07/23/2024
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Andrea Montemurro: “Il Roma Music Festival è una grande opportunità per i giovani musicisti”

di Roberto Ruggiero –

C’è un sottile filo rosso che unisce Amedeo Minghi ai Maneskin: il Roma Music Festival. Alla vigilia del trionfale concerto dello scorso week-end al teatro romano di Ostia Antica, infatti, il Maestro (direttore artistico del Roma Music Festival organizzato dal produttore Andrea Montemurro) aveva confessato che tra giovani il suo gradimento va ai Måneskin perché sono belli da sentire e da vedere. Bravi, grintosi, divertenti: “Fanno una musica che noi conoscevamo già ma le nuove generazioni no”. I Maneskin sono il simbolo di un successo costruito mattone dopo mattone, giorno dopo giorno ed esperienza dopo esperienza. Dal marciapiede di una grande città ai palcoscenici più importanti del mondo. Incarnano la mission del Roma Music Festival che, nel panorama della musica emergente italiana, rappresenta uno degli eventi più importanti e più attesi. Nato diciassette anni fa grazie all’impegno e alla passione del produttore Andrea Montemurro, si è ormai imposto sulle scene nazionali come una delle poche occasioni per avere concrete possibilità di visibilità.

“Il Roma Music Festival – spiega Montemurro – è amato e seguito sempre di più in ogni edizione perché è considerato l’unico palcoscenico italiano dove potersi esprimere liberamente. Non ci sono limitazioni per i generi musicali o per le formazioni. Quindi si potrà assistere a bellissime performance di band o di artisti singoli. Chiunque ha la possibilità di esprimersi, di esprimere la propria musica, di esprimere le proprie contaminazioni musicali”.

Nei diciassette anni di storia del Festival ci sono stati artisti che poi hanno spiccato il volo?

“Tanti ragazzi che hanno partecipato al Roma Music Festival – continua il produttore Andrea Montemurro – hanno trovato riscontri importanti a livello nazionale. C’è chi è anche arrivato a Sanremo, chi ha partecipato con grande riscontro ai talent e chi è entrato come presenza fissa in programmi televisivi della Rai. Non ultimi, però, i vincitori dello scorso anno. Il gruppo Tothem che quest’anno ha aperto i concerti di Zucchero”.

Il vostro impegno a favore degli artisti emergenti è più che lodevole. Ma non deve essere facile mettere in moto la macchina organizzativa di un evento che attira centinaia e centinaia di artisti da tutta Italia…

“Ogni anno le difficoltà sono tantissime. E ogni anno organizzare una nuova edizione è veramente difficile e dispendioso. Però credo che la passione per la musica dia a tutti noi la forza di andare avanti. In Italia, attualmente, non ci sono reali occasioni di visibilità per chi fa musica per passione e vuole provare a giocarsi le proprie carte. Non c’è un palco che ti faccia sentire un vero artista, un professionista. Così come non ci sono eventi come il nostro in occasione del quale gli occhi e i riflettori di media e professionisti del settore prendano seriamente in considerazione le esibizioni di tutti”.

Il Roma Music Festival, oltre al palco per la musica, si apre anche a eventi extra?

“Ogni organizziamo delle masterclass. Quest’anno, per tutti i partecipanti, ne sono previste tre. Quella che terrà il direttore artistico Amedeo Minghi, quella in armonia che riscuote sempre un grandissimo successo e quella sulla promozione delle proprie attività artistiche”.

Perché a un artista emergente italiano consiglieresti di partecipare al Roma Music Festival? 

Oggi in Italia manca la passione. Tutto viene fatto per egocentrismo o per desiderio di notorietà. La bravura e le competenze rischiano di scivolare in fondo alla lista delle priorità. Al Roma Music Festival ogni anno si respira aria di solidarietà, amicizia, caparbietà e bravura. La competizione è leale e i vincitori possono realmente sognare di arrivare in cima alla classifiche nazionali e mondiali. Noi prendiamo sempre come esempio i Maneskin: sono partiti dai concerti improvvisati per strada al tetto del mondo. Se lo puoi sognare, lo puoi anche fare”.

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