09/30/2022
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Gegè Telesforo e il suo caleidoscopico mondo

di Donatella Lavizzari –

Un artista dai mille colori e dalle mille sfumature. Un talento innato per la musica di cui conosce tutti i cromosomi. Questa conoscenza l’ha messa a disposizione del pubblico italiano sia in radio che in tv nel corso di una carriera inimitabile

Gegè Telesforo è un Artista poliedrico e multiforme, innamorato e profondo conoscitore della Musica, che scorre come linfa vitale nelle sue vene, a ritmo sincopato. La curiosità lo spinge verso orizzonti sempre nuovi, stimolato da bellezze dai mille profumi, sapori e spezie esotiche, ascoltando “storie antiche di figli lontani”. 

Ciao Gegè, mi piace molto la definizione di viaggio data da Chatwin: “Diversivo, distrazione, fantasia, cambiamenti di moda, di cibo, amore e  paesaggio.’ Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo? 

“Ti rispondo con un pensiero del poeta Rabindranath Tagore, che ha in qualche modo definito il mio modo di essere e di vivere: ‘La religione dell’Universo è il Movimento. Il peso dell’immobilità rende grevi e soffoca chi non procede oltre’. C’è una pena per il camminatore che è costretto a separarsi da tutto e non possedere nulla. Poiché per le tribù africane tutto ciò che è in movimento è guidato dal ritmo, la poesia di Tagore descrive in toto la mia personalità. Sono un musicista, vivo muovendomi, a ritmo, andandolo a ricercare e questo è uno dei motivi che mi dà la possibilità di visitare luoghi magici e incontrare persone speciali. La musica non è solo mero intrattenimento, come ci vuole far credere una certa comunicazione becera radio televisiva, ma è l’arte dell’incontro. La musica ha il potere di educare a valori alti, non ha confini, non ha barriere di alcun tipo. È un linguaggio universale ed è un messaggio liquido che arriva ovunque. Un musicista, dopo aver studiato e appreso il linguaggio musicale, deve imparare anche la complicata arte del vivere di musica. Arte che si apprende facendola e frequentando le persone che hanno più esperienza di te. A 60 anni continuo a vivere di musica con l’obiettivo principale di sentirmi libero di esprimermi e di fare quello che mi piace”. 

La tua carriera è ricca di momenti indimenticabili e incontri con persone straordinarie. So che da ragazzino sei salito sul palco e hai suonato la batteria insieme al grande Franco Cerri. 

“Sì, è accaduto a Foggia dove sono nato e cresciuto in una casa piena di vinili jazz e strumenti. Mio papà, architetto, ha sempre avuto il pallino della musica, in particolare del jazz, e quindi capitava spesso di accompagnarlo a concerti organizzati in città o a La Taverna del Gufo, l’unico Jazz Club accreditato, gestito da suoi amici. Una volta andammo a vedere la performance di Franco Cerri, con Julius Farmer al basso, e Cerri mi invitò alla batteria. Mi precipitai sul palco e mi ritrovai a suonare. Puoi ben immaginare la mia grande emozione! Ed è la stessa che provo ogni volta che salgo su un palco”. 

Alla fine, è proprio questa emozione che fa da volano e coinvolge il pubblico. Tu hai affermato che la musica è “una piacevole patologia e una migliore terapia”. 

“Esatto! Ho realizzato 10 podcast per il nuovo canale digitale Rai play Sound. Con ‘Riflessioni disordinate di un malato di musica’ mi sono divertito a ricreare un improbabile ambiente di seduta psicoanalitica per ‘musicisti anonimi’ e a raccontare, insieme ad altri due malati di musica, la nostra visione del mondo attraverso le nostre attività. Ad ottobre tornerò in TV, su Rai 5, insieme a Renzo Arbore con il programma ‘Appresso alla musica’. Da casa di Renzo presenteremo alcuni dei momenti più importanti prodotti nelle due stagioni indimenticabili di ‘Doc’, inserendo momenti di musica inediti, estratti dai nostri archivi”. 

So che sei molto legato alla cultura africana e questo si riscontra anche nei suoni e nei colori della tua musica. 

“Sono una persona curiosa e la musica mi ha dato la possibilità di poter fare molta ricerca. Sono un musicista ma, al tempo stesso, sono anche un musicologo. Continuo a divulgare la musica sia alla radio che in televisione e per farlo devi continuamente stare sul pezzo.  Con la pubblicazione de ‘Il Mondo in Testa’, l’ultimo album realizzato in studio e pubblicato durante il periodo della pandemia, riflettendo sulle spezie ritmiche che volevo utilizzare all’interno della produzione per creare un mondo ritmico personale, fatto di tutti quegli ingredienti della Musica che più mi piacciono, sono andato a prendere ritmiche africane, sonorità indiane e caraibiche. Quando mi hanno chiesto che tipo di album fosse, ho risposto di getto: ‘è un album afro-meridionale’. Gli sta bene come vestito, no?”. 

Assolutamente sì! È un termine che dipinge perfettamente la natura del progetto. Tu sei assolutamente meticciato da culture e mondi diversi. 

“È bello questo termine che hai usato per descrivermi. Lo prendo come un grandissimo complimento! Durante le master-class che ho fatto in questi giorni, parlando con i ragazzi di improvvisazione vocale, ho spiegato loro che non è soltanto un’arte legata al jazz o fare lo ‘scat’ con le sillabe intonate, ma che esiste in tutto il mondo, in ogni tipo di cultura e società. I primi sono stati i griot africani, i custodi della parola, che svolgevano il ruolo di conservare la tradizione orale e tramandarla con canti e melodie estemporanee”. 

Mi vengono in mente i suoni onomatopeici… 

“Brava, l’arte dei fonemi. Infatti, quando mi calo nell’arte della musica, automaticamente cerco di proporre vocalmente fonemi che abbiano assonanze o che comunque ripropongano suoni delle varie lingue di appartenenza delle spezie ritmiche”. 

Fondamentalmente, credo tu abbia un’Anima ‘bambina’. 

“Tutti i musicisti ce l’hanno! Quando parliamo tra di noi, diciamo proprio questo: si invecchia fisicamente ma lo spirito rimane sempre giovane, vuole sempre giocare e il nostro gioco è la musica. Come diceva Count Basie, la nostra attività non è legata solo alle due ore di musica, ma alle dodici ore di autobus. Tutto quello che è intorno alla musica è il nostro lavoro. Poi saliamo su un palco, torniamo bambini e vogliamo solo divertirci”. 

Home Sweet Home? 

“Mi piace molto stare a casa. E con il tempo, ho apprezzato di più la fine del viaggio. Il ritorno a casa è un momento piacevole. Sei di nuovo nel tuo mondo, riabbracci i tuoi affetti, tocchi il tuo pianoforte, accarezzi il tuo cane e il tuo gatto ti viene a fare le fusa. Quando torno a casa dei miei, lì i sentimenti sono ancora più forti. I miei sono anziani e provo un’emozione diversa. Affiorano tante cose, tanti ricordi, perché ho vissuto un’adolescenza particolare in una città complessa come quella di Foggia, da cui mi sono allontanato per andare all’università a Roma. È stata quasi una liberazione… Dopo il primo anno, non avendo dato ancora un esame, visto che ero sempre in giro a suonare, fui arruolato per obbligo di leva nell’Arma dei Carabinieri. A distanza di tanti anni, ho ancora un bel rapporto con l’Arma, essendo diventato la voce ufficiale per il loro podcast ‘Cara Repubblica’”. 

Come hai affrontato il periodo del lockdown? 

“Ho superato quel periodo con uno spirito diverso, rispetto a molti altri, perché vivo in campagna. Mi sono ritrovato a casa, insieme a mia figlia e ai miei animali, immersi nel verde, con lo studio sempre operativo perché stavo producendo i programmi per Radio 24 e avevo un disco in pubblicazione. La parte difficile è stata quella di non potere fare concerti live e la mancanza di socialità. Ti confesso che ho il terrore che si possa replicare questa situazione”. 

Non ancora risollevati dalla pandemia ci siamo ritrovati con l’ennesima guerra. È un’immagine di un mondo all’incontrario dove la normalità è sospesa. 

“Non possiamo comprendere fino in fondo la follia e le dinamiche che stanno alla base di questo quadro attuale. Ho appena finito di leggere ‘Paranoia’ di Luigi Zoia, forse uno dei libri più interessanti che ho letto nella mia vita, che spiega, da un punto di vista psicologico e analitico, il pensiero di personaggi che hanno fatto, nel bene e nel male, la storia. Vorrei mandarne una copia al Cremlino…anzi, molte copie in giro per il mondo! Quello che posso fare da artista è comunicare il profondo disagio che sto provando in questo momento storico. La cosa bella della musica, come diceva Bob Marley, è che ‘colpisce senza fare male’”. 

© Foto di Roberto Cifarelli

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