Caterina Baldini: La giornalista con il cuore grande


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di Simone Mori

Probabilmente è la Audrey Hepburn del giornalismo italiano. Bella, intelligente, elegante e ‘innovativa’. Ebbene sì, potrò essere anche un po’ di parte ma in questo caso mi viene concesso dal mio Direttore e allora prendo la palla al balzo e intervisto Caterina Baldini. In questa chiacchierata scopriremo l’amore di Caterina per la sua professione, per i suoi hobby, per la verità, ma soprattutto per la sua dolcissima bimba Allegra avuta da Alessandro Onorato, imprenditore e consigliere comunale a Roma. Qualche mese fa, tutti e tre sono volati a New York e con testimone la piccola principessina Onorato, Caterina e Alessandro sono convolati a nozze. Conosciamola meglio, e cogliamo le sue splendide parole sulla collega Letizia Leviti, scomparsa poco più di un anno e mezzo fa.

Come inizia la tua carriera nel mondo del giornalismo? C’era già una passione adolescenziale o è arrivata successivamente ?

“La mia passione è sempre stata la scrittura. Lo notò per prima la mia maestra delle elementari. Nei miei temi la questione era ricorrente e nei miei disegni una penna e un microfono non sono mai mancati. Insomma, un sogno che poi si è realizzato per caso molti anni dopo. Frequentavo il primo anno di università quando un amico, che aveva avuto modo di leggere alcuni testi che scrivevo di notte, mi informò del fatto che una piccola emittente locale cercava urgentemente una persona che scrivesse per il tg. Pensò subito a me e mi fissò un appuntamento al quale non andai. Nonostante il mio carattere piuttosto espansivo, in realtà, sono timida nei primi approcci con le persone e anche con le esperienze. Così pensai che fosse meglio continuare a scrivere per me stessa per non rischiare delusioni. Quel pomeriggio all’ora dell’appuntamento il mio telefono suonò e una voce squillante, burbera e decisa conquistò la mia attenzione. Era il cameraman “tuttofare” dell’emittente che, quasi senza darmi alternativa, mi intimava di presentarmi. Invece di irritarmi, io trovai buffo il suo modo di fare e in pochi minuti di motorino arrivai da lui. Era un signore piccolo, canuto e dallo sguardo torvo color del cielo. Perennemente arrabbiato. Lavorava giorno e notte, faceva tutto lui in quella piccola TV. Girava le immagini, faceva il regista, il produttore, il segretario, provava perfino a scrivere pezzi e a speakerarli. Poi arrivai io e lui si sentì meno solo. Fu l’inizio di un’amicizia meravigliosa e della collaborazione più intensa di tutta la mia vita. La cronaca locale mi ha insegnato tutto. La tecnica, i trucchi del mestiere, l’amore per le storie che si nascondono dietro le notizie, la capacità di dormire con il telefono sotto al cuscino perché se la “nera” chiama, bisogna rispondere subito. E lui, soprannominato il cerbero per i suoi modi piuttosto diretti, mi insegnò a non mollare mai. Lì iniziai a condurre i primi tg. Da allora non ho più smesso…”.

Quale parte del percorso iniziale è stata la più difficile? 

“La cosa più difficile un tempo era farsi concedere un praticantato. Per il resto il lavoro era soltanto una gioia. Era tutto molto semplice e naturale. Entusiasmante. Quando ho iniziato ero giovanissima, erano tempi diversi, si lavorava in strada, le notizie le davamo noi alle agenzie, non c’erano filtri. Non c’erano orari. Io ero la mia fonte, la producer e l’assistente di me stessa. Tutto molto faticoso ma bellissimo. Le difficoltà sono arrivate dopo. La professione negli ultimi anni si è evoluta, è cambiato l’approccio con le notizie (anche con i praticantati purtroppo) Le news viaggiano veloci su smartphone e tablet, occorre stare attenti alle bufale, alle fake news e quegli emozionanti ed educativi momenti con il taccuino in mano, durante il ‘giro di nera’ in questura, si sono persi nel tempo.

Caterina, poco più di un anno fa hai perso una collega che ha lasciato un enorme testamento morale, Letizia Leviti. Ci puoi dire qualcosa di lei e di quello che ha lasciato al giornalismo italiano?

“Con Letizia è stato amore a prima vista. Lavoravo a Sky da pochi giorni, per me era una nuova avventura. Mi ritrovai a lavorare insieme a lei sulla pista di atterraggio all’aeroporto di Ciampino. Aspettavamo il rientro di un c 130 con a bordo i corpi di alcuni giovani militari italiani caduti in Afghanistan. Mentre Letizia era in diretta io correvo velocissima per non farmi scappare un ministro che dovevo intervistare. Caddi sopra un chiodo, che bucò la mia scarpa facendomi cadere per terra svenuta. Fu lei a portarmi in infermeria. Aveva interrotto quello stava facendo per stare con me. Mi insegnò che gli amici, anche quelli a prima vista, vengono prima di tutto, e io imparai a mie spese, che non si corre mai dietro a un ministro. Mai. La dolcezza di Letizia, la sua voce flebile e i suoi occhi luccicanti mi accompagnano sempre. Era vera e trasmetteva qualcosa di magico. Tra noi bastava uno sguardo per comunicare. Poi spesso quello sguardo si trasformava in una lettera. Ogni tanto ne spunta una da qualche cassetto e so che lei c’è.  Quando mia madre si ammalò gravemente, anche se ci conoscevamo da pochi mesi, lei si sentì di scriverle un messaggio. Mia madre pianse a lungo. Così un giorno, mentre mi guardava condurre il tg per vedere la figlia lontana, almeno in video, notò che Leti stava seguendo un evento a Piacenza, non lontano da casa sua. Molto debole e affaticata non esitò nemmeno un attimo e, dopo aver combattuto con la sua paralizzante timidezza, inforcò la bicicletta per raggiungere Letizia e farle solo una carezza ringraziandola di quel pensiero. Fu così che Letizia conobbe per la prima volta mia mamma. Conoscendola non mi spiegai quale forza riuscì a trascinarla fuori di casa quel giorno, fino a quando anche Letizia si ammalò. Ora le immagino insieme mentre commentano i fatti del giorno. Questo è ciò che ha lasciato a me. Al giornalismo italiano ha lanciato un messaggio lucido e lungimirante che tutti dovrebbero riascoltare almeno una volta al giorno”.

Capita spesso di dover dare notizie dure. Tu che sei madre da poco, senti una pressione maggiore nel raccontarle al pubblico?

“Dover raccontare le violenze sui più deboli è un dolore grandissimo. Vedere immagini di abusi in un asilo o in una casa di cura mi provoca molta rabbia oltre al dolore. Credo però che sensibilizzare su questi temi sia un dovere imprescindibile. Non bisogna mai abbassare la guardia o sottovalutare anche piccoli segnali”.

Si parla in continuazione di imparzialità. Ci si riesce davvero a mantenersi imparziali davanti a tutte le news che ogni giorno ci arrivano?

“Bisogna sempre fare un passo indietro di fronte alle notizie. Prima vengono i fatti. Bisogna analizzarli senza lasciarsi influenzare da fattori esterni. Serve lucidità. Non sempre vediamo “la giusta distanza” nel panorama giornalistico italiano e non solo. Ma essere imparziali si può. Certo, occorre avere anche la fortuna di lavorare per una testata libera, ma un giornalista non dovrebbe avere MAI interessi personali. La notizia è la padrona e per nessun motivo si possono fare sconti”.

Può accadere che un giornalista sia al corrente di qualcosa di molto serio, ma che dall’alto arrivino direttive diverse? 

“In alcuni casi accade sì, ma quando capita è il giornalista che deve imporre la propria professionalità”.

Cosa vorrebbe raccontare Caterina Baldini in uno dei suoi prossimi impegni lavorativi? 

“Mi occupo da sempre prevalentemente di hard news, ora vorrei dedicarmi più spesso di approfondimenti, inchieste, speciali. I tempi, come dicevo, sono cambiati. Ora le news si trovano sul telefono. In TV e sui giornali dovremmo affrontare temi da sviscerare davvero. Ci sono però giorni in cui penso che sia il momento di occuparmi di notizie più leggere o storie ed esperienze a lieto fine. Sarebbe una bella sfida e per nulla scontata”.

La notizia che più ti ha colpito dare? 

“Ero tornata a far visita ai miei a Piacenza, quando affacciata alla finestra, ho visto improvvisamente un enorme cargo schiantarsi al suolo. È stata una scena incredibile che ho raccontato con concitazione in diretta. Nei primi drammatici minuti temevamo di trovare decine di vittime. Mi sono catapultata dalle scale per andare a cercare il punto esatto in cui l’aereo è caduto, a pochi metri dal centro abitato. Una scena apocalittica. Fortunatamente il volo era quasi vuoto e tra i rottami furono ritrovati solo 3 corpi. Il pilota, nel suo ultimo atto di coraggio, era riuscito miracolosamente a evitare il disastro con una manovra estrema evitando per pochi metri l’impatto con gli edifici del quartiere terminando il suo volo su un campetto. Ci sarebbero decine di altri episodi ma ho scelto questo perché si intreccia molto con alcuni casi legati alla mia vita”.

Quella che ti ha fatto trattenere le lacrime in diretta?

“Diverse volte ho vissuto con emozione certe notizie appena arrivate in redazione. Dai terremoti agli tsunami, alle alluvioni alla conta dei morti in certe guerre di numeri. Davvero difficile trattenere le lacrime. Ma se mi chiedi un fatto personale, è stato sicuramente dover raccontare l’incidente stradale che si è portato via la vita di un amico”.

Caterina, da poco mamma di Allegra e da poco moglie di Alessandro. Quale dei due ruoli è il più difficile? Qui ti pizzico un po’! 

“Sono i due ruoli più entusiasmanti della mia vita. Con loro tutto è gioia. Condividere la vita con Allegra e Alessandro ha cambiato tutta la scala dei miei valori di riferimento. Sono figlia di genitori separati e per me avere una famiglia unita e felice è una meravigliosa scoperta quotidiana”.

Cosa ami fare nel tempo libero? 

“Tempo libero poco. Sono ‘ipercinetica’ e tendo a riempirlo sempre. Comunque la mia passione è certamente viaggiare, anche per questo mi sono sposata a Central Park. Evito di dirti altre banalità, anche se vere, come leggere e scrivere,  ma aggiungo solo che tra tutte queste non può mancare un bicchiere di vino rosso.  Ascoltare musica non lo dico nemmeno perché è la base di tutto”.

Qui viene fuori una domanda da Simone all’amica Caterina. Sai che sono orgoglioso di riprendere a scrivere perché lo faccio insieme a te? Sei stata vicina a me con una dolcezza e unicità che mi hanno dato tanto. 

“Ti stimo tantissimo, lo sai, perché sei stato capace di dare un grande esempio a tutti, su una tematica che mi sta molto a cuore, con una forza e un coraggio che non avrei mai immaginato. Mi conosci da un po’. Sai che ho negato più volte le interviste perché non mi sento nessuno per rilasciarne e poi perché, ormai lo avete capito, sono molto riservata. Ma con te è diverso. Con te è uno sfogo, una chiacchierata. È tutto naturale perché tu sei vero.  Mi sono dilungata in certi episodi della vita che non ho mai raccontato a nessuno perché credo che tu te li meriti. Hai un cuore grande e sai usarlo. Non è da tutti”.


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