Sandro Presta in omaggio a Franco Califano

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Sabato 10 gennaio, alle ore 21, l’Auditorium del Massimo di Roma (via Massimiliano Massimo 1, zona Eur) ospiterà l’atteso evento dedicato a Franco Califano. Tra gli ideatori del concerto c’è Sandro Presta, la voce che canterà le canzoni del grande Califfo, in una serata dove ricordi, emozioni, immagini e monologhi riaffioreranno nella mente e nel cuore di chi ha amato il maestro Franco Califano.

Sandro, come e quando nasce l’idea di questo omaggio ufficiale?

Dobbiamo tornare indietro con il tempo, sono stato e sono tutt’ora devoto al Maestro. Questo progetto nasce poco prima del 30 marzo del 2014. Creai una band e la chiamai Telanonima e ci mettemmo subito al lavoro per poter esser pronti per omaggiarlo a un anno dalla sua scomparsa in un agriturismo adiacente il cimitero di Ardea dove è sepolto insieme al fratello Guido e al nipote Fabrizio. Così facendo e ricevendo apprezzamenti dai presenti, mi son detto ‘non possiamo far dimenticare il Maestro bisogna continuare ad omaggiarlo’ e fu così il successo del 17 luglio a Villa Adele ad Anzio con ospiti come Stefano Calvagna, Gianfranco Butinar, Franco Oppini, Manuel Melitoto, dando a loro la possibilità di mandare il promo riguardo il loro film ‘Non Escludo il Ritorno’ girato con enormi sacrifici. Poi ancora Isabella Alfano, Loretta Rossi Stuart nella veste di presentatrice, Pino Marcucci, il favoloso Tom Sinatra, i Jalisse e tanti altri. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora una volta. Il 14 settembre ancora in concerto per ricordare la nascita del maestro. Infine qualche giorno fa a Cosenza nel teatro di Acri e ora Roma città che lo ha adottato e che lui amava tanto”.

Ci rivolgiamo a Fabrizio D’Andria, uno degli organizzatori: sappiamo che avete in serbo molte sorprese, puoi darci qualche anticipazione di questo concerto?

Certo, sarà un concerto all’insegna della straordinaria musica lasciata dal nostro Maestro Califano. Ci saranno ospiti di grandissimo livello come il grande Eric Daniel al sax, Manuel Melitoto canterà un pezzo scritto da lui per il maestro visto che ha vissuto in prima persona gli ultimi eventi al suo fianco. Ci sarà l’incantevole voce di Isabella Alfano che canterà due brani insieme a Sandro ed altre sorprese. La presentazione sarà a cura di Claudio Testi. Vi consiglio di non mancare, sarà un grande spettacolo”.

Valter Detond, batterista del gruppo: state facendo diversi concerti con la Telanonima Band. Ci parli degli altri musicisti che la compongono, delle tappe che hanno caratterizzato questo anno che sta per terminare e qualche anticipazione per il 2015?

“La Telanonima Band è formata da me alla batteria, Luca Benvenuto piano e tastiera, Mario Russo alle chitarre, Fabio Fraschini al basso, Vincenzo Magliulo alle percussioni e special guest Eric Daniel al sax. La band per tutta l’estate ha suonato e numerosi eventi dal memorial a Franco Califano tenutosi il 30 marzo scorso poi al teatro Villa Adele Anzio per ben due date; altre date di rilievo di apertura a ‘Made in Sud’, ‘Enzo Salvi show’, è stata un estate intensa e piena. Abbiamo avuto un notevole riscontro e calore del pubblico, siamo veramente soddisfatti e contenti”.

Progetti per il futuro?

Sicuramente il tour intenso in Italia e perché no anche in Europa e oltre oceano. Mi fa piacere ricordare inoltre l’uscita del cd relativo al live registrato il 17 luglio scorso a villa Adele. Tra i prossimi obiettivi c’è quello di entrare in studio e realizzare un nuovo cd di inediti e ovviamente omaggiare sempre Franco Califano”.

Sandro, cosa ti piace ricordare del maestro Franco Califano e che emozioni pensi di regalare al pubblico che parteciperà all’omaggio del 10 gennaio all’Auditorium del Massimo?

Del Maestro vorrei ricordare quei pochi momenti che ho potuto vivere in prima persona facendo delle cene con esso ed amici in comune. E’ stato un artista sensibile, umile, generoso, che si è dato al popolo come nessuno mai. Credo che non esista un aggettivo che possa qualificarlo. Lui ha fatto in gran parte la storia della musica italiana. Omaggerò il maestro il 10 gennaio con tutte le mie energie, la mia umiltà, la mia passione e con tutto quello che ho. Spero di riuscire a trasmettere ai presenti le stesse emozioni che provo io nel cantarlo. Un saluto a voi tutti e grazie. Ringrazio fortemente il mio amico fraterno Fabrizio D Andria per la sua preziosa collaborazione”.

 

 

 



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Sandro Presta in omaggio a Franco Califano

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A Franco. Emozioni, dal cuore alla mente senza fermate.

Musica, immagini, monologhi, ricordi.

Sabato 10 gennaio ore 21 Auditorium del Massimo (Roma), ingresso gratuito

 

 

L’associazione DIDI House Associated Artists (Fabrizio D’Andria, presidente – Fabrizio Presta, vicepresidente – Valter Detond, segretario), presenta un evento unico: l’omaggio musicale ufficiale di chi ama e per chi ama l’indimenticabile poeta e maestro Franco Califano.

Sabato 10 gennaio 2015 alle ore 21 presso l’Auditorium del Massimo, via Massimiliano Massimo 1, a Roma.

Suonano:

Sandro Presta, voce

Fabio Fraschini, basso

Luca Benvenuto, piano e tastiere

Valter Detond batteria

Vincenzo Magliulo, percussioni

Mario Russo, chitarre

Special guest: Eric Daniel al Sax, Isabella Alfano voce, Manuel Melitoto uomoartistadilibertà

Presenta: Claudio Testi

TelAnonima Music Project

Il progetto Telanonima nasce nel febbraio 2014 dalla volontà di un gruppo di musicisti professionisti di Anzio che, guidati da Sandro Presta, da sempre amante ed esperto conoscitore della musica di Franco Califano, decide in qualità di cantante di iniziare a lavorare su un ampio repertorio dell’artista in modo da continuare a promuovere la sua musica tra i numerosi fans dopo la sua scomparsa.

Già dopo le prime esibizioni estive nelle piazze della zona, lo spettacolo risulta molto convincente al pubblico, grazie alla fedeltà musicale restituita dalla band e all’interpretazione che Sandro Presta riesce ad infondere ai brani, nonché ad una incredibile somiglianza al timbro vocale originale del Maestro.

L’intero progetto TelAnonima è tuttora attivo e in tour per la stagione 2014-2015 con il repertorio del grande artista, per far rivivere tutte le emozioni della sua grande musica ad un pubblico sempre più vasto.

http://youtu.be/bbNkiDmCg8Q

http://youtu.be/O76b8rWeGIE

http://youtu.be/qP79siMLFEA

http://youtu.be/IZc4CXegovk

http://youtu.be/L-vZ24Cyhyo

http://youtu.be/2sF0p51cTmw

http://youtu.be/X73XLPV6h7c

http://youtu.be/fIYLB1-o8gY

http://youtu.be/q_k0CiEZrrs

http://youtu.be/CHKPXeZ54UA

http://youtu.be/YNvjwThIff4

Ufficio Stampa: Punto a Capo Srl (adv@puntoacapo.org – Info. 327.1757148)



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L’emozione di camminare sulle nuvole

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di Marco Negro

Cogne è un comune sparso italiano situato nella parte meridionale della Valle d’Aosta, al cospetto del massiccio del Gran Paradiso. È una valle abbastanza stretta, sulle cui pendici sono situati parecchi bivacchi: Leonessa (2900 metri), Money (2800 metri), Borghi (2700 metri), Pol (3100 metri) e Grappein (3200 metri): queste sono stupende mete di molti escursionisti di tutta Italia. Lungo i sentieri si possono trovare anche numerosi stranieri, giunti da tutto il mondo per contemplare la meravigliosa vista del massiccio del Gran Paradiso.

Molti escursionisti non affrontano i sentieri in questa valle a causa della sua elevata lunghezza. La vista da quei bivacchi, situati su spuntoni rocciosi, è letteralmente mozzafiato. Ci sono bivacchi di tutti i livelli di difficoltà: dal bivacco Leonessa di difficoltà “E” cioè escursionismo, che è raggiungibile in alcune ore di cammino senza percorrere particolari tratti esposti, fino al Pol e Grappein che sono bivacchi raggiungibili in molte ore di cammino, di difficoltà “EEA” cioè escursionisti esperti e sentiero con tratti alpinistici, presentano lunghi tratti di difficoltà elevata. Bisogna innanzitutto descrivere un bivacco: sono di solito a forma di mezza botte in legno ricoperto da uno strato zincato e all’interno non c’è cibo né luce elettrica né riscaldamento, ma per coprirsi di notte ci sono a disposizione numerose coperte di lana da mettere sopra il proprio sacco a pelo. Le escursioni si possono svolgere nei mesi di luglio, agosto o settembre e prima di effettuarle, nei giorni precedenti, è consigliato mettersi in contatto con le guide alpine per avere informazioni sulla segnaletica del sentiero e per avere la conferma, soprattutto se si decide di farla nel mese di giugno o luglio, che ci siano tutti i ponti sul percorso. Per fare queste camminate è necessario avere uno zaino da trekking in cui bisogna mettere alcuni litri d’acqua, una pila, un coltellino, una corda e una giacca pesante perché in montagna il tempo cambia molto velocemente. Inoltre se si decide di svolgere la camminata su due giorni, dormendo al bivacco, è necessario portarsi dei panini per mangiare e vestiti pesanti per la notte in bivacco. Per fare ogni camminata in montagna è consigliato indossare scarponcini alti che proteggano la caviglia dalle distorsioni, molto diffuse. Questo è il minimo indispensabile per raggiungere i bivacchi,tranne Pol e Grappein. Per raggiungere questi ultimi bisogna avere un imbrago da alpinista e un set da via ferrata, inoltre ai piedi bisogna indossare scarponcini da alpinismo. Quando si cammina in montagna bisogna essere preparati e svolgere ogni azione in modo razionale e non frettolosa. In primis bisogna partire molto presto (anche se si decide di svolgere la camminata su due giorni). E’ consigliabile partire a piedi da valle  al massimo verso le 8 del mattino, ciò per due motivi: per prima cosa si cammina meglio all’ombra e in questo modo si raggiungono i bivacchi in tarda mattinata (in modo da non dover camminare nelle ore più calde della giornata) sia perché se ci si accorge che la camminata è troppo impegnativa si ha il tempo di tornare a valle prima che faccia buio.  La montagna è per tutti, ma bisogna assumere una certa esperienza prima di affrontare percorsi difficili, poiché a volte la montagna è come il mare, non perdona. I bivacchi più facili sono lunghi da raggiungere ma non presentano punti esposti, mentre i bivacchi più impegnativi presentano creste, vie ferrate (cioè passaggi esposti con corde fisse) e terreno molto friabile. Spesso, inoltre, i bivacchi più impegnativi sono posti a un’ altitudine maggiore, quindi è molto importante assicurarsi di non soffrire l’altitudine quando si è sotto sforzo (ciò lo si accerta svolgendo camminate a livelli, dalla più semplice alla più difficile).

Leonessa, Pol-Grappein, Money

Tra i bivacchi della Val di Cogne questi tre sono quelli che suscitano più emozioni e sono panoramicamente i più belli. Per andare al Leonessa è consigliabile partire da Cogne alle 8 del mattino, dopo aver fatto un’abbondante colazione, indispensabile per avere le energie per affrontare il cammino. Si inizia a risalire la valle e dopo alcuni bivi si giunge ai Casolari dell’Herbetet, dove risiede stabilmente un guardia parco. Per arrivare ai casolari si impiegano circa tre ore di cammino. Da qui il sentiero diventa più ripido (ma mai esposto) fino a delle lunghe rocce erose dall’antica presenza di un ghiacciaio. A questo punto il bivacco è ben visibile e con una mezz’ora abbondante di cammino lo si raggiunge. Il tempo stimato per l’intera escursione è di tre ore e mezza, senza contare le pause. E’ importante, mentre si sale di quota, fare ogni tanto qualche pausa di almeno dieci minuti dove ci si riposa e si fanno lunghi respiri per abituare l’organismo all’aria rarefatta. Dal bivacco la vista è mozzafiato: è ben visibile il massiccio del Gran Paradiso e il Monte Rosa dalla parte opposta. Quest’ultimo all’alba si colora improvvisamente di rosso fuoco e fa rimanere tutti gli escursionisti a bocca aperta. Il bivacco non è a mezza botte ma ha il tetto spiovente (come quello delle case) ed è rivestito di rame. Il bivacco ha 8 posti comodi. Quando ci si sveglia attorno al bivacco si possono notare numerosi camosci e stambecchi, che non scappano alla presenza dell’uomo. Il bivacco è adatto a tutti ed è di media difficoltà.

Per svolgere l’escursione al Money è consigliabile partire da Cogne alle 8 circa. Dopo aver attraversato gran parte della vallata il sentiero risale il versante destro della montagna, fino a un altopiano (2200 metri) dove sono spesso visibili dei camosci. Il sentiero continua su una ripida cresta morenica, spesso anche scivolosa, fino al punto più critico del percorso: il passaggio con le catene. Questo passaggio consiste nel risalire una parete di circa 5 metri di altezza e abbastanza pendente rimanendo attaccati con le mani alle catene. Appena superato questo tratto si giunge al bivacco: costruito in mezza botte di lamiera dipinta in giallo. All’interno ci sono 6 posti comodi. Il bivacco è circondato da strapiombi tre lati su quattro. Di sera in particolare intorno al bivacco sono visibili camosci e marmotte. La vista è stupefacente: dietro al bivacco si vedono i ghiacciai del Money e delle Tre Cime degli Apostoli, davanti si vedono i ghiacciai del Gran Paradiso e il Monte Rosa.

Per affrontare l’escursione ai bivacchi Pol e Grappein le cose si complicano: bisogna avere un allenamento fisico medio-alto e avere un equipaggiamento adatto. Si parte da Cogne circa alle 7 del mattino. Bisogna percorrere a piedi l’intera Val di Cogne, il sentiero a quel punto diventa più ripido e ci sono vari passaggi sporgenti e con corde fisse da affrontare con un imbrago e un set da via ferrata per poter agganciarsi alle corde fisse e affrontare i passaggi esposti. Nell’ultimo tratto è bene incordarsi poiché  il sentiero è di livello alpinistico e diventa una semi-arrampicata. Si arriva quindi al bivacco Pol e, con qualche metro a piedi, al bivacco Grappein. La vista da lassù è stratosferica: davanti si vede l’intera val di Cogne, alla propria sinistra si hanno i ghiacciaio del Money e quello delle Tre Cime degli Apostoli, dietro si estende, da pochi metri dietro il bivacco Grappein, l’esteso ghiacciaio del massiccio del Gran Paradiso. Dietro il bivacco, in alto si vede la punta di Ceresole. Spostata a destra si può vedere con un binocolo la Madonnina, situata sulla vetta del Gran Paradiso a 4061 metri, che è meta di alpinisti di tutto il mondo. Il ghiacciaio non è in gran parte ripido, ma è come una pianura di ghiaccio. L’emozione più bella è all’imbrunire, quando in basso si notano i piccoli comuni di Cogne e Valnontey spegnere le luci delle case. In quel momento si ha la sensazione di essere un dominatore e al tempo stesso controllore di quelle case. E di notte cambia tutto. Un tappeto di stelle si forma in cielo, sempre più fitto e più luminoso. E’ emozionante fermarsi a pensare che quelle luci che vediamo sono state prodotte dalle stelle prima che noi nascessimo e che forse quelle stelle ora non ci sono più, ma la loro luce brilla ancora. Oppure, se la serata è di luna piena, si vedono meno stelle ma si vedono le montagne con un colore tra il grigio e il blu, e si sente il vicino Ghiacciaio della Tribolazione, situato vicino al  bivacco Pol, “rumoreggiare” a causa dei pezzi di ghiaccio che si staccano. Tutto ciò nel totale silenzio della notte. Ed è ancor più bello svegliarsi il mattino dopo e guardare il ghiacciaio cambiato, con nuovi seracchi ma meno ghiaccio. Spesso nel pomeriggio capita di vedere in diretta lo staccamento del ghiaccio e la caduta a valle. Il rumore del ghiaccio che cade frantuma le rocce e arriva in una conca verso valle fa rabbrividire tutti, perché fa capire la forza della montagna e della natura. Tutto questo per invogliare molte persone ad andare in questi luoghi che non tutti i Paesi del mondo offrono.

Molti di voi, leggendo quest’articolo penseranno, “sono cose troppo estreme per me”, ma bisogna sempre provare nuove esperienze e poi… in ogni cosa c’è sempre una prima volta.



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GP Magazine novembre 2014



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Marisa Laurito: Figlia di una televisione che non c’è più

MARISA LAURITO STEFANO ORADEI

Le ha tentate tutte e sempre con risultati eccellenti. Adesso Marisa è impegnata con il suo spettacolo “Sud & South amici per la pelle”, ha esposto alla triennale di Roma in veste di pittrice, ha pubblicato un libro di cucina e si è cimentata anche come ballerina in “Ballando con le Stelle”.

 

di Silvia Giansanti

 

E’ passato davvero tanto tempo da quando Marisa teneva elegantemente in mano un telefono con cornetta a banana in una delle trasmissioni tv all’epoca più innovative come “Marisa La Nuit”. Da allora ha saputo conservare intatta la sua ironia e l’amore per il suo lavoro, volto a far sorridere o a far commuovere il pubblico. E’ tutto nel suo DNA e la sua caratteristica è la grande empatia nei confronti del pubblico, motivo per cui il successo non ha mai subito variazioni nel tempo. Intenta a dare colore ad una delle sue opere, presentata di recente alla triennale di Roma, ci ha accolto per un’intervista. Solo a sentirla ripercorrere la sua carriera, ci viene da mettere le mani nei capelli per quante cose ha fatto. Un babà e passa la “paura”.

Marisa, sei attrice, cantante, show girl, pittrice, ballerina. Mi pare che non manchi nulla.

“Ho provato un po’ di tutto, ho fatto perfino un film drammatico in America e ho vinto il premio come miglior protagonista straniera. Adoro tentare alcune strade quindi credo di aver provato abbastanza e questo comunque non esclude che ci possano essere ancora cose nuove. Quello che non farò mai sono i reality”.

Il desiderio di appartenere a questo mondo è scattato ad una tenera età, vero?

“Sì, molto presto ed è stato un desiderio molto potente che arrivava probabilmente da una precedente vita. Ho avuto l’impressione come se avessi dovuto proseguire un qualcosa iniziato nel passato”.

Dei programmi televisivi degli anni ottanta, con i quali siamo cresciuti, quale è stato il più significativo per te?

“Sicuramente ‘Quelli della Notte’, che mi ha permesso di divenire popolare dopo varie esperienze teatrali. Nel momento in cui Renzo Arbore mi chiese di partecipare al programma, non ero molto convinta poiché si trattava di fare una piccola parte, quando invece io avevo lottato tanto per ottenere ruoli da protagonista. E invece l’esperienza fu inaspettatamente travolgente e molto divertente”.

Il più bel complimento che hai ricevuto da Arbore?

“Tra noi c’è una bella amicizia e quindi è normale che si facciano complimenti. Ci sentiamo di appartenere ad un gruppo di persone che fanno il jazz della parola. A me quello che piace molto è l’improvvisazione e lo facciamo anche quando andiamo a passeggio”.

Hai nostalgia della tv di quei tempi?

“Moltissimo, era una televisione meravigliosa in cui tutti erano giusti e al posto giusto”.

Come vedi oggi l‘incombenza di tutti questi talent per arrivare al successo?

“Provenendo da una tv di serie A e con un percorso diverso fatto di sana gavetta e di palestra, non posso approvare il cambiamento che è avvenuto nel corso degli anni. E’ una tragedia che si è abbattuta nel nostro campo. Questi programmi che piacciono tanto all’estero, non è detto che debbano piacere anche a noi. Secondo me la gente li guarda perché non c’è altro in giro”.

Parliamo dell’esperienza di “Ballando con le Stelle”. Tu sei stata eliminata dopo la prima puntata. Come hai preso questa cosa?

“Con molta seccatura ma non perché io sappia ballare, ma essendo una professionista, mi sono messa a lavorare duramente anche in questa situazione. E’ molto complicato riuscire a fare questi balli. Onestamente meritavo un sei. Tutti noi meriteremmo un sei in quanto la fatica che si fa per imparare è tremenda”.

Che mi dici a proposito del tuo maestro Stefano?

“Che è carinissimo. E’ un ragazzo meraviglioso, paziente e ironico e questo per me è basilare”.

Hai un altro talento nascosto che è la pittura e sei stata anche di recente alla triennale di Roma.

“Questa passione è nata a sedici anni circa. Ho iniziato a dipingere per mantenermi. I miei genitori non volevano che io facessi l’attrice e quindi ho deciso di essere indipendente iniziando a fare quadri commerciali a Napoli. In me è rimasto questo talento e così mi è ripresa la voglia di dipingere a casa nei momenti di vuoto. I miei lavori sono stati apprezzati da varie persone tra cui una critica d’arte e questo mi ha spinta a esporre in alcune mostre”.

Invece da buona cuoca, hai anche pubblicato un libro intitolato “Le ricette di casa Laurito. Avanzi…tutta!” con un insegnamento base. Quale?

“Quello del rispetto per il cibo. In casa mia non si è mai buttato via niente, con gli avanzi si possono ricavare tante ricette nuove e gustose. La filosofia della mia cucina è questa, odio gettare. Ad esempio con il pane avanzato si possono fare mille piatti”.

Da questo mese sarai in tour con un concerto spettacolo. Parliamone.

“Si chiama ‘Sud & South amici per la pelle’. Da anni avevo voglia di fare un concerto, spero che vada molto in giro e che abbia il futuro che merita perché piace moltissimo. Ci sono musicisti straordinari con la direzione di Marco Persichetti e mi accompagna Charlie Cannon che è un solista di colore davvero speciale”.

Secondo te per quale motivo il tuo successo si è mantenuto costante nel tempo?

“Non è facile rispondere a questa domanda. Ti posso dire che la gente quando mi incontra per strada mi dimostra tanto affetto e questo è reciproco. Credo di essere un personaggio amato e devo tutto a chi mi ha scelto”.

Qual è stato in generale il periodo più spensierato e divertente della tua vita?

“Il periodo di ‘Quelli della Notte’. Eravamo un gruppo di pazzi giovani e meravigliosi che si divertivano lavorando seriamente”.

Cosa a dici ad un italiano che non è mai stato a Napoli?

“Nooooo, com’è possibile? Organizzatevi che vi ci porto io! Napoli ha un patrimonio artistico notevole, è una città che non si può non vedere e che è composta da persone fantastiche. Certo, abbiamo anche i pessimi fatti che accadono, ma per quel che mi riguarda sono minori a confronto delle bellezze”.

 

Chi è MARISA LAURITO

Marisa Laurito è nata a Napoli il 19 aprile del 1951 sotto il segno cuspide dell’Ariete e del Toro con ascendente Capricorno. Caratterialmente si definisce solare e vulcanica, ha molti hobby tra cui la pittura, la scultura, il cibo e la musica. Adora la pasta in tutte le salse. Quando può tifa Napoli, possiede un cane di nome Giovanni e la città dove vorrebbe vivere è Bali Island. E’ sposata con Piero. L’anno fortunato della sua vita è stato il 1985. Fin da piccola desiderava fare l’attrice ed entrare nella compagnia teatrale di Eduardo De Filippo, con la quale ha debuttato nel 1969 in “Le bugie con le gambe lunghe”. Durante gli anni ’70 la sua attività teatrale è stata intensa. Nel decennio successivo è stata consacrata definitivamente al successo da trasmissioni tv come “Quelli della Notte” accanto ad Arbore, “Marisa la Nuit” e “Buonasera Raffaella” con Raffaella Carrà. In seguito ha presentato varie trasmissioni sia per la Rai che per Mediaset. Ha recitato per una ventina di film e nel 1991 è stata la partner di Antonio Banderas nella pellicola “Terre Nuove”, ottenendo il premio per la migliore attrice protagonista al Festival del Cinema di Bogotà. Ha anche partecipato al Festival di Sanremo del 1989. Negli anni Duemila si è dedicata prevalentemente al teatro in lavori come “Menopause the Musical” e “Aggiungi un posto a tavola”. Ha continuato a condurre programmi, nel 2011 ha preso parte alla fiction tv “Baciati dall’amore” e ultimamente ha partecipato a “Ballando con le Stelle”. Tra le varie esperienze cinematografiche ricordiamo “Pari e dispari”, “La mazzetta”, “A tu per tu”, “Mi faccia causa”, “Non tutto rosa” e “Senza la parola fine”.



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Crisula Stafida: La regina del noir italiano

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E’ considerata un punto di riferimento del genere noir in Italia. Pur essendo ancora molto giovane, ha alle spalle importanti esperienze come “Distretto di Polizia” e “Ris”. Nel 2006 esordisce al cinema con “Nero Bifamiliare” di Federico Zampaglione e nel 2007 è nel cast di “Il soffio dell’anima” di Victor Rambaldi e “Il peso dell’aria” di Stefano Calvagna.

 

Da qualche anno la sua carriera ha assunto tinte più “noir” e questo le sta dando grandi soddisfazioni. Nel 2013, infatti, ha ottenuto il premio di Regina del Noir in occasione della 23esima edizione del Courmayeur Noir in Festival. Conosciamo meglio Crisula Stafida attraverso questa intervista.

Crisula, parlaci di te.

“Sono nata a Roma da madre italo-greca e da padre romano. Non sono mai stata per troppo tempo ferma in un posto, ho cambiato spesso città e casa,  questo rispecchia anche il mio carattere inquieto. Non riesco a starmene buona nell’angolo per troppo tempo. Così faccio puntualmente impazzire chi mi gravita intorno. Ma di indole sono una buona”.

Qual è la tua formazione professionale?

“Ho frequentato una scuola di recitazione a Milano, poi seminari tra la Francia e Roma. Ma la mia vera scuola è stata il set, nulla ti insegna quanto lo stare sul campo”.

Hai lavorato con “Distretto di Polizia”, “Ris”… che esperienze sono state?

“Hanno contribuito alla mia formazione professionale, sono stati tra i primi lavori che ho interpretato e iniziare con produzioni così seguite sicuramente è stato stimolante”.

Da qualche anno hai virato sul genere horror e noir. Come è avvenuto questo passaggio?

“In maniera abbastanza casuale. Sono stata scelta per interpretare il ruolo di Viola nel medio metraggio ‘Il Marito Perfetto’ e le recensioni sono state buone. Poi mi hanno chiamato ad interpretare altri ruoli ‘noir’, tra tutti ‘Tulpa’ di Federico Zampaglione che mi ha regalato una certa visibilità tra gli amanti del genere e mi ha fatto ‘guadagnare’ la fama di scream-queen”.

Quanto ti sta dando questo genere riguardo alla tua crescita?

“Tutti i ruoli per me sono importanti per la mia crescita professionale. Sicuramente questo è un genere più impegnativo rispetto ad altri generi. Qui si mette in luce la parte drammatica, la paura, il lato oscuro, non sono affatto ruoli semplici a cui dar vita”.

Che effetto ti fa essere considerata un punto di riferimento in Italia del genere noir?

“Chiaramente mi fa piacere.  Cercherò di conquistarmi questo spazio anche in altri generi”.

Che risposta c’è da parte del pubblico italiano verso il genere horror e noir?

“Abbiamo una bella fetta di appassionati, che di certo non sarà mai una torta intera. E’ un genere particolare, e chi lo ama, lo ama follemente. Ma di certo non è per tutti i gusti”.

Ti ritieni soddisfatta della tua carriera finora?

“In parte sì. Ma sono in continua evoluzione, tirerò le somme più avanti…”.

Hai mai pensato ad un’esperienza all’estero?

“Sì, ma al momento non mi interessa”.

Cosa guardi in genere al cinema e in tv?

“Al cinema un po’ di tutto, la tv non la guardo quasi mai”.

Spogliandoti dei panni “noir”, chi sei nella vita di tutti i giorni?

“Un labirinto anche per me stessa. Mmm vediamo… un labirinto, una grotta sommersa, una spiaggia isolata ma anche la bancarella dei dolciumi ai mercatini di Natale!”.

Negli ultimi anni in Italia sono accaduti fatti di cronaca nera, alcuni dei quali di difficile risoluzione. Che idea ti sei fatta di questi fatti e, secondo te, perché accadono in maniera così frequente?

“Una volta esistevano i manicomi, ora i matti ti viaggiano accanto. Purtroppo ci sono patologie che dovrebbero essere tenute sotto controllo quotidianamente. O forse è il conformismo e la crisi esistenziale che istigano nuove follie. Per quanto riguarda poi i ‘finti malati di mente’, se ci fossero o si applicassero sul serio delle pene severe, sicuramente avrebbero di che riflettere prima di compiere le loro assurde brutalità.

Hai un progetto in cantiere o un sogno?

“Sopravvivere alla giungla. Sorridendo”.



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Nuala Oliveira: Il lavoro e il talento del make up artist

una giornata speciale

Siamo arrivati alla ventesima uscita del concept “Una giornata speciale” e questo è davvero un appuntamento speciale. Abbiamo deciso di dedicarlo alla nostra make up artist, Nuala Oliveira. Senza di lei sarebbe quasi impossibile fare un buon lavoro. La fotografia di moda è il risultato della collaborazione di un team. Il trucco l’hair styling, così come la scelta del look o brand, sono indispensabili per la riuscita di buoni scatti. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares dedichiamo questa uscita a lei. E, visto che siamo prossimi a Capodanno, ne approfittiamo per avere qualche consiglio per il trucco, per una serata davvero speciale!

 

di Adriana Soares

 

Raccontaci di te: chi è Nuala Oliveira?

“Sono brasiliana, moglie e mamma, passato da modella e ora makeup artist”.

Come e quando è nata la tua passione per il makeup?

“Quando mi truccavano, e qualche volta volevo fare da sola”.

Negli ultimi anni hai iniziato a curare il make-up e l’hair styling di molti personaggi del mondo dello spettacolo. Ci spieghi come studi il cambio d’immagine di una persona, quali sono le caratteristiche che ti spingono a dire “truccata così potrebbe stare meglio”?

“Cerco di capire come è fatta la persona che ho davanti e soprattutto quali cambiamenti vorrebbe, altrimenti diventerebbe tutto molto finto, anche un trucco acqua e sapone, se si andasse contro la natura delle persone”.

Chi hai truccato? 

“Raul Bova, Giusy Ferreri, Valentina Vezzali, Tania Zamparo,Collin Firth, Ellen Pompeo, Gary Dourdan, Christiane Filangieri, Daniele Luttazzi, Isa Jaquinta, Delfina Delettrez, Massimiliano Rosolino, Federica Pellegrini, Antonino Cannavacciulo. Per citarne alcuni”.

Quali consigli potresti dare a chi non dedica molto tempo al trucco ma vorrebbe ottenere lo stesso un buon risultato?

“Prendersi cura della propria salute, dell’alimentazione e dell’idratazione, e soprattutto niente sole senza protezione, altrimenti anche il trucco sarebbe inutile”.

Ci consigli tre prodotti make-up che non devono mai mancare nel beauty di una donna?

“Un ottimo mascara, stando attenti che non si asciughi, burro di cacao o lucida labbra e un fard o terra”.

Hai dei modelli di riferimento? Qual è/quali sono la/e tua/e fonte/i d’ispirazione principale/i?

“Mi piace vedere le sfilate, per conoscere le tendenze, ma mi diverto molto guardando in giro”.

C’è un makeup artist che ammiri particolarmente?

“Pat McGrath”.

Cos’è la cosa ti piace di più del tuo lavoro? Quale invece non ti piace proprio?

“Vedere la felicità negli occhi di chi ho truccato, soprattutto le spose, e le foto e gli spot pronti. Non mi piace rifare il trolley ogni volta che devo lavorare, perché cambia sempre il materiale che mi serve”.

Cosa ti piace dell’esperienza del concept: “Una giornata speciale”? Ormai siamo arrivati alla ventesima uscita! 

“Le persone che leggono si sentono speciali, perché si identificano con chi ė intervistato, ossia le persone normali”.

La soddisfazione più gratificante ottenuta grazie al tuo mestiere?

“Essere ringraziati dalle star, dagli allievi che hanno imparato tanto da me, anche soltanto con una lezione”.

Quali suggerimenti daresti a qualcuno che intenda farsi strada nel settore del makeup?

“Fare un corso e poi tanta pratica con tanti stage, perché non si smette mai di imparare a truccare, c’è sempre qualche prodotto nuovo”.

Quali caratteristiche richiede il settore in un’aspirante makeup artist?

“Devi prima di tutto capire che si trucca un’altra persona, che non sarà mai come truccare se stessi… poi passione”.

Se potessi creare un solo prodotto cosmetico, cosa sarebbe?

“Un mascara che davvero allungasse le ciglia per me!”.

La notte di Capodanno si avvicina e la parola d’ordine per questa lunga serata è non passare inosservate. Qualche consiglio per un trucco last minute?

“Ombretto in crema illuminante e bocca colore deciso ma opaco”.

Progetti futuri e sogni nel cassetto?

“Vivere nove mesi in Europa e tre in Brasile. E poi riuscire a fare beneficenza con il mio mestiere”.



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Francesco Stella: Sul set con amore e umiltà

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Francesco Stella nasce ad Erice in Sicilia nel 1974. Molteplici le sue apparizioni in grandi produzioni tv. Prossimamente lo vedremo nella terza serie di “Ad Un Passo dal Cielo” su Rai 1 dove vestirà i panni di un cattivissimo. Bello ed intelligente, Stella ci parla della sua carriera e delle sue emozioni.

 

di Simone Mori

 

Come nasce la passione per la recitazione?

“Qualcosa già è iniziato quando frequentavo il liceo scientifico nella mia terra, la Sicilia. Poi mi sono trasferito ad Urbino per gli studi universitari e li ho iniziato a  fare teatro di strada con rievocazioni storiche e con la clowneria medievale. Conobbi Donatella Marchi, direttrice del Centro Universitario di Sperimentazione Teatrale la quale mi parlò di un progetto che si sarebbe svolto in Russia. Feci così il mio debutto lontano dall’Italia, a San Pietroburgo. Fu emozionante. Successivamente lo portammo anche in Italia. Da quel momento ho realmente compreso quale sarebbe stata la mia strada. Tra corsi e spettacoli iniziai la mia avventura”.

Cosa ricordi del debutto al cinema e in tv?

“Ricordo la grande fatica, specialmente mentale. Non conoscevo l’ambiente e le persone che ci lavoravano. Il primo film che ho fatto è stato ‘Besame Mucho’ per la regia di Maurizio Ponzi. Un bel film secondo me con un cast di tutto rispetto. Purtroppo l’accoglienza non fu delle migliori. In tv invece ho iniziato con quello che poi sarebbe diventata la fiction di maggiore successo degli ultimi anni, ‘Il Commissario Montalbano’. Lavorare per la prima volta nella mia Sicilia è stato bellissimo. Avevo amici e parenti accanto. Ho preso parte ai primi quattro episodi della serie. Si percepiva che il successo sarebbe stato tanto, ma inizialmente si andava in onda su Rai 2 ma visti gli ascolti sempre maggiori la rete ammiraglia è stata il giusto approdo”.

Tu sei sia attore, sia regista. Cosa preferisci o meglio cosa ti appaga di più?

“In Italia si ricorre troppo spesso a questo parallelismo. Si possono fare entrambe le cose e farle bene e con la massima serietà e professionalità. Fino a che ci riuscirò, farò entrambe le cose. Ovviamente siamo un po’ tutti narcisi e lo stare davanti la telecamera appaga anche questo nostro lato”.

Per qualche anno sei stato Vice Direttore Creativo di ‘Centovetrine’. Che ricordi hai?

“Molto belli. Ê stato un periodo della mia carriera intenso, ma stressante. Intere settimane sul set senza avere momenti liberi sia per la mia vita privata sia per altri lavori. Così ho deciso di abbandonare.  Ho lasciato a Torino una parte di me”.

Cosa pensi del paragone che si fa tra Italia ed estero per le serie tv?

“In Italia abbiamo tutte le potenzialità per produrre ottime cose. Si preferisce comprare all’estero perché è più conveniente , ma non dimentichiamo che quello che importiamo è il meglio in circolazione. Negli Usa ci sono fiction e serie scadenti non solo capolavori. Qui da noi, i tagli alla cultura non hanno aiutato il mercato a crescere e ad imporsi a livello internazionale”.

Qual è stato ad oggi il più bel complimento che ha ricevuto in ambito lavorativo?

“Mi è stato fatto poche settimane fa durante le riprese della terza serie di ‘Ad Un Passo Dal Cielo’. Il regista,  Jan Michelini mi ha detto: ‘Mi stavo quasi pentendo di averti preso per questo ruolo da cattivo perché sei un buono, ma sul set sei stato capace di trasformarti completamente’. E’ stata una bella vittoria!”

Hai lavorato dunque anche con Terence Hill. Cosa pensi di lui?

“Una persona e un uomo di classe. Grande professionista di una serietà ineluttabile. Con lui ho girato una scena stupenda che mi ha catapultato ai tempi quando lo vedevo e ammiravo nei suoi famosi western insieme a mio padre e mia nonna. Ho imparato molto da lui e dalla fiction. I sacrifici ripagano prima o poi. Per questo vi consiglio la visione di questa  serie ad inizio 2015”.

Hai inimicizie nel tuo mondo?

“Assolutamente no. Dico questo perché quando mi accorgo che con una persona non c’è possibilità di sintonia, guardo subito avanti senza perdere tempo. Io poi faccio il mio. Cerco di essere professionale e aperto con tutti”.

Cosa pensi di alcune fiction criticate per la loro mediocrità ma osannate da ascolti pazzeschi?

“Il mio pensiero su questo argomento è chiaro : chi fa ascolti vince sempre.  Un prodotto che ottiene molto pubblico consentirà altro lavoro. Alla fine poi si parla in queste fiction di amore, sentimenti, storia. Argomenti non banali ma cari e vicini a tutti”.

Ultimamente si creano molte coproduzioni. La serie dei Borgia è un esempio. Che opinione hai su questo?

“La divisone del lavoro in parti uguali tra produzioni diverse è una buona cosa. Permette di creare bei lavori , di far così lavorare nostre maestranze e mischiare culture diverse”.

Faresti mai un reality show?

“Se si trattasse di ‘Ballando Con Le Stelle, sì’. È una passione, il ballo, che ho fin da bambini e sarebbe bello poter provare. Anche partecipare a ‘Tale e Quale Show’ non sarebbe male.  Ci si mette in gioco è vero, m si mette in gioco anche la nostra professionalità”.

Ultima domanda. Quali sono i sogni nel cassetto di Francesco Stella?

“Continuare a fare quello che ho sempre desiderato fare: l’attore e il regista. Stare sul set con amore e umiltà insieme a gente che ti ama e che amo a mia volta. Non posso davvero chiedere di più”.



more No Comments dicembre 12 2014 at 14:46


Maximilian Nisi: “Tutto cominciò grazie a Giorgio Strehler”

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Maximilian Nisi. Classe 1970. Si diploma nel 1993  alla Scuola del Teatro d’Europa diretta da Giorgio Strehler.

 

di Simone Mori

 

Nel 1995 segue il Corso di Perfezionamento per Attori, presso il Teatro di Roma, diretto da Luca Ronconi in collaborazione con Peter Stein, Franco Quadri e Federico Tiezzi. Studia inoltre con Marcel Marceau, Carolyn Carlson e Micha Van Hoecke, In campo teatrale è diretto, tra gli altri, da Strehler, Ronconi, Vasil’ev, Savary, Sequi, Scaparro, Terzopoulos, Calenda, Zanussi, Bernardi, Mauri, Lavia, Menegatti, Tchkeidze, Pagliaro, Lamanna, Znaniecki, Marini, Marinuzzi, Ricordi, Sepe. Nel giugno 1995  gli viene assegnato il “Lauro Olimpico” dell’Accademia Olimpica di Vicenza e nel novembre 1999  il premio Lorenzo il Magnifico dell’Accademia Internazionale Medicea di Firenze. In campo cine-televisivo è stato diretto, tra gli altri, da Magni, Negrin, Brandauer, Bibliowicz, Maselli, Spano, De Sisti, Argento, Greco, De Luigi, Zaccaro, Chiesa, Ponzi, Molteni, Migliardi, Sciacca, Riva, Pingitore, Sollima, Terracciano, Parisi, Inturri, Amatucci.

Il teatro è la tua vita. Come e quando hai compreso che lo sarebbe stato?

“In verità i primi anni non fui io a scegliere il teatro ma fu il teatro a scegliere me. Presi parte alle selezioni per l’ammissione alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano quasi per gioco. Dopo alcuni provini venni ammesso. Fu Giorgio Strehler, il mago dai capelli turchini, che mi scelse. La mia vita fu piacevolmente sconvolta. Io ero veramente poco consapevole di ciò che da quel momento in poi mi sarebbe accaduto. Mi trasferii a Milano e lì un gruppo di insegnanti, veramente illuminati, per tre anni si prese cura di me: mi insegnò a respirare, a camminare, a parlare. Furono anni difficili, pieni di stimoli meravigliosi. Lo studio fu intenso. Non mancarono le crisi profonde ma ci furono anche soddisfazioni grandissime. Strehler ci disse che dal diploma saremmo diventati degli ‘attori’ dopo dieci anni di lavoro continuativo. Sono trascorsi vent’anni dal termine del mio corso di studi, ho lavorato costantemente  – a volte meglio a volte peggio – e posso dire, secondo la tesi di Strehler, di essere diventato un attore a tutti gli effetti. Il teatro è la mia vita, è vero. Più passa il tempo e più mi rendo conto che è il primo pensiero della mia giornata e a volte anche l’ultimo. È una piacevole ossessione. Raccontare l’Uomo è una cosa complessa, non semplice, ma è un lavoro stimolante e molto creativo. Col passare del tempo sono diventato un po’ vile. Ho perso la meravigliosa e risolutiva incoscienza degli esordi e sono rimasto a fare i conti con me stesso, con la mia voce, con il mio corpo, con i miei gesti. Fino a prova contraria lo strumento del mio lavoro sono io. E così mi sono spesso sentito in debito nei confronti dei personaggi che ho interpretato: Edipo. Amleto, Cristo, San Francesco, per indicarne solo alcuni. Erano personaggi che esprimevano concetti alti, mossi da sentimenti a volte troppo elevati.  Dopo l’entusiasmo e l’urgenza di interpretarli in me restava un senso infinito di inadeguatezza”.

Hai interpretato moltissimi ruoli, spesso totalmente differenti l’uno dall’altro: come riesci a calarti nella parte e quali sono le maggiori difficoltà.

“Ogni volta è un viaggio. I personaggi vivono in un Olimpo che ci sovrasta. Molti sono gli attori che si trascinano i ruoli addosso. È una consuetudine molto italiana questa. Io ho sempre preferito elevarmi verso di loro. Ho sempre ritenuto i personaggi che andavo ad interpretare molto più interessanti di me. Adoro evadere da me stesso e perdermi in loro, vestirne i panni, condividerne i vizi, godere delle loro virtù. Prenderne la voce, le movenze. Ogni personaggio è un mondo a sé, ha un proprio ritmo e sempre potrebbe essere paragonato ad uno strumento. Ci si guarda da lontano, ci si studia, ci si frequenta per un po’. Si litiga, ci si scontra. Si impara ad amarsi o a criticarsi. Poi, accorciate le distanze, durante le rappresentazioni, finalmente si convive in modo più o meno civile. Infine giunge l’inevitabile distacco accompagnato dalla netta e appagante sensazione di essere più ricchi e più completi”.

La cultura in Italia viene spesso messa da parte, è maltrattata e mal gestita. Qual è il tuo punto di vista?

“L’Italia potrebbe vivere di cultura. È certamente una delle risorse più evidenti che abbiamo. Siamo unici nel mondo in questo settore. Ma siamo gestiti da persone che preferiscono cercare il petrolio e che si rifiutano di incentivare le reali potenzialità del nostro Paese. Un dato che fa riflettere è che paesi infinitamente più poveri dell’Italia da un punto vista artistico riescono a coinvolgere in percentuale, un pubblico molto più esteso grazie ad un’ intelligente opera di valorizzazione del loro patrimonio. La cultura porterebbe più crescita, più sviluppo, più occupazione, soprattutto giovanile. È una risorsa, non un costo. Purtroppo da molti anni non abbiamo una classe politica che sia ricettiva di fronte a queste problematiche e non comprende che spendere per l’arte non è una perdita ma un investimento. Siamo amministratori di una ricchezza sterminata, che alcuni esperti stimano pari al 70% del patrimonio artistico mondiale che non viene considerata. Situazioni di degrado come quella di Pompei, dove l’incuria è la superficialità delle autorità competenti sta depauperando gli inestimabili beni di quel sito archeologico, non dovrebbero mai verificarsi. Fondamentale sarebbe costruire un’educazione alla cultura più consapevole”.

La situazione specifica nel teatro invece com’è?

“Il teatro è una delle più affascinanti ed antiche forme d’arte, ma anche una delle più ignorate. C’è poco da dire, ci sarebbe moltissimo da fare. Necessitano mezzi economici ed organizzativi in grado di sostenere opere importanti e significative. La politica culturale degli ultimi anni si è rivelata poco risolutiva ed incentivante. I Teatri hanno accumulato debiti, gli sponsor privati (causa l’assenza di defiscalizzazione) non hanno mai realmente cominciato ad operare. Insomma siamo ad un punto fermo. Mi auguro che qualcosa di significativo accada. Manca il lavoro chiudono i teatri, altri vengono occupati. Insomma, non c’è molto da stare allegri”.

Diciamo che sei appena alla metà del tuo percorso lavorativo. Hai realizzato diverse cose. Che cosa ti hanno lasciato?

“Gli spettacoli sono figli. Legittimi, illegittimi, ma figli. Li ho amati un po’ tutti. Anche le collaborazioni peggiori a volte sono state molto formative, perché mi hanno insegnato cosa non voglio, cosa non desidero da un’esperienza artistica-lavorativa. Le esperienze migliori mi hanno invece reso sempre immensamente felice”.

Quali sono state le migliori in assoluto?

Ho difficoltà a rispondere a questa domanda. Forse il ‘Billy Budd’ di Melville, con la regia di Sandro Sequi, il signore del Teatro. Ad oggi sono stato il primo ed unico Billy Budd in Italia. Eroe indiscusso di un libro che da adolescente ho amato follemente. Sono stato Edipo, diretto dal russo Vassil’ev. Anche quella è stata un’avventura avvincente, importante e decisiva. Forse ‘Visiting Mr. Green’ dell’americano Jeff Baron è stato lo spettacolo che in qualche modo mi ha coinvolto maggiormente. Questo per il rapporto di stima e di amicizia che si è creato con l’autore, per il grandissimo riscontro di pubblico e di critica avuto e non ultimo per il sodalizio artistico con Corrado Pani, padre, maestro, amico, figlio”.

Quanto serve l’incoraggiamento del pubblico? Cosa si prova alla fine di uno spettacolo, quando arrivano gli applausi?

“L’applauso è l’esternazione di un’approvazione, è il consenso di una o più persone. Mi dà gioia ascoltare lo scrosciare di quel suono forte e secco. Accanto alla gioia però c’è anche sempre un pizzico di imbarazzo. È l’unico momento in cui mi sento nudo di fronte al pubblico. Smessa la maschera del mio personaggio rimango io, su un palco di fronte a tanta gente che non conosco”.

Attore ma anche regista.

“Sì. Da un po’ di tempo ho deciso di dipingere le mie tele. Trovo grande interesse nel dirigere uno spettacolo. Grandioso è poter scegliere una pièce, selezionare con cura amorosa gli interpreti giusti per portarla in scena, immaginare una scenografia, dei costumi, predisporre degli oggetti, sognare delle musiche. Illuminare, raccontare. È capitato la scorsa estate con ‘Le memorie di un fanciullo’, monologo tratto dall’isola di Arturo di Elsa Morante prodotto dalla Compagnia del Barone Rampante per il Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Capiterà di nuovo in gennaio per il Pila Pride di Aosta. Dirigerò e reciterò in un’opera di R.W.Fassbinder “Gocce d’acqua su pietra rovente” per la Compagnia A_Tratti_Brevissimi. Luca Terracciano, Caterina Fornaciari e Melania Genna saranno i miei compagni di gioco per un testo che sarà forte sia nella tematiche trattate che nelle immagini. Musiche originali di Francesco Forni”.

Vorrei sapere , secondo te,chi sono tra gli attori le eccellenze del teatro italiano?

“Maria Paiato, per la passione e l’energia. Elisabetta Pozzi, per il talento e la professionalità. Galatea Ranzi, per la bravura e l’eleganza. Massimo Popolizio, per l’istrionismo e l’ intelligenza scenica,  Kim Rossi Stuart, per l’anticonvenzionalità e per la sua naturale credibilità. Ma sono molti gli attori che mi intrigano e che seguirei con più entusiasmo se fossero impegnati in progetti, a pare mio, più stimolanti. Il mercato in Italia è spesso ovvio, poco interessante e veramente troppo ripetitivo”.

I consigli per i giovani che vorrebbero fare il tuo stesso mestiere? 

“Studio. Formazione. Passione. Motivazione. Cultura. Informazione”.



more No Comments dicembre 12 2014 at 14:43


Silvia Baldoffei: Una personal dresser con il talento di un designer

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Ha iniziato in un’accademia di moda dove ha imparato a disegnare figurini e dove ha studiato la storia del costume. Da lì la passione è cresciuta e il talento pure. Di recente ha realizzato un vero e proprio “gioiello” in ceramica: un lavabo di nome “Luce”.

 

Silvia, puoi spiegare ai nostri lettori cosa significa “personal dresser”?

“La traduzione in italiano è costumista personale. Il personal dresser è colui che si occupa della tua immagine, abito, accessori, capelli, trucco. Il personal dresser può consigliarti uno shopping mirato e accurato, può curare il tuo guardaroba o renderti perfetto e speciale per un’occasione, per una serata…”.

Che differenza c’è tra stilista e personal dresser? 

“La stilista disegna e crea, la personal dresser ti consiglia. quando la stilista è anche personal dresser ti veste con tutto il suo bagaglio di esperienze”.

Come e quando hai capito che avevi talento in questo campo? 

“Non l’ ho mai capito… lo lascio giudicare agli altri! Per me conta il sorriso della cliente soddisfatta ed il brivido che mi dà una mia creazione”.

Qual è stata la tua formazione? 

“Ho iniziato con una semplice accademia di moda dove ho imparato a disegnare figurini di moda, studiare la storia del costume e la merceologia, diventando figurinista, proseguendo poi con la scuola per modellista, stilista, ricamo, e tanto altro. Ma non mi basta mai, vorrei sempre apprendere cose nuove”.

L’esperienza professionale che ricorderai a lungo? 

“Valentino! Piazza Mignanelli, Roma… non dimenticherò mai la grande emozione che provai, toccare con mano la vera Alta Moda made in Italy. Non è solo un’esperienza professionale bensì una grande fortuna”.

E’ vero che hai avuto un atelier di tua proprietà dove realizzavi abiti su misura? Ne possiamo parlare?    

“Sì, inaugurato il 6 giugno 1998. Ad oggi lo uso soltanto come piede a terra o per ricevere esclusivamente su appuntamento, rendendomi così disponibile per clienti a domicilio o per collaborazioni esterne. Il mio atelier è piccolo ma accogliente, pieno di tessuti particolari, sete, pizzi e sogni da realizzare”.

Ti è mai capitata una richiesta strana o stravagante che ricordi? 

“Considerando che per me la normalità non esiste, posso citare una sposa viola, era fantastica forse stravagante. Ma ricorderò sempre la cosa che non ho voluto realizzare, un cappotto color albicocca con le maniche raglan uguale a quello che si era cucita la sua amica… lì mi son concessa il lusso di dire no”.

Nel campo della sartoria, secondo la tua esperienza sono più esigenti gli uomini o le donne? 

“Gli uomini! Gli uomini che vogliono il capo sartoriale sono molto esigenti. Le donne a volte esigenti spesso si affidano e si fidano di più”.

La moda italiana è da sempre considerata la “numero uno” al mondo. Secondo te perché i maggiori talenti sono nati e nascono qui? 

“Secondo me i talenti possono nascere ovunque ma in Italia abbiamo la materia prima che un talento può usare, abbiamo tessuti di qualità e la sartorialità”.

Cosa vuol dire vestirsi bene? 

“Vuol dire semplicità e cura dei dettagli, vuol dire essere se stessi e trasmettere armonia, senza seguire mode estreme o caricarsi di eccessi inutili”.

Il personaggio al mondo più elegante, secondo te? 

“Il signor Valentino, che è sempre impeccabile nel vestire e nel saper indossare a differenza di re Giorgio che, pur essendo il mio preferito, si ostina ad indossare spesso quella sua t-shirt”.

Recentemente seguendo il tuo lavoro di designer hai realizzato “Luce”, un lavabo unico nel suo genere. Un gioiello della ceramica. Ne vogliamo parlare? 

“Luce è un lavabo in ceramica per il bagno che ho ideato dopo la mia permanenza a Londra, spinta dal fatto che io nasco a Civita Castellana, cittadina famosa nel mondo per le ceramiche da bagno. ho voluto creare questo gioiello perché ad oggi non esiste un lavabo simile sul mercato, è la riproduzione esatta di un diamante. E non è stato facile realizzarlo”.

Hai progetti in cantiere o di prossima realizzazione? 

“Capi unici fatti a mano pronti e non su misura, per vestire le clienti che scelgono me quando non c’è il tempo per il su misura e realizzare qualche abito molto couture Cper appagare la mia voglia di creare, per servizi fotografici, per il mio nuovo sito  www.silviabaldoffei.it e per GP Magazine perché no?”.



more No Comments dicembre 12 2014 at 14:39


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