Ettore Belmondo: “Quel giorno in cui ho scelto di voler fare l’attore”


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Siamo in videocall, ci siamo adattati, ma non arresi, in periodi di grandi restrizioni. Belmondo è sorridente e ha voglia di raccontarsi a cuore aperto. Lui è un bravissimo attore e ha una storia bellissima da raccontare. Di quando partì da Torino, direzione Roma, con due lire, un sogno nel cassetto e un futuro tutto da scrivere ma incerto.  Ce l’ha fatta e ha avuto ragione lui. Lo vedremo nei prossimi giorni su Rai 1 con la fiction “Io ti cercherò”.

di Lorella Lombardo

Ettore benvenuto, come stai?

“Ciao! Sto molto bene, fortunatamente ho molte cose da fare e restare chiuso in casa non mi pesa affatto.Mi manca solo la frequentazione di alcune persone, ad esempio mio figlio”.

Nasci in Piemonte e ti trasferisci a Roma, raccontaci di te e dei luoghi dove hai vissuto.

“Sono nato a Torino nell’ospedale Sant’Anna e ho passato l’infanzia a Venaria un grande quartiere attaccato alla città. Successivamente con la mia famiglia ci siamo trasferiti a Torino dove ho studiato per diventare un perito elettrotecnico. Ho frequentato per un anno la facoltà di Agraria, indirizzo in Scienze Forestali e parallelamente un corso di recitazione al Teatro Nuovo di Torino. Capii presto però che frequentando entrambi non avrei fatto bene nè l’uno nè l’altro per cui scelsi di percorrere la strada della recitazione con la piena consapevolezza di dover andare via di casa perché i miei genitori non furono d’accordo con questa scelta. Andai a lavorare come cameriere in un ristorante fuori Torino ben frequentato all’epoca. Ero un cameriere particolare, recitavo mentre servivo ai tavoli! Successivamente arrivò la chiamata per il militare e una volta finita questa esperienza partii alla volta di Roma”.

A Roma cos’è successo?

“Partii per Roma con sole 50 mila lire in tasca e il biglietto del treno ne costava 34.400. Ho vissuto per una settimana nella metro e suonavo la chitarra. Trovai poi lavoro in una birreria vicino Piazza Mancini e nel frattempo andavo a seguire le lezioni al centro sperimentale di cinematografia di Roma. Il tutto durò tre mesi finché non si accorsero che mi ero imbucato! Tentai la stessa cosa all’Accademia Silvio D’amico dove frequentai per sole tre settimane. Successivamente mi trasferii a Trastevere dove andai a lavorare in un altro locale e venni scelto per un corso di recitazione al Teatro Argentina”.

Da piccolo cosa sognavi di fare da grande?

“Tutto, era proprio questo il problema. Fare l’attore infatti mi ha permesso di poter entrare in contatto con tante realtà”.

Qual è stata la tua prima esperienza lavorativa?

“Il primo spettacolo in teatro  fu ‘Il Martirio di San Bartolomeo’ con la regia di Salvatore Tomai. Eravamo solo due in scena al ridotto del Teatro Colosseo. Fu una bella esperienza”.

Qual è stata l’esperienza lavorativa più bella e quella più imbarazzante?

“Definirei tutte le mie esperienze lavorative molto belle, forse quella più intensa fu la prima fiction girata per la Rai. Quella più imbarazzante fu nel primo film indipendente che girammo a Torino dove interpretavo il protagonista. Iniziavo con una scena seduto sul water e dovevo alzarmi di scatto cercando la carta igienica. Decisi di tenere le mutande perché era molto imbarazzante Peccato che questo film non uscì mai”.

Hai detto di avere un figlio, che tipo di padre sei?

“Sì, ho un figlio e si chiama Michele. Con lui sono un padre molto liberista, non gli impongo come lui dovrebbe essere, ma voglio che sia ui a mostrarmi come vuole essere”.

Superata la soglia dei cinquanta hai rimorsi o rimpianti?

“Assolutamente no, solo magari piccole cose che avrei fatto diversamente. Per il resto ho fatto tutto ciò che ho desiderato e lo rifarei di nuovo”.

Credi che sia cambiato il mondo del Cinema negli anni?

“Credo che si sia un po’ persa quella parte di mercato di distribuzione all’estero”.

Sarai presto in onda su Rai 1 da poco con la fiction “Io ti cercherò”. Raccontaci un po’ del tuo personaggio.

“Il mio personaggio transita nella vita del protagonista che è Alessandro Gassman. La fiction è prodotta da Publispei con la regia di Gianluca Tavarelli”.

Quale progetto pensi che ti abbia dato una grande visibilità?

“In realtà sono tre, tutti nello stesso periodo, tra il 1998 e il 1999. Uno fu un film con Gigi Proietti che fece 13 milioni di ascolto, un altro fu un film con la regia di Alessandro Benvenuti e poi la prima soap opera italiana dal titolo ‘Ricominciare’ nella quale avevo il ruolo fisso del commissario”.

In quarantena hai creato una web series dal titolo “The zoomroom”. Come è nata?

“Sì! L’idea mi è venuta un giorno durante una riunione su Zoom e ho pensato che quello era l’unico mezzo che avevamo a disposizione. La storia parla di una redazione web che a causa del Covid-19 non può iniziare con le riprese del suo primo film indipendente. E’ interamente girata e prodotta online”.

Progetti futuri?

“Uscire di casa e dare un futuro concreto a ‘The ZoomRoom’. Per il resto aspetteremo e capiremo come e quando ricomincerà il lavoro”.

Ettore grazie per esserti raccontato a noi.

“Grazie a voi, un saluto a tutti i lettori di GP Magazine”.


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