11/29/2022
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Manuela Chiarottino: “La libreria delle storie rimaste”

di Francesca Ghezzani –

È recentemente tornata in libreria Manuela Chiarottino, l’autrice del magico mondo de “La bambina che annusava i libri”. Sempre pubblicato con More Stories, il nuovo libro della scrittrice torinese si intitola “La libreria delle storie rimaste” e come genere si colloca tra il romance e la Up Lit.

Manuela, vogliamo subito spiegare che non è la continuazione di “La bambina che annusava i libri”?

“Molti lo hanno pensato, è vero, soltanto perché ancora una volta si parla di libri, però in questo caso la protagonista è una libreria un po’ particolare in un paesino nelle campagne inglesi. Non ci sono ex libris o aneddoti storici per risolvere un enigma, ma profumo di tè e biscotti e un mistero che aleggia tra gli scaffali. Non ci sposteremo tra borghi e città, ma impareremo a conoscere Bibery, con i suoi ponti di pietra, i fiori che circondano le case e tutti i suoi abitanti, a volte strampalati”.

Lo hai portato al Salone del Libro di Torino. Come è stato accolto? 

“Ha avuto davvero una splendida accoglienza, molti sono venuti a cercarlo e la cosa mi ha reso felice, perché al di là della promozione c’è stato un passaparola positivo. E poi mi piace il contatto diretto con i lettori”.

Da Londra a Bibery, un paesino di poche anime immerso nelle campagne inglesi… sbaglio o sei particolarmente attratta da alcuni tipi di paesaggi come già avevamo trovato in Tesoro d’Irlanda? 

“In questo caso cercavo un paesino dall’aspetto quasi antico, in mezzo alla natura, particolare e con quel che di magico che poteva donarmi quel tipo di ambientazione. Ho visto delle foto delle ‘Cotswold’ e ho scoperto quello che viene definito il più bel villaggio d’Inghilterra e da lì ho preso liberamente spunto, il nome è storpiato ma si può scoprire facilmente. Volutamente in questo romanzo non ho usato il nome reale perché volevo essere libera nella descrizione e volevo che anche il lettore potesse immaginarsi il suo paesino ideale. Se quella zona è perfetta per la mia storia, non disdegno i paesaggi italiani, anzi, ‘La bambina che annusava i libri’ infatti si svolge del tutto nella bellissima Toscana”.

Riferendosi ai personaggi e alle vicende che li vedono protagonisti, potremmo definire quest’opera un romanzo di formazione?

“Nelle mie storie c’è sempre un personaggio che durante il percorso acquista una nuova consapevolezza. Così Amabel è una giovane donna condizionata da mille insicurezze e una profonda paura che cerca di nascondere con modi distaccati e a volte superficiali, ma durante la storia, proprio grazie a Emily, la proprietaria della libreria, ai vari personaggi che incrocerà nonché a un affascinante veterinario, imparerà man mano a lasciarsi andare, a capire che si precludeva da sola la possibilità di essere felice e di come la felicità a volte possa trovarsi anche nelle piccole cose. Proprio come un buon libro, una tazza di tè e un biscotto, meglio se di quelli fatti da Emily”.

In quale personaggio pensi che una lettrice e un lettore potrebbero meglio immedesimarsi? 

“Ci sono molti personaggi, ognuno rappresenta una nostra sfaccettatura, un elemento positivo o, almeno all’apparenza, negativo. Il lettore saprà sicuramente cogliere le emozioni che risuonano dentro di sé, magari immedesimandosi per certi aspetti in Amabel e per altri in Emily o in qualcun altro ancora”.

In ogni tuo libro si scorge sempre un messaggio finale. Qui, in un caleidoscopio di personaggi divertenti e stravaganti, tra biscotti pronti a cambiare sapore a seconda di chi li mangia, torte, libri, gatti e sorrisi prende vita una storia che profuma di amore e magia, quale troviamo? 

“C’è l’amore per i libri, la lettura e la poesia. C’è la semplicità delle piccole cose, il senso di solidarietà che a volte sembra essere smarrito. È una storia che parla di paure, ma anche di come queste possano essere vinte, insieme, fidandosi dell’altro e di se stessi. Parla di sentimenti, di vita e naturalmente di amore”. 

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