Daniele Monachella: “Il sogno di diventare attore è nato quando da bambino andavo al cinema”


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L’attore si racconta nella nostra intervista. Dai primi passi nella sua amata isola, la Sardegna, ad attore di successo in film e serie tv.

di Camilla Rubin

Daniele come nasce la tua passione per il cinema?

“Nella mia famiglia si è sempre andati al cinema e sin da piccolo ho visto film sprofondato nella poltroncina in legno. Pane, latte e Walt Disney. L’illuminazione però l’ho avuta nel 1989, anche se ad onore del vero ebbi la pre-illuminazione con ‘Piccoli fuochi’ nel 1985 con Valeria Golino diretta da Peter Del Monte, quando dodicenne insieme a un amico ci avventurammo al centro di Sassari, per vedere al cinema prima della proiezione pomeridiana di ‘Nightmare 5’. L’attenta maschera però ci chiese i documenti ed essendo vietato ai minori di 14 anni ci impedì di entrare. Senza scoraggiarci troppo, considerando che la gita in centro era iniziata, ripiegammo velocemente in un altro cinema, il Moderno, a poche centinaia di metri, e senza neanche sapere cosa stessimo entrando a vedere ci accomodammo nel buio della sala praticamente deserta, ancora con il fiatone e carichi di eccitazione. Il film era ‘Non siamo angeli’ con Sean Penn e Robert de Niro. Inutile dire che da allora l’avrò rivisto almeno venti volte”.

Tu che sei nato in un della più belle isole del mondo perché hai deciso che questo sarebbe stato il tuo lavoro?

“Perché la bellezza insegue la bellezza. E se è vero che la natura ha formato la mia meravigliosa isola e l’uomo ha inventato l’arte cinematografica, io ho voluto inseguire il sogno di fare l’attore mosso dalla bellezza che la mia isola mi ha donato e provare la bellezza che la macchina da presa può darti. Colori, suoni, profumi, vento, musica, sapori, gente, mare, territori selvaggi, ancestralità. Tutti aspetti che custodiscono dentro di me e traduco nel mio lavoro, cercando di creare ‘bellezza’. Quella bellezza che scalda l’animo dello spettatore”.

Quali artisti erano i tuoi preferiti quando eri piccolino? 

“Ho amato fin da piccolo i due giganti della commedia Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, per poi approdare al cinema cosiddetto trash e alla commedia all’italiana con i suoi istrionici Pippo Franco, Lino Banfi, Tomas Milliam, Sandro Ghiani e tutti i ‘principi’ di questo genere che amo ancora oggi. Ovviamente hanno contribuito alla mia crescita le commedie e i drammi di Eduardo, e le interpretazione di Vittorio De Sica, Amedeo Nazzarri, Gian Maria Volonté, Buster Keaton, Charlie Chaplin, Orson Welles, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Michael Caine”.

Cosa hanno pensato i tuoi genitori di questa scelta? 

“Posso darvi il numero di casa 079… così proviamo a chiamare glielo chiediamo insieme!”.

Sappiamo che sei stato il vincitore di una prestigiosa borsa di studio nella scuola di Giancarlo Giannini. Come ti sei trovato di fronte ad un grande artista come lui?

“Perfettamente a mio agio. Quando hai visto tutti i suoi film e poi ti ritrovi davanti a lui e a parlarci come se ci conoscesse da tempo, puoi solo sfruttare quel tempo di condivisione per tentare di ‘rubargli’ la sua maestria e godere dei suoi incredibili racconti, frutto di una carriera che tutti gli attori vorrebbero fare. Se la prossima estate in Sardegna, travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto non saprete quali spiagge visitare, potrei vestire i panni di Carunchio e farvi da anfitrione”.

Se dovessi scegliere un tuo ruolo per un film quale potrebbe essere? E perché?

“Amo le storia di avventura, di cappa e spada, i romanzi picareschi. Quindi tirare di spada o arrembare un vascello come filibustiere o ancora essere catapultato in un mare di peripezie sarebbe le situazioni adatte per un ruolo da interpretare”.

Ti senti più attore nei tuoi film o nella vita? 

“Attore: colui che agisce. Se non agisci nella tua vita non potrai mai agire sul set. E prendendo spunto da una recensione che Gramsci fece al ‘Così è (se vi pare)’ di Pirandello, concordo con il piccolo sardo che in questo lavoro non bastano gli accenni, la creazione è data da uomini vivi, quindi non i virtuosissimi o lo stile ineccepibile ma sono necessarie dinamiche di vita articolate, profondo sentimento e viscerale passione che conducano ad uno scontro, a una lotta, che si snodino in un’azione. Quell’azione che fa vibrare la pancia subito dopo il ciak”.

Come deve essere una donna per essere la tua compagna di vita?

“Sorridente, riccia, curiosa, sbadata, che confonda l’araba fenice con quella felice, amante dei bambini e che sappia suonare o almeno canticchiare il motivo ‘Fur Elisa’ del grande Ludwig Van”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Tanti tra teatro, cinema e tv ma uno in particolare che avrà la sua prima uscita il prossimo maggio al Salone Internazionale del libro di Torino. Non posso anticipare molto ma solo dire che è un progetto corale da me ideato e di cui ne ho curato la regia, all’interno del quale hanno collaborato oltre cento persone tra attori italiani, scrittori, musicisti. Curioso eh?!”.

Vacanze al mare o in montagna? 

“Decisamente mare. Piedi nudi e birretta ‘sudata’ ”.

Ci faresti un saluto nella tipica lingua sarda?

“A mera annos in salude, amistade e atzione. Ajò!”.

Facebook Daniele Monachella

Fotografo: Max Palmieri


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