09/30/2022
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Camilla Cerulli: La ballerina cresciuta da “solista”

di Antonio Desiderio –

È la nuova solista del Teatro Alla Scala di Milano. Un traguardo importante per una ballerina di grande talento, entrata nel mondo della danza sin da piccolina…

Cara Camilla, partiamo dalla tua formazione e i tuoi esordi. Raccontaci…

“Mi sono avvicinata alla danza da piccolissima, volendo imitare mia sorella maggiore. Ho iniziato a studiare più seriamente dai nove anni con Giancarlo Stiscia, il quale mi ha fornito le basi e mi ha consigliato di tentare l’audizione per l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, dove sono entrata all’età di undici anni e che è stata la mia seconda casa fino ai sedici. Questo posto mi ha dato sin da piccola l’opportunità di studiare e ballare in scena molti ruoli, come il Cupido nel “Don Chisciotte” di Zarko Prebil, Swanilda nella “Coppelia” di Salvatore Capozzi e Gelsomina ne “La Strada” di Mario Pistoni. Ho avuto molti insegnanti che mi hanno preso a cuore, in particolare Gabriella Tessitore, già prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma e dell’Arena di Verona. I miei anni in Accademia sono stati davvero intensi e grazie alla mia famiglia, che mi ha sempre seguita e supportata, sono riuscita a conciliare scuola, danza, materie teoriche complementari e i mille concorsi che facevo in giro per l’Italia. Ho concluso, poi, i miei studi a Milano, all’Accademia del Teatro alla Scala, dove mi sono diplomata. Anche lì ho avuto da subito l’opportunità di ballare tanti ruoli: “La Tarantella” di Balanchine, Fata Confetto nello “Schiaccianoci” e Cenerentola e le Sorellastre nella “Cenerentola” di Frédéric Olivieri”.

Il tuo primo impegno importante?

“Il mio primo impegno importante, sicuramente, è stato quando sono entrata a far parte del Corpo di ballo del Teatro alla Scala, come ballerina aggiunta, a luglio del 2018. La compagnia aveva in prova “Giselle” e “Don Chisciotte” per le tournée prima in Cina e poi in Australia. Da subito mi hanno dato l’opportunità di ballare dei ruoli da solista, come le amiche di Giselle e le tre driadi del Don Chisciotte… puoi immaginare come potessi sentire il peso delle responsabilità, considerando che era la mia prima esperienza in una compagnia così grande e prestigiosa!”.

Sei giunta da poco al Teatro Alla Scala di Milano, che sensazione hai avuto quando ti hanno comunicato che eri entrata in compagnia?

“Essere stata inserita nella graduatoria delle aggiunte nel Corpo di ballo del Teatro alla Scala è stato un traguardo importante. È stata da sempre la compagnia a cui ambivo e, anche se durante l’ultimo anno di Accademia avevo già ricevuto altri contratti di lavoro (Royal Swedish Ballet, The Norwegian Opera Ballet e Tulsa Ballet) ed ero tentata da un’esperienza all’estero, la gioia di poter restare in Italia e nel Teatro al quale avevo guardato come modello e massima ambizione ha estirpato ogni dubbio. Ma il momento in cui davvero mi sono sentita al settimo cielo è stato nel 2021, quando dopo due anni di pandemia e un fermo pressoché totale delle attività di spettacolo, ho superato il concorso per la stabilità alla Scala, sotto la direzione del Maestro Manuel Legris… è stata una gioia indescrivibile”.

Sei romana. Ti mancano la tua città e i tuoi affetti?

“Assolutamente sì. Mi manca Roma, mi manca casa, ma fortunatamente Milano è una città che apprezzo molto, sono felice nel mio teatro e i miei affetti sono sempre vicini anche se lontani”. 

Sei da poco stata nominata solista. Quale ruolo hai affrontato in cui ti sei rispecchiata molto e quale stai attendendo di ballare?

“Ho apprezzato tutti i ruoli che mi hanno dato l’opportunità di ballare. In particolare il passo a tre di “Concerto DSCH” di Alexej Ratmanskij. Altri ruoli che mi sono piaciuti ballare sono stati la Naiade e la Schiava Nubiana di “Sylvia” di Manuel Legris, il Cupido di “Don Chisciotte” di Rudolf Nureyev, la Seconda Ombra de “La Bayadère” sempre di Nureyev, la Civiltà nel passo a due di “Excelsior” di Ugo dell’Ara nella prima edizione del Galà Fracci del Teatro alla Scala. Sono tanti i ruoli che vorrei studiare e ballare, come le amiche di Kitri e Kitri stessa, Olga di Onegin, Gelsomina de “La Strada” sicuramente con una maggiore maturità e consapevolezza, Aurora, Sylvia… la lista sarebbe troppo lunga”. 

Il tuo punto di riferimento nella danza?

“Sono tante le ballerine che apprezzo e sono del parere che vada guardato tutto in tutti. Il nostro mestiere è puro artigianato, solo che i prodotti finali sono assolutamente immateriali: noi stessi e la nostra Arte, ovvero quello che possiamo comunicare ad un pubblico. È necessario avere una mentalità aperta, saper sempre cogliere pregi e difetti in ciascun danzatore, farli propri, assimilarli e crescere, tentando sempre di migliorarsi. Saper osservare e saper “rubare” dagli altri, mantenendo naturalmente la propria personalità in scena, sono dei pregi importanti per un danzatore. Se proprio devo fare dei nomi: l’espressività della Fracci, l’eleganza della Guillem, la naturalezza della tecnica della Nuñez”.

Come riesci a conciliare vita privata e lavoro?

“Riesco a conciliare bene la vita privata col lavoro dividendole totalmente. Quando sono a lavoro la mia testa è solo per la danza, fuori riesco a staccare, sempre però mantenendo uno stile di vita consono alla mia attività”. 

Cosa fa Camilla nel tempo libero?

“La cosa che amo più fare nel mio tempo libero è dipingere. Poi mi diletto anche nello sperimentare in cucina, perché malgrado tutto sono anche una buona forchetta”. 

Progetti futuri…

“Per ora spero di vivere al meglio i miei anni di lavoro continuando a metterci dedizione, passione e costanza. Ovviamente il mio sogno è quello di poter crescere nel mio ambiente di lavoro, sperando in una brillante carriera”.

Cos’e per te la danza in una sola parola?

“Spontaneità”.

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