soares per avermi dato quest’opportunità”.



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Paolo Mazzarelli: Un bravissimo attore di teatro protagonista anche in tv

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Paolo Mazzarelli nasce a Milano nel 1975. Artista dotato di un grande talento, è impegnato a tempo pieno nel teatro con la sua compagnia fondata insieme a Lino Musella. Conosciuto al pubblico della fiction per il ruolo del perfido Giuliano Sallustio in “Rossella 2”, lo rivedremo presto in tv sulle reti Rai. Conosciamo meglio Paolo, in questa intervista che ci ha concesso.

di Simone Mori

Raccontaci qualcosa di te Paolo.

“Provengo da una famiglia napoletana ma sono nato a Milano. Qui si è svolta tutta la mia infanzia e adolescenza e nel 1999 mi sono diplomato alla scuola di arte drammatica Paolo Grassi. Per i primi 10 anni della mia carriera ho fatto quasi esclusivamente teatro, poi è arrivato anche altro mantenendo però il palcoscenico come il fulcro di tutto”.

Cosa significa il teatro per te?

“Il teatro mi ha dato e continua a darmi tantissimo ‘nutrimento’ per lo spirito, per pa testa, per la fantasia. Da qualche anno ho una mia compagnia teatrale insieme a Lino Musella. Con lui posso scrivere e creare spettacoli. Mi sento in un contesto fertile in cui finisco per mettere parecchie delle mie energie. Poi condividere preoccupazioni e gioie con un collega rende le cose più intense. Il teatro poi costringe a metterti in gioco e in discussione, sempre. Stare in scena ti mette a nudo. Se riesci a vincere la vanità e il desiderio di essere ammirato, scopri che il teatro è un ottimo modo per lavorare su te stesso, ogni giorno”.

Come è il rapporto con il pubblico? 

“E’ un rapporto di interscambio. Fa piacere essere apprezzati, vuol dire che si è dato qualcosa. Viceversa se il pubblico non segue, ha ragione lui e costringe a mettersi in discussione”.

La tv spesso porta parecchi attori ad avventurarsi nella recitazione teatrale. È un male?

“Di per sé la tv non fa male al teatro né a niente, intendiamoci. Quello che può far male è una crisi di qualità. Di sicuro riempire i cartelloni teatrali di volti noti della tv, sperando in un ritorno al botteghino, non funziona. A teatro ci vogliono teatranti sennò il gioco non regge. Mentre il non attore funziona a volte in televisione, a teatro questo è impossibile. La recitazione teatrale è un mestiere, fatto di impegno, passione e fatica. Una vera scuola di disciplina”.

Tu hai fatto anche delle fiction tv di ottimo successo tra le quali “Rossella” con Gabriela Pession. Li interpretavi Giuliano, un uomo cinico e senza scrupoli. Ti riesce bene la parte del cattivo?

“Mi diverte molto recitare, buoni o cattivi che siano. Spero di essere anche credibile in entrambi i casi. Ovviamente nella vita di tutti i giorni sono qualcos’altro da quello che rappresento. Sempre”.

Sei stato parte del cast della “Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Un film che ha vinto l’Oscar. Ti emoziona la cosa?

“È stata un’apparizione brevissima. Ovviamente sapere di essere in un film così premiato non può che farmi piacere”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni? 

“Tanto teatro con la mia compagnia, scrittura del nuovo spettacolo, e una fiction Rai che finiremo di girare a luglio: si intitolerà ‘È arrivata la felicità’ per la regia di Riccardo Milani e Francesco Vicario. Sono parte di un triangolo amoroso composto oltre che da me da Claudio Santamaria e Claudia Pandolfi, i due protagonisti della serie”.



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Gli Artefici: Stupirsi per sfuggire all’ipocrisia

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Gli Artefici, band alternative rock di Roma, nascono alla fine del 2009. L’attuale formazione è composta da Alessio Facco (voce e testi), Davide Palmeri (chitarra), Pierpaolo Pettrone (basso) e Luca Calabrò (batteria).

di Marisa Iacopino

Il 27 febbraio è uscito il disco ‘L’ipocrisia del babbano’. Partendo dal titolo, l’ipocrisia è la tematica principale? Chi è il babbano, e cosa volete comunicare all’ascoltatore attraverso i vostri brani?

“Babbano è un uomo comune. Quello che vogliamo esprimere è lo sdegno, la sensazione di vuoto che investe la società, e che inevitabilmente compromette i sogni d’una gioventù  ‘bruciata’; il fatto di essere predestinati al nulla e, consapevolmente, di fregarsene, rimandando ogni scelta.

Il concetto di ipocrisia è qualcosa che manda in panne il cervello, e i primi a cadere nella trappola siamo proprio noi giovani.  Forse questo disco vuole rappresentare uno spunto per l’ascoltatore, e per noi stessi: riflettere sui propri limiti e,  magari, cliccare su restart”.

Da quante tracce è composto, e quale aggettivo usereste per definirlo?

“Dieci pezzi, o meglio nove più una traccia (‘Sepoltura’) che, in realtà, è una poesia divenuta mini brano, volutamente lasciata più grezza delle altre. Ispirata al romanzo ‘Selvaggia – Chiaroscuri della Personalità’, di un giovane autore romano, Giovanni Garufi Bozza Un aggettivo per descrivere il disco? Claustrofobio!”.

Come nascono i brani? Partite dalla bozza di un testo dal quale ricavate arrangiamenti musicali, o viceversa?

“I brani partono sempre da un’analisi, da parte dell’intera band, sul testo che viene scritto prima della musica. Possiamo quindi affermare che l’arrangiamento viene costruito intorno alle liriche”.

Dovendo scegliere, qual è la canzone del disco che preferite?

“Da un punto di visto concettuale e di struttura musicale è proprio la traccia che dà il nome al disco  ‘L’ipocrisia del Babbano’. Tra l’altro, questo è il brano più recente nell’arrangiamento. Diciamo che l’ultima composizione è sempre la preferita”.

Sapendo che il vostro è un progetto totalmente autoprodotto, viene naturale chiedere se sareste interessati al supporto di un’etichetta.

“Assolutamente sì, ma con le dovute cautele. Se ‘etichetta’ significa non snaturare il progetto ma sostenerlo, allora ben venga”.

Cosa ne pensate dell’attuale mercato  musicale? Siete favorevoli all’ascolto in streaming?

“La crisi è diffusa ovunque, e di certo la musica in quanto arte ne risente in maniera significativa. Soprattutto la musica distante dai canoni omologati del mainstream commerciale. Lo streaming è un ottimo modo per veicolare e far conoscere la propria musica. Bisognerebbe però valorizzare i compensi delle band che sposano la causa”.

Chi vi piace della scena underground italiana? E con chi collaborereste volentieri?

“Di certo, gruppi come Verdena, Afterhours, Ministri o ancora Marlene Kuntz rappresentano un’importante ispirazione o meglio guida  ‘spirituale’. Una collaborazione con Alberto Ferrari dei Verdena sarebbe una cosa assai gradita, soprattutto per la costruzione di un pezzo,  mentre se dovessimo scrivere un testo, Manuel Agnelli, Cristiano Godano, Caparezza, Paolo Benvegnù, Cesare basile, Morgan tra gli altri”.

L’ultimo disco che avete acquistato?

“A gran voce gridiamo ‘Endkadenz’ dei Verdena. Ce lo siamo regalati a vicenda. Piccola parentesi, che disco!”

Per chiudere, cosa vi aspettate da questo 2015? 

“Possiamo dirti cosa ci aspettiamo di provare: stupore!”.



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