05/23/2022
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Luciano Cannito: “Il teatro colmo di pubblico lo preferisco alle belle recensioni sui giornali”

di Silvia Giansanti –

Durante le passate feste di Natale il noto coreografo e regista è stato in scena al teatro Atlantico di Roma con “Lo Schiaccianoci” e ha da poco debuttato nel musical “Sette spose per sette fratelli” con Diana Del Bufalo e Baz. Inoltre con la sua compagna Rossella Brescia, riprenderà a breve il tour dello spettacolo “Carmen”

Luciano Mattia Cannito oggi è un grande coreografo e regista, i cui lavori sono stati rappresentati in tutto il mondo. Proviene da un paesino in provincia di Frosinone, Isola del Liri, dove vi è nato il 29 marzo del 1962. Un inizio carriera segnato da un difficile evento, che però gli ha dato tanti anticorpi per mettere in pratica il suo magico sogno. A dodici anni suonava il pianoforte al Conservatorio e già recitava in lavori di rilievo come “Miseria e Nobiltà”. Vivendo in un’epoca diversa piena di preconcetti, un paio di anni dopo ha anche praticato danza di nascosto. La cosa fantastica di Luciano è che preferisce lavorare creando un ambiente leggero, non incute timore e non si dà arie inutili.

Luciano in che modo ha avuto inizio la tu attività di successo?

“Quando avevo dodici anni la mia famiglia si è trasferita a Napoli e proprio lì ho avuto la possibilità di frequentare grandi accademie, visto che la passione artistica ha sempre abitato in me. In questa città ho ottenuto la mia formazione culturale, stando a contatto con importanti maestri del settore. Napoli è stata una città che mi ha insegnato molto in termini di consapevolezza riguardo ai tempi teatrali, visto che già la città in sé è uno spettacolo a cielo aperto. Il popolo napoletano è un popolo pieno di iniziativa e di gioia. A sedici anni mio padre è venuto a mancare e mi sono ritrovato in una situazione difficile con mia mamma che non lavorava. Eravamo quattro figli. Mi sono rimboccato le maniche andando a lavorare alle quattro di mattina ai mercati generali, continuando a studiare con questa voglia di riscossa che c’era in me. Un sogno da inseguire a tutti i costi sulla sofferenza e anche questa senza volerlo, è stata una scuola che mi ha permesso a ventisette anni di creare la mia prima compagnia indipendente con la quale ho iniziato a fare tour in tutta Europa”.

Cosa ti dà più soddisfazione in questo tipo di mestiere?

“Il teatro colmo, lo preferisco a belle recensioni sui giornali. Il pubblico che applaude è la dimostrazione che quello che si fa arriva alla gente”.

C’è stata un’opera teatrale che ti ha lasciato il segno?

“Quando ho fatto per il Teatro San Carlo di Napoli ‘Amarcord’. Federico Fellini era appena scomparso. E’ piaciuto talmente tanto al pubblico che è stato replicato per tre anni sempre a Napoli. Successivamente è approdato alla Scala di Milano, passando anche per New York, Los Angeles e altre parti del mondo. Ho avuto una grande soddisfazione quando un critico cinematografico ha scritto che ero stato più ‘felliniano’ di Fellini”.

Hai lavorato anche con un genio, Lucio Dalla.

“Sì, con Lucio si è stabilito subito un bel sodalizio artistico. Sono stato chiamato proprio da lui, dopo che aveva visionato tanti coreografi. Ecco un’altra bella soddisfazione. Ricordo che era sempre presente alle prove di ‘Pulcinella’. Era una persona senza preconcetti”.

Quante volte hai lavorato invece con la tua compagna Rossella Brescia?

“Tante volte, ci siamo conosciuti a Palermo nello spettacolo ‘Carmen’, il balletto tratto dalla celebre opera. E’ immediatamente nato un bellissimo rapporto artistico senza il minimo pensiero che potesse esserci qualcosa. Poi ci siamo rivisti in una creazione insieme a Carla Fracci, dove Rossella era l’alterego della Fracci. In quel momento è partita la nostra storia d’amore. Ancora oggi stiamo portando in giro “Carmen” con Rossella, anche tra poco in primavera. E’ stato lo spettacolo che ha vinto il biglietto d’oro come il più visto in Italia nel 2010/11”.

Com’è Luciano nel lavoro e nella vita di tutti i giorni?

“Una cosa rimane sempre uguale, il sorriso. Mi piace creare un ambiente di serenità intorno a me e nel lavoro. Non disdegno mai la risata e soprattutto l’autoironia. Non ho paura di ridere di me quando è il caso di farlo e ho imparato che lavorando in tranquillità si ottiene il massimo”.

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