Roberto Liberatori: “Vi racconto Lucia Bosè”


    cinema roma

Lo scrittore italiano narra in un romanzo biografico pubblicato da Edizioni Sabinae, la vita di una delle più grandi attrici del cinema del ‘900.

di Mara Fux

Tra tanti personaggi dello spettacolo dalla vita controversa sei andato a scegliere Lucia Bosé!

“Sì, Lucia Bosè e sottolineo Bosè perché questo era il suo vero cognome, non Borloni che era invece il cognome della madre ma che praticamente tutti, compresa la Treccani, le attribuiscono probabilmente per un errore che gira dagli anni ’50 iniziato, io credo, quando si trasferisce in Spagna dove sappiamo che si usano ambo i cognomi dei genitori per cui, per qualche ragione che non sappiamo, in qualche trascrizione debbono aver messo Borloni credendolo cognome del padre mentre si trattava del cognome materno”.

Ma quando ti è venuta l’idea di scrivere la biografia di Lucia Bosè? 

“Più o meno subito dopo l’uscita del mio libro su Massimo Girotti mentre stavo guardandomi attorno alla ricerca di un nuovo personaggio da trattare. L’avevo sentita tempo addietro per un lavoro che stavo completando su Liliana Cavani, perché avevano fatto assieme ‘Cronaca di un Amore’ e poi al di là del rapporto professionale erano rimaste amiche; durante l’intervista ero rimasto colpito dalla sua energia, dalle forti vibrazioni positive che mi aveva trasmesso finanche ringraziandomi con gentilezza, cosa abbastanza anomala in personaggi di quel calibro che di solito sono abbastanza altezzosi. Lei invece mi aveva ringraziato e di questo ne avevo parlato con un amico comune, Nicola Turcato, che mi aveva confermato come lei amasse profondamente parlare di cinema.  Questa emozione mi era sempre rimasta dentro per cui quando mi son trovato davanti alla scelta mi son detto: è il personaggio giusto”.

Non l’ aveva mai trattata nessuno? 

“Su di lei esistevano solo un paio di saggi ed un libro intervista, testi ben diversi da quello che avevo in mente io che volevo scrivere qualcosa che fosse un po’ come un romanzo, la storia di una donna del ‘900 filtrata attraverso le immagini dei suoi film. Da subito però mi sono reso conto che era impossibile narrare la sua carriera professionale senza raccontare anche la sua vita privata perché le due coincidevano su tre punti che ritenevo assoluti ovvero il suo esser eletta Miss Italia, il matrimonio con il torero che pure aveva fatto sognare parecchio e l’aver un figlio famoso, Miguel, che aveva raggiunto una notorietà pari se non superiore ad ambi i genitori. Per cui queste tre cose per me importantissime le ho inserite tutte e tre come cardini del mio libro cercando di trattarle con obiettività senza pettegolezzi, lasciando il racconto asciutto dei fatti”.

Ti sei servito di documenti? 

“Assolutamente sì; per darti un’idea rispetto all’elezione del ’47, negli stessi archivi di Miss Italia non c’era niente di scritto nemmeno su chi componesse la giuria, per cui sono andato a ricostruire l’episodio attraverso gli archivi dei giornali dell’epoca. Lo stesso ho fatto con i documenti della separazione dal torero, studiandomi gli atti processuali del tribunale con cui il giudice la condannava perché era assolutamente inammissibile che una donna chiedesse la separazione per tradimento dal marito”.

Ma con tutta questa documentazione non rischiavi di scrivere un libro, passami il termine, noioso? 

“Ho cercato di inserire tutto con molto equilibrio, senza scandalismi o giudizi, restando sempre super partes ma facendolo con passione. Sono stato molto attento nello scrivere qualcosa che avrei letto anch’io, una storia che parlasse di vita, di amore e di amicizia. Fondamentalmente un romanzo dove c’è il cinema ma dove c’è anche la vita”.

Ti sei ispirato ad autori che già conoscevi? 

“Con la premessa che amo molto leggere biografie, mi ha aiutato ispirarmi a quella scritta da Patrizia Carrano sulla Magnani per la quale ancora ricordo quanto leggevo e piangevo, leggevo e piangevo con altissima commozione; e poi molto mi ha aiutato anche quella scritta da Tullio Kezich e Alessandra Levantesi su Dino de Laurentis, sfogliando la quale non facevo che dire tra me e me “magari un giorno riuscissi a scrivere così e così tanto!”; un testo bellissimo in cui la vita è intrisa di personaggi che entrano ed escono”.

E la vita di Lucia Bosé ti ha ispirato questo? 

“Sì, la sua vita è stata arricchita da incontri pazzeschi Picasso, Hamingway, Cocteau, Ava Gardner… ascoltandola mi sono sentito come Owen Wilson nel film ‘Midnight in Paris’ di Woody Allen! Considera che lei, dopo l’elezione a Miss, arriva da Milano a Roma e stringe subito amicizia con persone che, apprezzandone la vivacità intellettuale e l’eleganza, la introducono in questo clima incredibile di menti che si chiamano Antonioni, Tosi, Visconti; aneddoti divertentissimi dove un inimmaginabile Picasso portandola fuori a cena le dice ‘andiamo da quel pesantone di Cocteau che stasera ci vuole presentare un chica famosa’ e sai chi è la chica famosa? Greta Garbo!”.

Per scrivere ti confrontavi spesso con lei? 

“Per non disturbarla troppo spesso, aggiornavo dei miei progressi Nicola, il famoso amico comune, il quale, essendo suo amico da quaranta anni, è stato quello che oltre a fare da mediatore mi ha aperto l’agenda personale e messo in contatto con tutti; e devo dirti che tutti, ma proprio tutti hanno accettato con entusiasmo di parlarmi di lei, ricordando perfettamente il primo incontro e addirittura come era vestita nell’incontro, al punto che mi sono chiesto quale fosse il segreto, perché piacesse tanto”.

E ti sei dato una risposta? 

“Certamente: il suo gran carisma innato, certamente anche un po’ coltivato, era la chiave con cui entrava nel cuore delle persone”.

L’hai incontrata molte volte? 

“Non moltissime. La prima volta a Milano dopo circa due anni dall’inizio del mio lavoro. Poi a Segovia, da lei in Spagna e a Perugia e Roma; non sono state molte le volte ma c’è sempre stata molta empatia tanto che lei stessa ha sempre dichiarato ‘nessuno mi ha capita come Roberto!’”.

E quando l’ha letto? 

“Non ti nascondo che era la mia paura più grande. Messa la parola fine mi son detto: adesso devo farglielo leggere, e se non le piace? Se mi dice ‘io questa cosa non l’ho mai detta’ oppure ‘hai frainteso?’. Tremavo al solo pensiero di rimetterci le mani… e invece no. Quando ha finito di leggerlo mi ha detto ‘Lei non ha cambiato una virgola!’. Ed è stata la più bella cosa che potesse dirmi”.


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