09/26/2020
HomeSpettacoloCristiana Capotondi: “Alla soglia dei 40 anni ho fatto pace con me stessa”

Cristiana Capotondi: “Alla soglia dei 40 anni ho fatto pace con me stessa”

di Giulia Bertollini

Negli ultimi anni ha interpretato donne forti e allo stesso tempo fragili. Donne emancipate, appassionate che ogni giorno lottano per conquistare dignità e diritti pari a quelli degli uomini. A calarsi nei loro panni l’attrice Cristiana Capotondi che è tornata in TV nella serie di Raiuno “Bella da morire”, che abbiamo visto un mese fa. Una fiction che ancora una volta vuole puntare i riflettori sulla terribile piaga del femminicidio. Cristiana interpreta l’ispettrice di Polizia Eva Contini, chiamata a indagare sulla morte di Gioia Scuderi, una ragazza scomparsa e poi ritrovata morta in fondo a un lago. 

L’attrice ha confessato di essere molto legata a questo personaggio che le ha insegnato molto dal punto di vista personale. Pur essendo sgarbata e maleducata, Eva si dimostra una donna fragile che si troverà a fare i conti con il vizio di arrivare a conclusioni affrettate e che imparerà dai propri errori tanto da arrivare a mettere in discussione la sua vita. In questa intervista Cristiana ci ha parlato delle sue fragilità e della felicità conquistata al traguardo dei 40 anni. E a proposito di violenza sulle donne ci ha detto la sua a proposito del monologo toccante che Rula Jebreal ha portato sul palco di Sanremo invitando le donne a cercare una complicità con il genere maschile. 

Cristiana, abbiamo appena vissuto un periodo complicato in piena emergenza coronavirus. Come hai affrontato questi giorni? C’è qualcosa che hai riscoperto?

“Ho seguito tutte le indicazioni tanto che sono uscita solo per fare la spesa, buttare la spazzatura e farmi una camminata per il quartiere. Ho la fortuna di vivere in campagna. Ho dedicato molto tempo alla lettura e alle faccende di casa. Nel frattempo seguo costantemente l’informazione per provare a capire qualcosa. Ho riscoperto il piacere di occuparmi della casa a tempo pieno perché con la vita frenetica non è sempre possibile. Cucino molto e mi occupo della terra che abbiamo qui. Erano già le mie passioni durante il weekend e quindi le sto coltivando anche durante la settimana”.

Nella serie tv “Bella da morire” interpreti l’ispettrice di polizia Eva Cantini. Una donna sgarbata, maleducata che è però competente. Come ti sei preparata ad affrontare questo ruolo? Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato? 

“Eva mi è stata simpatica perché nonostante sia sgarbata e maleducata è una che racconta la verità. Il suo limite è che andando dritta al punto non riesce a concepire strategie diverse e forse anche più intelligenti. E’ una donna molto ruvida e che non ha molti punti in comune con me. C’è una cosa però che mi ha convinto che questo personaggio potesse darmi molto dal punto di vista personale. Pur essendo sgarbata e pur commettendo degli errori perché come vedremo ha una posizione ideologica molto netta rispetto al mondo maschile capirà di aver sbagliato arrivando a mettere in discussione la sua vita per recuperare e cambiare”.

Nella serie tv si parla di femminicidio che però sappiamo essere solo la punta di un iceberg che inizia molto da lontano per esempio dalla disparità di genere. A che punto siamo con il gender gap? 

“Dal mio punto di vista rispetto ai salari c’è ancora una differenza tra uomo e donna. Penso però che a livello di competenze la donna abbia ampiamente dimostrato di averne molte nelle materie che sceglie. Se poi mi chiedi se all’interno dei ruoli prettamente maschili non ci sia una disparità in termini percentuali di presenza uomo/donna ti rispondo di no. Sai, le donne in alcuni casi non manifestano interesse ad un argomento mentre in altri casi fanno più fatica perché devono rompere una consuetudine. E credo che proprio quest’ultimo aspetto sia sintomatico dell’importante viaggio che sta facendo la donna che può realizzare i propri desideri e realizzarsi nella vita sociale”.

Ti sei mai sentita discriminata nella tua carriera? 

“Non mi sono sentita discriminata. A livello personale magari è successo per alcune battutine che mi rivolgevano. Sai, durante il periodo adolescenziale capitava che qualcuno mi dicesse che non capivo niente. Penso anche al mio impegno nel mondo del calcio. Ci sono poi delle peculiarità di genere che a mio avviso non vanno perse perché rappresentano l’opportunità di portare all’interno della società delle differenze. Le peculiarità di genere possono anche appartenere ad un genere diverso nel senso che un’anima femminile può anche abitare all’interno di un corpo maschile. All’interno della natura c’è una distinzione tra modalità femminile e modalità maschile. Io ho un’anima abbastanza maschile. Sono una donna con una buona dose di modalità maschile”.

A Sanremo Rula Jebreal ha portato un monologo duro e meraviglioso contro la violenza sulle donne. Eppure qualche scrittrice ha espresso delle critiche dicendo la vera modernità sarà quando noi donne non saremo costrette a fare monologhi per dire ‘guardate che ci siamo anche noi’“. Tu come la pensi? 

“Non sono titolata a commentare il monologo di Rula perché si tratta di un racconto intimo e personale. Immagino sia stato difficile per lei portarlo sul palco di Sanremo. Non mi sento pertanto di prendere una posizione. Credo che abbia fatto qualcosa di speciale però anche dal punto di vista dello spettacolo perché si tratta di un pezzo di verità. Ritengo che il passo successivo per le donne sia di smettere di essere autoreferenziali e di riuscire a parlare di complicità con il genere maschile”.

E invece a proposito del monologo di Diletta Leotta? La bellezza è un merito?

“No. La bellezza estetica è un talento ma è necessario ci sia un esercizio intellettivo per conservarla perché ad un certo punto la bellezza non sarà più estetica ma sarà la risultanza dell’intelligenza, della capacità di comprensione e della capacità di essere dono per gli altri”.

Le serie Rai hanno celebrato in questi anni personaggi storici che hanno fatto grande la storia del nostro paese. Di quale donna ti piacerebbe vestire i panni? 

“Ce ne sono tante di eroine di cui mi piacerebbe vestire i panni. Penso a Rita Levi Montalcini ma anche a Tina Anselmi, la prima donna ministro in Italia. Siccome poi vivo a Milano e sono molto vicina alle donne milanesi mi piacerebbe interpretare Fernanda Wittgens che è stata la prima direttrice della Pinacoteca di Brera. Durante la seconda guerra mondiale Fernanda aiutò molti ebrei a scappare costruendo con gli artisti dell’Accademia dei documenti falsi. Li faceva salire sui convogli che portavano le opere d’arte dell’Accademia di Brera lontano da Milano perché Fernanda aveva intuito che la città sarebbe stata bombardata. Pensa che grazie al suo gesto è stato salvato il Cenacolo di Da Vinci”.  

Qualche anno fa sei stata eletta Vicepresidente della Lega Pro di calcio. Immagino tu abbia dovuto sopportare il pregiudizio. In che modo sei riuscito a superarlo? Il calcio ancora oggi è maschilista o hai notato un cambio di rotta?

“Non ho dovuto sopportare pregiudizi per il fatto di essere una donna perché all’interno delle leghe è pieno di donne avvocato, di donne che si occupano dell’agonistica, di donne che lavorano nella segreteria della presidenza e nella comunicazione. Inizialmente ho avvertito un po’ di scetticismo perché vengo da un mondo diverso e non ho una preparazione legale o amministrativa legata al mondo dello sport e del calcio. La mia è una carica totalmente gratuita. Cercavano una donna che volesse con trasparenza mettere a disposizione il proprio tempo per la Lega Pro e mi hanno scelto perché avevo già svolto delle attività per la Figc. Mi è stata data quest’opportunità e ne sono felice”.

A metà settembre compirai 40 anni. Ti spaventa? Ad oggi qual è il tuo bilancio? 

“Più che fare bilanci sto pensando al dopo. Sai 40 anni mi sembra un’età molto bella per le donne. La sto vivendo in modo sereno e felice. Ho voglia di continuare a lavorare e di fare tanto. Ragiono passo passo anche per la donna che sarò tra 20 anni. Cerco sempre di giocare in anticipo. Sarà che ho iniziato a fare questo lavoro quando ero bambina e questa spinta di pensare al dopo ce l’ho sempre avuta”.

In una recente intervista hai dichiarato che prima di incontrare l’amore della tua vita hai vissuto con un costante senso di mancanza. In che senso? Cosa rendeva sterile la tua felicità? 

“Mi mancava il senso di pacificazione. E’ come se fossi stata alla ricerca di qualcosa che non riuscivo a trovare ancora. Avevo un senso di ricerca che era una tensione alla felicità. Non ero infelice però è chiaro che quando trovi la persona giusta la musica è diversa. La mattina mi sveglio ed è come se fosse sempre Natale. Dipende anche da come si affrontano le cose e da come diventi da grande. Non sono una tormentata. Lo ero di più durante la fase tardo adolescenziale”.

Hai mai pensato di candidarti o di scendere in politica? 

“Non ho mai pensato di candidarmi in politica. E’ molto bello far cultura e il fatto di aver interpretato donne forti con storie altrettanto intense mi ha permesso di raccontare qualcosa che ho molto a cuore. A prescindere dal mio lavoro sento l’esigenza di condividere con la comunità questa necessità di essere attiva dal punto di vista culturale. Credo che prima della politica debba venire la cultura”.

La fragilità nella vita può giocarti contro ma può essere anche una forza. Anche tu dubiti di stessa? 

“Io dubito sempre di me stessa. Mi faccio sempre mille domande. Arrivata ad un certo punto certo sempre di mettermi d’accordo con la pancia nel senso che mi chiedo se sia la scelta giusta sulla base di ciò che mi fa stare bene e non sulla base del successo sociale. Eva per esempio è un personaggio molto fragile perché la sua incapacità di creare pacificazione è tutta sullo schermo. Mi piace la sua sensibilità perché le donne ci si riescono ad identificare e poi perché ritengo sia utile guardare a questo modello femminile per capire che oggi quando la donna occupa posti rilevanti all’interno della società lo deve fare con la propria femminilità. La femminilità sottintende pace, accoglienza, ascolto. Un’intelligenza emotiva insomma che va al di là della razionalità”.  

Prossimi progetti?

“Dovrei tornare sul set e spero di farlo il prima possibile perché vorrebbe dire che siamo fuori dall’emergenza. Interpreterò un’altra donna che ha segnato la sua vita e un nuovo modo di stare insieme”.

Condividi Su:
Dado: La notizia ha
Tutto pronto, le Ter

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO