Elena Bonelli: L’artista che canta la romanità nel mondo


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E’ considerata la testimone della canzone romana. Ama Roma e farebbe di tutto per difenderla. Di recente ha messo in piedi un progetto denominato “Dallo stornello al rap”, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alla canzone romana e farla risorgere.

Elena Bonelli, sei considerata l’artista che canta e lotta per Roma. In che modo?

“In un modo passionale, viscerale, che sento di fare per preservare quella che è la tradizione, le origini, la storia e i perché della storia; diffonderli, farli conoscere a chi non ne ha mai sentito parlare, portarle nelle Università come materia di studio e far apprezzare la canzone romana che è sempre stata avvolta da un‘aurea di volgarità, quasi di secondo livello, cosa che non è.  Quindi  merita più attenzione e nobiltà. La critica ‘intellettuale’ non si è mai interessata e ancora oggi continua a non farlo, nonostante i tanti solleciti per porre la canzone romana ad un livello alto come merita. Ma la stampa continua ad ignorarla con ignoranza direi, perché ignora cosa è effettivamente, cosa rappresenta, da dove è nata e dove è arrivata”.

Cosa rappresenta per te Roma? E da chi dobbiamo difenderla?

“Roma è veramente la città centro del mondo (e non è solo un detto) per tanti motivi: storici, religiosi, artistici, e non solo. Qui è racchiusa la storia dell’umanità. Va difesa da chi, con un cattivo governo, abbandona il decoro della città, dando del nostro Paese una pessima immagine nel mondo. Difenderla da chi permette bivacchi di ogni genere (vedi Barcaccia e altro), da chi consegna la città a gente senza nessuno scrupolo”.

E’ un luogo comune dire che Roma è sparita? O è sparita sul serio?

“Che sia sparita è vero, ciò è anche inevitabile; ma che ora si stia distruggendo è un’altra cosa ed è un rischio che non possiamo correre.  Io mi batto per questo, per non far morire la natura della mia città, preservare la sua lingua, la canzone e la sua storia che racconto negli Atenei. Fare spettacoli sulla romanità per me non rappresenta solo il mio lavoro di artista, ma è una vera e propria missione”.

Artisticamente come nasce Elena Bonelli?

“Nasco con la voglia di esprimermi su un palcoscenico come attrice, è la cosa che meglio mi riesce nella vita. Tutto ciò è successo dopo il Laboratorio di Proietti e l’Actor Studio di Lee Strasberg. Il canto è venuto dopo, è stata una precisa scelta per portare nel mondo la canzone romana. Sebbene tutti mi conoscono come cantante, mi sento molto di più attrice”.

Quali sono state le tappe salienti della tua carriera?

“Beh ce ne sono state tante.  Una importante è quella di aver proposto al Presidente Carlo Azeglio Ciampi il rilancio dell’Inno di Mameli, che subito dopo aver accettato la mia proposta mi ha proclamata ‘voce ufficiale’ dell’Inno. Da quell’evento l’Italia ha cantato per la prima volta nella storia l’Inno e sono riuscita a farlo cantare anche ai giocatori della nazionale facendogli studiare le parole. Il mio orgoglio sale quando glielo vedo cantare.  Con l’Inno sono stata chiamata ad aprire i Mondiali in Corea trasmessi in mondovisione Altra tappa fondamentale della mia carriera è stata quella di riuscire a portare il mio progetto ‘Roma in the world’ nei migliori teatri del mondo, ma in particolare nella prestigiosissima Carnegie Hall di New York , tempio mondiale della musica. Di questo progetto fa parte anche il film ‘Roma è Musica’, trasmesso in tutto il mondo da Rai International. E poi tante altre cose che i più curiosi possono trovare sul mio sito www.elenabonelli.com”.

Hai messo in piedi un progetto interessante “Dallo stornello al rap”. Ce ne puoi parlare?

“Il progetto è nato per far riscoprire alle nuove generazioni la canzone popolare, le proprie origini culturali e di dare delle nuove canzoni alla città di Roma. Un contest rivolto esclusivamente ai giovani per accendere i riflettori sulla tradizione romanesca, sulle nuove leve emergenti nella musica e nel videomaking della Capitale. Insieme ai nuovi talenti che proporranno le loro canzoni e video, grandi artisti ospiti in palcoscenico a sostegno di questo originale progetto che ha avuto a fianco anche famosi rappers tra cui Piotta, Danno dei Colle der Fomento e i Flaminio Maphia, che diventerà un appuntamento fisso del panorama culturale romano”.

A chi è rivolto?

“E’ rivolto a giovani cantautori e videomakers provenienti da qualsiasi parte del mondo, purché parlino di Roma”.

Quanto è viva e attuale la canzone romana?

“Poco, direi quasi niente, ed è per questo che merita attenzione, anzi direi merita una resurrezione, e i  centinaia di ragazzi  che hanno partecipato al concorso lo hanno dimostrato con le loro bellissime canzoni”.

In che modo la canzone romana riceve apprezzamenti nel mondo?

“I teatri si riempiono, la gente ascolta attenta e partecipe. In genere, ad ogni finale tanti bis. Applausi e, non di rado, standing ovation. Che dedurre? Che piace!”.

C’è un Paese straniero in cui la canzone romana è particolarmente apprezzata?

“Non farei eccezioni, va bene dappertutto, dalla Cina, dove torno questo gennaio, al Giappone, dove sono stata tre volte, alla Corea, dove ho fatto eventi per ben 8 anni e partecipato all’Expo Internazionale di Yoseu, poi negli Usa, ecc.”.

Che differenza può esserci tra il dialetto romano e la lingua romanesca? E quanto incide nella canzone romana?

“Direi più dialetto romanesco, che è molto ma molto pesante e la lingua romana che è quella delle canzoni, leggermente più light”.


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