Laura Avalle: “Vita io ti aspetto”


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Piemontese, giornalista e direttrice di “Vero salute”, è anche una scrittrice. Il suo ultimo libro è un racconto di una mamma alla figlia che porta in grembo

di Alessia Bimonte

Giornalista, direttrice e anche scrittrice. Quale veste senti più tua?

“Mi rivedo in tutte, sono tutte queste cose che compongono la mia personalità. Sono una giornalista e faccio questo fin da quando ero all’università; parallelamente ho sempre scritto poesie e racconti, fino alla pubblicazione del mio primo libro ‘Le altre me’”.

È uscito il tuo secondo libro dal titolo “Vita io ti aspetto”, un racconto che preannuncia l’arrivo di tua figlia. Come hai avuto l’idea di scrivere prima della sua nascita?

“Non è stato nulla di premeditato, tutto è iniziato dalla scritta sul test di gravidanza. Sentivo di dover parlare con mia figlia. Ma l’idea di pubblicarlo è nata dopo, inizialmente era come un diario personale dove scrivevo la mia quotidianità. Siamo sempre sopraffatti dalla vita senza freni che non ci accorgiamo di nulla. Io nel libro ho voluto fermare il tempo per dedicarmi a lei. È una presentazione della vita, le spiego le cose meravigliose di cui si compone, quali l’amicizia, l’amore, la natura, i viaggi. Ho voluto trasmettere la voglia di girare il mondo, ma allo stesso tempo apprezzare quello che ci è vicino e le nostre radici. Credo che affrontare il mondo con consapevolezza è importante”.

Se dovessi definire questo libro, come lo faresti?

“È un inno alla vita, ho aperto il mio cuore per narrare con semplicità e sincerità tutte le sue fasi, liberandomi da tutte le sovrastrutture. Ringrazio Giulio Mazzi che ha curato la copertina e le foto interne al libro e la mia collega giornalista e direttore di ‘Vero’ Laura Bozzi per la prefazione”.

Un libro composto da un mix di temi interessanti…

“È un percorso in divenire e quindi affronta molte tematiche. appena ho scoperto che era una femmina, ho subito pensato alla mia sensibilità nei confronti delle donne e di spiegarle le piccole battaglie che abbiamo combattuto, una di queste è stata quella del doppio cognome, un iter ostico, ma che abbiamo superato. Mi stava a cuore questo discorso perché una figlia è il frutto dell’amore di due persone,  mio e di mio marito. Le parlo anche di una tematica attualissima: la società 2.0, detta anche società dei selfie, un mondo nuovo per lei, ma che la riguarderà da vicino, i pericoli che si nascondono in rete e i lati positivi della tecnologia. Anche se so che ho scritto con largo anticipo, le spiego anche che rimanere se stessi è la cosa più bella, senza cambiare per nessuna ragione”.

Non può mancare tra le tematiche quella dell’amore, un amore che ha dato alla luce questa creatura…

“Sì, le racconto infatti la storia di me e di suo padre e di come ci siamo conosciuti. Le parlo del nostro amore, un amore vero, che è nato per gradi, per poi arrivare alla decisione di iniziare un percorso di vita insieme. Le dico anche che chi ti ama davvero, ti vuole bene e non usa la violenza”.

Come ti ha cambiata la maternità?

“Diventi mamma e cambiano tutte le tue abitudini,  è un compito pesante ma meraviglioso; ci sono lati positivi e altri meno.  È una continua lotta tra spensieratezza e responsabilità; è una scoperta sia di me che della coppia. È un ruolo nuovo che mi mette in discussione giorno dopo giorno, mi riscopro attraverso mia figlia”.


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