08/14/2022
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Luc Bouy: Quei sette anni al Teatro dell’Opera di Roma a fianco di Carla Fracci

Danzatore e coreografo belga, ha iniziato giovanissimo la sua carriera. Ha cominciato allo Scapino Ballet di Amsterdam. E da lì è stato un crescendo di esperienze e di consensi. E’ stato vice direttore del Ballo dell’Arena di Verona e del Balletto di Venezia. Successivamente Carla Fracci lo chiamò per essere affiancata, sempre nel ruolo di vice direttore alla guida del Teatro dell’Opera di Roma. Incarico che ha ricoperto fino al 2007, momento in cui ha iniziato a creare coreografie per i maggiori teatri e compagnie del mondo

Maestro Bouy, che piacere immenso ritrovarla. La sua lunga carriera è piena di ricordi e grandi successi. Partiamo dalla sua infanzia e del ricordo che ha nei primi approcci con la danza….

“Dopo aver visto a 15 anni il mio primo spettacolo di danza, fu amore a prima vista!”. 

Che ruolo hanno avuto i suoi genitori nella sua formazione di ballerino?

“’La sagra della primavera’ di Maurice Bejart ha determinato che quello che avrei fatto nella mia vita e così, dopo una faticosa lotta con i miei parenti, anche loro capirono che la mia ragione di essere era la danza e mi hanno appoggiato in tutti modi”.

Il suo primo ruolo importante? Che ricordi ha?

“Il mio primo grande ruolo è stato ‘La casa di Bernarda’ di Mats Ek, un ruolo molto impegnativo e bellissimo”. 

E’ stato per molti anni Primo Ballerino del Culberg Ballet e partner della stupenda Ana Laguna. Insieme siete conosciuti al grande pubblico per la famosa versione contemporanea di “Giselle” di Mats Ek. Come ricorda quel lavoro e come ha cercato di dare spessore al personaggio cosi modificato?

“’Giselle’ di Mats è stato un momento importantissimo nella mia carriera, accanto alla mia grande amica Ana Laguna, un lavoro molto intenso e molto bello (il ruolo della mia vita) durante la creazione della coreografia sia Ana che io dovevamo fermarci per quanto ci commuovevamo spesso prima di riprendere le prove”.

Dopo i suoi grandi successi di danzatore, la carriera da coreografo in tutto il mondo….

“La coreografia è sempre stato molto importante per me, ho cominciato a coreografare prima di iniziare a studiare danza. Poi ho fatto il mio primo passo dà coreografo per il saggio della mia scuola poi per lo Scapino Ballet di Amsterdam fine anni 60, poi per la Compagnia di Maurice Bejart per un workshop. Sono molto onorato che 6 mie coreografie sono state inserite nel repertorio del Cullbergballet di Stoccolma. Dopo il Cullberg ho cominciato a viaggiare come maître e come coreografo: Firenze, Reggio Emilia, Madrid, Verona. 2 anni al balletto di Venezia diretto da Giuseppe Carbone ho avuto l’opportunità di creare diverse coreografie, in seguito mi chiamò Beppe Menegatti per collaborare con lui per diversi spettacoli ideati per Carla Fracci. Nel 2006 insieme a Gaetano Bouy Petrosino abbiamo fondato la compagnia  Dansepartout, creando diversi lavori.  Siamo stati invitati due volte al festival internazionale della danza a Cali, in Colombia, e al teatro comunale De Carolis di Sassari”.

Poi arriva l’Opera di Roma e la sua carica di vice direttore insieme all’amata Carla Fracci dove anche lì crea numerosi balletti per lei. Ci racconti del suo periodo nella Capitale.

“Nel 2000 Carla Fracci mi chiese di affiancarla a la direzione del teatro dell’opera di Roma. Per sette anni ho vissuto questa esperienza con grandissimo impegno, ‘coreografando’ almeno due creazione all’anno. Fu un lavoro indimenticabile, grande lezione di vita e di teatro”.

E dal mondo teatrale a quello anche della musica leggera dove anni fa “coreografò” Carla Fracci ed il suo Corpo di Ballo per i concerti di Renato Zero. Quale differenza ha avvertito in termini di impatto pubblico allo stadio?

“La tournée negli stadi strapieni con Renato Zero e Carla Fracci! Che ricordi! Ad ogni apparizione di Carla e dei ballerini con le miei coreografie c’era grandissima ovazione. È stato davvero molto gratificante lavorare per me con questi due grandissimi miti”.

Recentemente ha “coreografato” anche per l’Arena di Verona. Ce ne parli.

“L’anno scorso ho avuto il grande privilegio di fare coreografie per  cinque titoli  d’opera in programma per la stagione areniana di Verona. Aida, i pagliacci, Turandot, Traviata e Nabucco. Fu una grandissima soddisfazione”.

Progetti futuri?

“Quanto ai miei progetti. nessuno in particolare, mi fido del futuro aspettando nuove indimenticabile esperienze”.

Cosa rappresenta per lei la Danza?

“Per me la danza è l’esteriorizzazione della vita, di tutte le nostre emozioni, di tutti gli  stati d’animo, tradotti in movimenti”.

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Davide Scafa: Un att
Beatrice Gherardini:

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