10/23/2020
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Igor Righetti: L’Alberto Sordi che nessuno conosceva

di Silvia Giansanti –

E’ stato pubblicato “Alberto Sordi segreto”, un affascinante libro rivelazione sull’amatissimo attore romano, in occasione del suo centenario. L’autore è suo nipote Igor Righetti. La prefazione è a cura di Gianni Canova e all’interno c’è anche un cd, “Alberto nostro”, la prima canzone dedicata a lui. Il libro sarà pubblicato anche in altre lingue, vista quanto il mondo adorava e adora Sordi.
Ci voleva davvero un libro che scavasse a fondo sulla vita di uno dei più grandi attori dei nostri tempi, perché come diceva lui “Solo quando sarò in orizzontale, potrete raccontare la mia vita”. Prima d’allora il massimo riserbo per tenere fede al suo carattere schivo e molto riservato. Lui non ha mai raccontato nulla di sé a nessuno, tranne ai parenti. Suo nipote Igor Righetti ha scritto in tre anni questo libro che vuole raccontare la vita reale di Sordi, con lo scopo di tenere vivo il suo ricordo e farlo apprezzare e conoscere a fondo alle generazioni future, che mai s’immagineranno quanta magia c’è stata nel cinema di quegli anni. Igor si muove a 360 gradi nel mondo della comunicazione, ha un curriculum di tutto rispetto, degno di una famiglia come la sua (è bravissimo anche ad imitare Verdone). Nato a Grosseto nel 1969, è giornalista, ha valide esperienze nel campo radiotelevisivo, è docente universitario di comunicazione, saggista e chi più ne ha più ne metta. Tutto è partito negli anni ’80 da Videomusic e il fatto che si è ritrovato in Maremma, è stato dovuto ad una scelta che hanno fatto i suoi genitori dopo aver subìto dei furti a Roma. Il legame di parentela con Alberto proviene da parte della mamma Maria Righetti. Un consiglio? Se volete rendere sereno anche in un’altra dimensione il mitico Sordi, non chiamatelo Albertone! Non ci teneva affatto e nel libro, insieme a tante altre perle, è spiegato il motivo. Alberto ha avuto un grande dispiacere nella sua vita professionale, quello di non essere stato mai candidato all’Oscar. Qualcuno diceva che era troppo popolare, grottesco! Inoltre sapevate che ha aiutato molta gente al contrario di quello che si vociferava?
Igor puoi smentire queste voci di corridoio che lo hanno sempre dipinto come un avaro?
“Assolutamente, basti pensare che Sordi voleva destinare la sua sontuosa villa ad un orfanotrofio. Disse ‘In questa casa non c’è mai stato il sorriso di un bambino’. Quando era in piena attività e si ritrovava a girare più film contemporaneamente nello stesso periodo, preferiva dormire presto per ricaricare le batterie, piuttosto che condurre una vita mondana. Così in molti hanno pensato che lui non volesse spendere soldi. A volte si fa presto ad etichettare una persona”.
Ecco, aggiungerei non chiamatelo neanche Albertone.
“Non amava affatto questo modo di essere chiamato. Il tutto deriva dal destino che il terzogenito di Maria Righetti e Pietro Sordi morì dopo pochi giorni di vita e si chiamava Alberto. La mamma non ha mai superato quel lutto così doloroso. Il nome Alberto gli è stato dato in memoria di suo fratello scomparso e anche per questo motivo non voleva essere chiamato Albertone, considerando inoltre che non si vedeva grosso e massiccio”-
Parlando di te Igor, il fatto che lavori nel settore della comunicazione e dello spettacolo, è stato casuale o Alberto Sordi c’entra qualcosa?
“Ho sempre vissuto di contaminazioni. Ho fatto varie cose nel campo artistico, tra cui suonare la tromba in quanto mio padre era appassionato di Louis Armstrong. All’epoca è capitato un provino a Videomusic che andava molto forte e l’ho superato. Ero contentissimo, ho chiamato subito Alberto per comunicarglielo, ma lui si è mostrato non molto entusiasta. Il motivo era semplicemente perché mi voleva indirizzare verso la radio che lui amava; ha un’impostazione diversa, misteriosa e fantasiosa”.
Sei riuscito ad arrivare in radio?
“Ho iniziato sempre da giovane a fare il giornalista della carta stampata, per Rai 3 e poi da lì sono nate molte valide esperienze di comunicazione. E’ arrivata anche la radio su Radio Uno con un programma quotidiano di rilievo. Ho chiamato Alberto per avere consigli da lui. Inoltre tutt’ora insegno comunicazione in diverse università pubbliche e private”.
Tornando alla pubblicazione, cosa racchiude?
“Tutti i ricordi e situazioni familiari. Ho messo in evidenza tanti aspetti della sua vita privata che non si conoscevano. E’ inoltre un libro che mette molti puntini sulle ‘i’, è chiarificatore. Ho rispettato le sue volontà, solo dopo la morte si sarebbero potute svelare alcune cose. C’è anche da aggiungere che lui ci ha sempre tenuti al riparo dalla stampa e in famiglia ci siamo sempre visti senza riflettori.Era molto riservato, basti pensare che preferiva non far entrare nessuno in casa e in quelle poche eccezioni teneva tutte le porte chiuse affinché l’ospite di turno non si mettesse a curiosare”.
Sono raccontati anche i suoi amori?
“Ho scritto di Katia Ricciarelli o di Patrizia De Blanck, ad esempio. Tutti amori che lui ci ha raccontato ma che nessuno sapeva. A titolo di curiosità, quando Alberto doveva andare a qualche incontro, ci andava con la macchina privata o con il taxi ma mai con l’autista. Sono menzionati anche tanti suoi cari amici veri come Pippo Baudo, Rino Barillari, Rosanna Vaudetti, Sabrina Sammarini e altri”.
Cos’è che non avrebbe mai voluto Alberto?
“Che la sua villa divenisse un museo. Ma la sorella Aurelia, a 95 anni, quando già Alberto era scomparso, dispose diversamente, facendo nutrire dubbi sulla sua lucidità. Lui voleva assolutamente destinare la villa ad un orfanotrofio. Una lunga e strana storia che continua. In piedi c’è anche una querelle legale e un processo penale a carico dei domestici, di due avvocati e di un notaio. La magistratura vuole vederci chiaro su situazioni che si sono create dopo la sua morte e noi parenti siamo stati chiamati più volte”.
In questo libro si parla anche dei rapporti con Nino Manfredi e con Carlo Verdone.
“Ero convinto che ci fosse un grande rapporto con Verdone, invece quando nel 1986 girarono ‘Troppo Forte’, ci confessò che si trovò male a lavorare sul set con Carlo e che non avrebbe voluto fare più niente con quel giovane attore. Nel mondo del cinema lo sapevano tutti. Il famoso segreto di Pulcinella. Vi invito a leggere questo capitolo rivelazione. Un altro personaggio con il quale ci sono state incomprensioni e chiacchiere è stato Nino Manfredi. Alberto diceva su Manfredi: ‘Se io sono avaro, lui è veramente tirchio’. Sordi chiuse i rapporti con Nino dopo il film girato in Angola, alla faccia di Luca Manfredi che aveva dichiarato che erano grandi amici. Con questo libro ho smentito tante menzogne”.
Negli ultimi anni della sua vita ha provato un curioso fastidio, ovvero quando Max Tortora lo imitava con la copertina sulle ginocchia, come fosse un vecchio ridotto male.
“Non l’ha mai mandata giù, al contrario di quello che si pensava”.
Perché Alberto non è stato mai testimonial pubblicitario?
“Perché non si voleva sputtanare con il suo pubblico. Non ha mai voluto fare uno spot pubblicitario”.
Quando è stata l’ultima volta che lo hai sentito?
“Qualche giorno prima del Natale del 2002, si percepiva che stava molto male, anche se non ha mai detto niente della sua situazione reale. Era diventato afono e spento, non era più lui. Nel febbraio poi arrivò la notizia della sua scomparsa…”.

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