04/24/2024
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Leonardo De Amicis: La musica, unico linguaggio universale

di Rosa Gargiulo –

C’è chi è cresciuto dando calci a un pallone e chi invece a sei anni ha cominciato a giocare con una tastierina, scoprendo che la musica racconta le storie più belle: è il caso di Leonardo De Amicis, direttore d’orchestra – compositore e produttore musicale. Un curriculum di alto spessore impreziosito dal ruolo di direttore musicale del Festival di Sanremo, che ricopre dal 2020.

Un “gioco” diventato vera e propria passione, quella di una vita.

“La musica fa parte di me, dal momento in cui ho ricevuto in regalo quella tastierina. Ho frequentato il liceo musicale e poi il Conservatorio. Un percorso di vita coerente con quello che sentivo dentro di me”. 

Quando ha capito che sarebbe stata più di una passione, diventando il suo lavoro?

“In realtà, non l’ho capito mai! Non c’è stato un momento preciso, ho lasciato che le cose andassero come dovevano. Non è stato un percorso facile, la carriera di un musicista non è mai fluida, ci sono anche momenti difficili, complicati; io sono stato sicuramente determinato a proseguire il cammino che mi si apriva davanti. Ho lasciato fare alla musica…”.

E la musica ha ricambiato il suo amore, guidando De Amicis senza tradirlo, e facendo in modo che incontrasse artisti con i quali ha realizzato importanti produzioni – da Riccardo Cocciante a Gianni Morandi.

Qual è stato il momento più significativo, quello che secondo lei ha rappresentato un giro di boa nella sua carriera?

“Il disco con Papa Giovanni Paolo II, Abbà Pater. È stato un onore e una fortuna straordinaria poter produrre il disco del Pontefice. Papa Wojtyla ha dato il via alla multimedializzazione del messaggio evangelico e culturale della Chiesa, è stato un pioniere. Partecipare al progetto del Giubileo del 2000, ed essere il produttore del disco, è stato un momento significativo e fondamentale, per me, sia dal punto di vista professionale sia da quello umano”.

Nella nostra chiacchierata, Leonardo De Amicis ripete più volte il termine “produttore”, un ambito del suo lavoro a cui tiene particolarmente. Siamo abituati a pensare a lui in qualità di direttore d’orchestra e personaggio televisivo; in realtà, la televisione e il mondo dello spettacolo sono arrivati quasi per caso.

“Anche lì, devo ringraziare Gianni Morandi, che mi convinse a fare televisione. Per lui, produssi ‘C’era un ragazzo’ – e da lì è partita poi una serie di programmi che sicuramente hanno accresciuto la mia visibilità”.

Ma non è la visibilità a interessare il Maestro De Amicis, che porta la musica in ogni contesto possibile e senza pregiudizi.

“Credo che esista un unico linguaggio davvero universale, ed è la musica. Non ha confini, non ha bandiere, non ha limite alcuno e arriva a tutti, per dare ristoro all’anima, nutrire lo spirito, diffondere bellezza”.

E di musica che dà ristoro parliamo a proposito del concerto per l’Emilia dello scorso giugno.

“Io sono di L’Aquila, non credo sia necessario aggiungere altro. Le emozioni che ho provato, e il desiderio di contribuire in un momento così drammatico, sono qualcosa che sento in maniera profonda.” racconta con un’incrinatura della voce che rivela la commozione ancora viva.

A proposito di L’Aquila, tra qualche settimana ci sarà la Perdonanza, evento che per lei riveste un’importanza particolare. Cosa prevede per l’edizione di quest’anno?

“Quando mi chiedono chi porti alla Perdonanza, io rispondo sempre che non porto nessuno. Io costruisco rapporti che sfociano nella partecipazione autentica e spontanea degli artisti che invito, e che spesso fanno una pausa dai loro tour per venire a L’Aquila. Ecco, la visione di chi vive per la musica è proprio questa: la condivisione e la visione unica di momenti che aggregano e creano comunità”.

Da un evento all’altro, facendo un salto apparentemente enorme – in termini di pubblico e target: Sanremo. Anche per l’edizione 2024 è confermata la sua direzione musicale.

“Sanremo è la festa nazionale della musica italiana. Sono orgoglioso di far parte di un progetto così importante, che in questi ultimi anni – grazie alla sapiente visione di Amadeus – è stato rivoluzionato, dando spazio a tutte le voci musicali. I pezzi sono lo specchio dei tempi, ed è giusto che il cambiamento, le contaminazioni, le novità, vengano rappresentate su un palco così prestigioso. La musica è un fenomeno artistico e culturale dinamico, segue le trasformazioni sociali, ne è rappresentate immediata ed efficace. Grazie a Sanremo, in questi anni abbiamo potuto dare la giusta visibilità a tutti, dai più giovani agli artisti con lunga esperienza”.

Parlando dei giovani, cosa si sente di dire a chi desidera vivere di musica?

“Bisogna impegnarsi, studiare, senza accontentarsi mai e senza pensare di aver raggiunto il traguardo. La conoscenza e l’esperienza vanno a braccetto, sono fasi importantissime di un percorso d’arte e di vita unico. Non si può vivere di musica senza lo studio, il rispetto dei ruoli di ciascuno, e l’applicazione sul campo”.

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