09/30/2022
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Luigi Pisani: “Adoro le lunghe attese prima del ciak”

di Simone Mori –

Energico, frizzante e deciso: questa è la prima impressione che si ha chiacchierando con Luigi Pisani, 40 anni di Agropoli in provincia di Salerno.

In questa intervista potrete scoprire un attore versatile che sa accettare le sfide del suo mestiere e che non si tira indietro alle nuove avventure. Dunque, gettiamoci a capofitto nel mondo e nell’arte di Luigi Pisani.
Ciao Luigi, grazie per aver accettato di fare quattro chiacchiere con me. Raccontaci dei tuoi inizi.
“La mia famiglia, spiccatamente matriarcale e del Sud, mi ha inspirato sin da bambino. A casa mia era una continua festa e amavo esibirmi in svariati modi davanti ai miei parenti. Mia madre è una maestra e faceva laboratori teatrali a scuola. Insomma, questo è quanto. Ho continuato anche al liceo a mandare avanti la mia passione. Mi trasferii poi a Roma per studiare economia e commercio, ma durai poco. La statistica non si addiceva molto a me! A 22 anni iniziai un corso di teatro presso la scuola di recitazione Teatro Azione. Da lì partì la mia carriera”.
Come proseguì la tua avventura?
“Iniziai a collaborare con Rai Educational per una serie tv che aiutava nell’apprendimento della lingua inglese (Tracy e Polpetta) e nella compagnia del Teatro Stabile d’Abruzzo fino al 2009, anno del terremoto. Nel 2010 venni scelto per il mio battesimo di fuoco sul grande schermo. Mario Martone mi volle tra i protagonisti del film ‘Noi credevamo’ ambientato nel periodo del Risorgimento e che segue le vicende di tre giovani che si uniscono alla Giovine Italia di Mazzini. Una grande opportunità per me e con un cast stellare dal quale imparai tanto. La scena con Tony Servillo, che interpretava proprio Mazzini, non la dimenticherò mai. La sera prima dormii pochissimo, avevo lo stomaco in subbuglio, ma quando lo incontrai sul set lui fu molto paterno e accogliente. Mi aiutò ad entrare nel personaggio di Salvatore. Parte delle riprese poi, furono fatte nel mio Cilento. Mio padre, mio zio Paolo e alcuni dei miei compaesani parteciparono come figuranti. Fu motivo di grande orgoglio per me”.
Dopo questo super battesimo, come andò?
“Capii che questo è un mestiere dove non puoi ritenerti arrivato mai, ma devi costantemente crescere, costruirti e migliorarti e non perdere mai il contatto con il mondo reale. In ogni caso, dopo qualche mese feci un provino con Massimo Ranieri che mi prese per tre commedie di Eduardo de Filippo da portare in tv: ‘Filomena Marturano’, dove interpretavo Umberto ,figlio di Filomena e accanto alla compianta Mariangela Melato, “Napoli milionaria” dove vestivo la parte del dottore e infine ‘Sabato, domenica e lunedì’  nella quale ero Federico accanto ad attrici del calibro di Giovanna Ralli e Monica Guerritore. Dopo queste esperienze formidabili che portavano il teatro in tv, Ranieri mi volle per il suo ‘Riccardo III’. Quella fu veramente una grande prova per me, molte date, tanto lavoro ma tantissima soddisfazione”.
Qualche tempo dopo hai partecipato a “Gomorra” la serie. Che ricordo hai?
“Un ottimo ricordo. Un cast con il quale mi sono subito trovato bene, specialmente con Gianfranco Gallo che era il mio boss, e che proprio quest’anno mi ha voluto nel ruolo di suo figlio all’interno del cast di dodici repliche, suo primo film da regista oltre che protagonista”.
Sei anche un insegnante di teatro. Che tipo di esperienza è questa?
“Più che altro mi sento di dire di essere un conduttore di gruppi teatrali. Questo fa molto bene alla mia persona e al mio lavoro di attore, perché confrontarmi con le persone che vengono in questi laboratori mi arricchisce e mi gratifica. Ho anche una mia scuola ‘La prima scuola della commedia italiana’, fondata insieme all’amico/collega Antonio Grosso con sede a Monteverde a Roma presso il Teatro dei Contrari. Insomma avrai capito che non so stare fermo!”.
La pandemia ha costretto il settore dello spettacolo ad uno stop molto lungo. È stato fatto abbastanza per voi?
“I sussidi sono arrivati, ma la sensazione generale che si è avuta è quella del ‘poi ci penseremo’ e questo ha creato malcontento. Giusto rispettare le regole ma troppa disparità con altre categorie”.
Sei un artista poliedrico, a cosa non rinunceresti?
“Al teatro, perché ti da basi solide per affrontare questo mestiere. Fino ad oggi avuto la fortuna di cimentarmi in molti generi diversi: sono passa dalla prosa al commerciale. Anche il set cinematografico mi piace moltissimo e adoro le lunghe attese prima del ciak”.
Come occupi il tempo libero?
“Vado molto in bici ed ho un personal trainer, anzi lo chiamerei più un mitigatore che mi supporta nell’allenamento. Grazie a lui ho imparato anche a dare il giusto valore al riposo. Sin da bambino pratico e amo anche il tennis”.
A proposito di tennis, quali sono i tuoi idoli tennistici?
“Lendl fu il primo amore. Ero ancora molto piccolo, ma mi affascinava tantissimo. Successivamente Sampras e poi Federer. Lo svizzero è un talento senza fine ed ha anche la mia stessa età”.
Quanto contano gli affetti nella vita di un attore?
“Tantissimo. Avere affetti stabili ti aiuta anche a superare le tempeste emotive che questo mestiere ti proporne spesso. A volte si lavora poco, si è più nervosi ed avere radici è importante, anzi oserei dire vitale”.

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