Emanuela Panatta


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“Il palcoscenico è la mia stanza”

E’ stata una delle ragazze più amate di “Non è la Rai”. Ha avuto grandi maestri e una formazione ricca di preziosi insegnamenti. Lo spettacolo per lei è passione, sacrificio e desiderio di mettersi alla prova. Sta lavorando da tempo sul progetto del “teatro fisico” e ad ottobre uscirà il suo primo libro, intitolato “Privato 33”

di Alessandro Cerreoni

L’appuntamento è al Caffè Elena, uno dei locali più noti di Piazza Vittorio a Torino. Lei romana, io romano. Un appuntamento insolito nel capoluogo piemontese. Sarebbe stato più facile vedersi in centro a Roma, magari a due passi dal Pantheon. Invece no, evidentemente ci piacciono le cose difficili. E poi, un’intervista all’ombra della Mole ha tutto un altro sapore e un’altra magia. Torino è la patria degli scrittori e ad entrambi piace scrivere. Al sottoscritto, come ad Emanuela Panatta. Ve la ricordate? Era una delle ragazze più vivaci e più in gamba di “Non è la Rai”, la grandiosa trasmissione quotidiana di Gianni Boncompagni che per un po’ di tempo ha allietato i pomeriggi di milioni di adolescenti. E come non ricordare le folle di ragazzini “innamorati” di quelle graziose fanciulle che ogni giorno stazionavano fuori gli studi televisivi del Centro Palatino? Sembra passata un’epoca ma a vedere Emanuela sembra di rivedere ancora quella scanzonata passione e quel talento che albergava in buona parte di quelle ragazzine “terribili”.

Emanuela Panatta la conosco da qualche anno e mi ha sempre dato l’idea di una persona con mille risorse e con un grande entusiasmo per il suo lavoro. Di lei mi colpisce il suo essere eclettica. Non è stata fortunata come avrebbe meritato ma per gli artisti il cammino non è mai facile. Lei è ancora molto giovane per coltivare sogni di gloria e il successo arriverà di sicuro. Intanto ad ottobre uscirà il suo primo libro, dal titolo “Privato 33”, una raccolta di monologhi femminili teatrali. Il suo presente artistico è il “teatro fisico”, un progetto che sta portando avanti da più di un anno con un laboratorio tutto suo.

Emanuela, partiamo dall’inizio, che ricordi hai dei tuoi esordi?

“A quattro anni ho iniziato a fare danza e a otto ho fatto il mio primo spettacolo, dove ho anche recitato. La prima persona del settore che ho incontrato, Maurizio Angeloni, mi scelse per fare un film, ‘La mia musica’, quando avevo solo dodici anni. Erano anni in cui mi divertivo ad imitare Heather Parisi, Sandra Mondaini e la Carrà. Sono stata fortunata perché in quel periodo esisteva ancora il varietà”.

E poi da lì che è successo?

“Prima di allora, a otto anni ho incontrato il grande Nino Manfredi, in occasione di un saggio di danza, che fu la prima persona che al mio insegnante di danza disse: ‘questa bambina può fare l’attrice’. Così feci un provino a casa sua, all’Aventino a Roma, accompagnata dai miei insegnanti di danza. Di lui mi ricordo l’energia che aveva nello sguardo!”.

E arriviamo a “Non è la Rai”…

“Vennero delle persone nella scuola di danza che frequentavo dicendo che cercavano delle ragazze per un programma estivo. Venni scelta insieme ad un gruppo di altre cinque e andammo a fare il provino al Centro Palatino. E così nacque la mia partecipazione a ‘Non è la Rai’ quando avevo quattordici anni e di questo ringrazio Gianni Boncompagni per la grande possibilità che mi ha dato”.

Nella tua carriera hai lavorato con grandi maestri. Cosa ti hanno insegnato?

“Sì ho avuto la fortuna di lavorare con Gianni Boncompagni, Pippo Baudo, Gino Landi, Roberto Croce, Milly Carlucci, Enrico Brignano, ed altri, che mi hanno trasmesso la disciplina, il rispetto, il sacrificio per questo lavoro e la consapevolezza che in questo campo non ci si può improvvisare”.

A proposito di improvvisazione, che ne dici della tv di oggi?

“C’è un altro modo di fare televisione. Prima esisteva il varietà, che apprezzavo molto. Oggi c’è la filosofia del reality che permette a chiunque di farsi conoscere e di ottenere popolarità”.

Ti hanno mai chiesto di fare un reality?

“In passato sono stata proposta ma per mia scelta non sono andata neanche a fare il provino, anche perché in quel momento lavoravo al teatro di Rebibbia per un progetto a cui tenevo molto”.

Con le vecchie amiche di “Non è la Rai” che rapporti hai mantenuto?

“Buoni. Ma colei con cui è nata una bella amicizia è Pamela Petrarolo, che tra l’altro è stata tra le interpreti di ‘Persone’, una performance di teatro-fisico andato in scena a giugno al Teatro Millelire di Roma”.

Cos’è esattamente il teatro-fisico?

“E’ un progetto a cui sto lavorando da tempo. Ho messo su un laboratorio permanente che mira a mettere in scena uno spettacolo attraverso il linguaggio del corpo”.

Hai rimpianti?

“Ricordo più i brutti che i bei momenti. Gli errori che commettiamo ci rendono quello che siamo. La gavetta che ho fatto, la rifarei con passione, anche se mi è costata lacrime e sorrisi ma mi ha reso determinata e forte. Con rammarico posso dire che in giro non c’è meritocrazia. Il sistema poi blocca l’arte e ci si mette anche la politica che ha tagliato i fondi. Non è un bel momento per l’artista. Paghiamo le tasse ma la nostra professione non è riconosciuta”.

So che ti piace scrivere.

“E’ vero. Ad ottobre esce il mio primo libro, ‘Privato 33’, scritto per una mia esigenza personale. Si tratta di dieci monologhi al femminile pensati per la messa in scena teatrale. Ci sono poi 33 poesie che raccontano la società, alcuni passaggi della mia vita e altre che raccontano sentimenti e stati d’animo personali. 33 perché ho scritto quando ho compiuto 33 anni. Il 3 poi ha un significato particolare per me, è il numero della quinta essenza, il numero del destino e dell’espressione. Ed è il numero che sogno spesso”.

Hai un sogno nel cassetto?

“Mi piacerebbe tornare in tv e presentare un programma. Anche se è il palcoscenico la mia stanza ideale, e lo è fin da quando ero bambina”.

Che rapporto hai con l’amore?

“Credo molto nei sentimenti. Amo l’uomo intelligente che deve avere una grande forza interiore. Sono innamorata e penso di essere fortunata ad avere incontrato chi mi sopporta”. (ride)

E con l’amicizia?

“Ho fatto pulizia dopo varie delusioni ed ora sto bene così”.

La prima cosa a cui pensi la mattina quando ti svegli?

“Chissà oggi cosa succederà! E sono molto fiera quando mi guardo allo specchio e mi riconosco nella bambina interiore che è in me”.

E a fine giornata cosa fai?

“Scrivo molto prima di addormentarmi. Su un quaderno scrivo le sensazioni della giornata”.

C’è un regista italiano che ammiri particolarmente?

“Più di uno. Diciamo, Bellocchio, Saverio Costanzo, Salvadores”.

Un attore?

“Due: Elio Germano e Claudio Santamaria”.

E tra le attrici?

“Stefania Rocca, Maia Sansa e Anna Valle”.

Se non avessi fatto questo lavoro?

“Avrei fatto la rockstar! Parlando seriamente mi sarebbe piaciuto fare il medico”.

Chi è Emanuela Panatta

E’ nata a Roma il 13 dicembre del 1977. E’ un Sagittario ascendente Vergine. Caratterialmente si definisce vitale, ottimista, dinamica, libera, indipendente, intuitiva, ironica, idealista, tollerante ma non permissiva, ribelle e non sopporta chi le vorrebbe organizzare la vita. “Preferisco sbagliare da sola!”, dice senza mezzi termini. Vive tra Torino e Roma ma le città che ama di più sono appunto la Capitale e Londra. Ama il cinema in bianco e nero e la sua favola preferita è Pinocchio. I libri che ha letto più volte sono: “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estes, “Aspettando Godot” di S. Beckett e “Romeo e Giulietta” di W. Shakespeare. I suoi fiori preferiti sono i tulipani e i girasoli, e i colori il viola e il nero.

Per saperne di più: www.emanuelapanatta.it

 

 

 

 


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