01/25/2021
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Massimiliano Franciosa: L’ex “figlio” di Enrico Montesano

di Mara Fux –

Enfant prodige negli anni ’80 e oggi attore a tutto tondo ci racconta di sé, della sua carriera, della sua Fabbrica Artistica e delle prossime uscite in televisione e al cinema.
Nel 1981 hai debuttato come “figlio” di Enrico Montesano in “Bravo”, brillante successo firmato da Garinei e Giovannini. Come sei arrivato undicenne a quel provino?
“All’epoca frequentavo la scuola di Enzo Paolo Turchi che, assieme a tutte le scuole di danza italiane, venne interpellata per segnalare giovani allievi in grado di partecipare alla selezione che il Sistina stava facendo per il ruolo del bambino che avrebbe affiancato Montesano nel ruolo del figlio cui lui, da papà, avrebbe illustrato il luogo ove lavorava e cioè il teatro. La prima selezione fu per capacità nel ballo, poi ce ne fu una per capacità canore ed infine recitative ed io le superai tutte nel corso di vari provini che durarono all’incirca un mese. Così iniziò quella grande, emozionante avventura che fu ‘Bravo’, spettacolo che resse in cartellone per ben tre anni portandomi a recitare per altrettante stagioni, sui maggiori palcoscenici italiani”.
Come facesti a far conciliare l’impegno recitativo con la scuola?
“Quando lo spettacolo era a Roma, ottenni il permesso di entrare sempre alla seconda ora, lusso che mi concedeva di recuperare il sonno delle ore serali; in tour ero seguito da un team di insegnanti che mi permettevano di seguire i programmi della mia stessa scuola, impartendomi lezioni adeguate. La fortuna era che gli spettacoli all’epoca su ciascuna piazza non duravano meno di quattro settimane, per cui non ero costretto a cambiare docenti di continuo”.
C’era anche qualcuno dei tuoi famigliari?
“C’era mia madre, è proprio la legge che impone la presenza di un genitore”.
Un impegno che ti accompagnò per tutte le scuole medie.
“Sì, compreso il primo anno delle superiori”.
Poi che successe?
“Terminato ‘Bravo’ partecipai come attore ad un paio di film dopodiché mio padre disse chiaro e tondo “adesso studi, se ne riparlerà in seguito” e ovviamente gli diedi retta portando a termine il liceo e iscrivendomi a Legge, che interruppi a soli quattro esami dalla Laurea. Ma non è ancora detta l’ultima parola”.
Avevi ripreso l’attività recitativa?
“Sì, mi ero iscritto alla scuola di teatro La Scaletta e ricominciato a fare spettacoli”.
Molti?
“Tanti. Ricordo il debutto a Todi con ‘Narcisi e Mamme’ assieme alla Marchini e alla Bonaccorti poi tanti altri diretti tutti da nomi importanti come Maurizio Panici, Riccardo Reim”.
C’è un ruolo che, non considerando la tua attuale età, riprenderesti subito?
“Ce ne sono diversi: Romeo, che feci con Panici; Dominic di Differenti Opinioni, un testo di David Hare; lo stesso Davide, il personaggio che interpretavo in Processo a Gesù e Sebastienne che feci al Vittoria con Attilio Corsini ne Le Invasioni Barbariche. Uno che amo molto è anche il Sergente Trotter di Trappola per Topi uno dei cult della Attori e Tecnici”.
E ce ne è uno mai fatto che invece avresti voluto interpretare?
“Beh da romano rispondo sicuramente Rugantino”.
Ti sei dedicato moltissimo anche al cinema e alla televisione. Visto che attualmente in teatro non si possono fare molti progetti, mi chiedo: cosa bolle in pentola?
“Il Covid ha colpito fortemente chi sta sul palcoscenico. Fortunatamente mi sono entrati tre ruoli importanti due per la televisione ed uno per il cinema. Per la televisione sarò protagonista di puntata nella serie Rai ‘Che Dio ci Aiuti’ e in una produzione Lotus diretta da M. Pontecorvi che ha protagonista Anna Foglietta e tratta la tragedia capitata al piccolo Alfredino Rampi. Per il cinema sto girando una commedia diretta da Paolo Costella”.
Niente titoli?
“I titoli sono ancora provvisori, preferisco non sbilanciarmi, fosse mai che poi li cambino”.
E com’è per un attore la vita sul set al tempo del covid?
“Tostissima: chiaramente si porta tutti mascherina, noi la togliamo solamente nel momento in cui dobbiamo recitare mentre la troupe la ha sempre, e non è facile. Poi siamo settimanalmente sottoposti a tamponi, non è davvero un periodo facile anche se si cerca di far finta di niente e mantenere il più possibile dei rapporti umani. Sul set credo che la parte più difficile siano i compiti spettanti alla produzione che deve star dietro a tutto ma basta che qualcuno non stia bene che salta il programma della giornata e bisogna cambiarlo per andare avanti”.
In tutto questo poi c’è la Fabbrica Artistica?
“Che è una scuola di cinema aperta assieme a Claudia Crisafio e Rolando Ravello ma anche un giovane centro di produzione di corti e spettacoli nato da pochi anni che mi riempie di soddisfazioni perché alcuni degli allievi che hanno iniziato con noi quattro anni fa, stanno già facendosi largo con piccoli ruoli. Come in tutte le scuole anche da noi quest’anno le lezioni sono online, compreso il laboratorio di sceneggiatura che ha luogo grazie ad un bando che abbiamo fatto perché ci piace essere dentro a tante cose, proprio come dimostra il fatto che con la Fabbrica ho io stesso terminato l’edizione di quattro corti di cui uno con la mia regia e stiamo lavorando ad un nuovo progetto teatrale che sarebbe dovuto andare in scena assieme alla ripresa di Nove, lo spettacolo scritto da Edoardo Erba, diretto da Avogadro e prodotto dalla Compagnia Orsini un paio di anni fa che ha riscosso molto plauso di pubblico e critica. Insomma, nonostante il periodo, non demordiamo”.

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