03/01/2024
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“Spare. Il minore”: Ombre e luci nella biografia del Principe Harry

di Marialuisa Roscino –

Ancora prima che uscisse, faceva già discutere. E quando, a inizio anno, “Spare. Il minore” ha debuttato in libreria, l’autobiografia-bomba del principe Harry (in Italia tradotta e pubblicata da Mondadori) è finita immediatamente al centro di dibattiti e polemiche. Attaccato aspramente da una parte di stampa e critica e in particolare da alcuni giornali britannici, va detto che il memoir, scritto da Harry con il romanziere e giornalista americano JR Moehringer, si è comunque rivelato, da subito, un successo editoriale senza precedenti, con oltre tre milioni di copie andate a ruba, a livello globale, solo nella prima settimana di vendita. In questa intervista, il punto di vista della dottoressa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista della Società Psicoanalítica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association

Dottoressa Lucattini, perché si sente di difendere il principe Harry, mentre gran parte dei media e del pubblico lo contesta, anche a fronte del libro? 

“’Spare’ rientra nel genere letterario dell’autobiografia romanzata, non pretende di essere né un diario intimo, né una testimonianza fedele dei fatti narrati. Il genere letterario è dichiarato dalla struttura del libro e dalla presenza come coautore del giornalista e scrittore John J. Moheringer, vincitore nel 2000 del premio Pulitzer, che ha partecipato alla stesura del bestseller Open, l’autobiografia romanzata del tennista Andre Agassi. E’ ben scritto e ben tradotto, ha un focus molto preciso: quali sono gli effetti nella mente adolescente di Harry per via della tragica morte della madre, le difficoltà, Il supporto ricevuto, il rapporto con la famiglia, l’approdo all’analisi, grazie all’intervento del padre, l’incontro con la donna della sua vita.  Sono magistralmente descritte le varie fasi del lutto, il tentativo di cristallizzare il tempo e la propria crescita anche attraverso il legame stretto, a tratti simbiotico, con il fratello William e la fidanzata Kate, il rapporto positivo con il padre da cui viene salvato ogni volta che si trova sull’orlo del baratro”. 

Come ha trovato il libro? Secondo lei si tratta di una testimonianza sincera o ha colto qualche passaggio ambiguo? 

“Non sembra che ci sia la volontà di testimoniare qualcosa, ma di esprimere un punto di vista. Il principe Harry, con l’aiuto di Moeringher, intende raccontare la sua versione dei fatti, dopo aver letto quanto scritto su di lui dai media internazionali e da alcuni biografi. Il testo non presenta ambiguità, non esprime dubbi sul proprio comportamento su quello dei suoi familiari, poiché alla fine, tutto è spiegato in termini psicologici e non poteva andare diversamente: “io ho sbagliato, ma ho capito e ho corretto il mio comportamento. Mio fratello ha sbagliato, ma è stato in un momento di incomprensione, a seguito del quale, il nostro rapporto è migliorato, e così via”. L’ambiguità di fondo è l’attribuzione della responsabilità di tutto ciò che di negativo è accaduto a lui e alla sua famiglia esclusivamente per via della “rapacità” dei media. Dalla morte della madre, ai dissapori col fratello, ingigantiti ad arte per vendere più copie dei giornali, al discredito gettato sul padre e su Camilla, per la quale ha dei giudizi severi, ma che salva sempre, poiché “il padre con lei è felice”.  Attribuisce non al suo ruolo, ma alla stampa indiscreta e intrusiva, il non avere una vera privacy, poiché sovraesposti mediaticamente fin da piccoli. E una certa ambiguità, c’è anche nel rapporto con gli uffici stampa della famiglia reale a cui attribuisce tutte le liti interne tra membri della sua famiglia”.

Dal suo punto di vista di esperta, esclusivamente in base a ciò che è scritto in “Spare”, che emozioni e che note psicologiche si possono cogliere di Harry rispetto al padre Carlo e al fratello William?

“Nel libro è costantemente espressa la grandissima stima che Harry ha per il padre, descritto come uomo colto, raffinato, ecologista. Da lui hai imparato moltissimo e sente che ha voluto sempre il meglio per il figlio, sostenendolo e consigliandolo nelle scelte personali. Inoltre, considera il padre la propria roccia, l’ancora di salvezza per gli interventi puntuali e mirati che lo hanno salvato da cadute depressive, errori, ansie, fragilità. Il rapporto con il padre ha dei momenti di grandissima tenerezza. Harry riesce ad interpretare il suo amore attraverso piccoli gesti, il tono della voce, una carezza fugace: toccante il ricordo di quando il papà si è seduto sul suo lettino e gli ha parlato personalmente della morte della mamma mentre si trovava in vacanza a Parigi. Il padre entusiasta alla sua recita a Eton, con cui parla a lungo delle scelte successive alla fine della scuola e con cui conviene che essere un militare lo avrebbe strutturato e aiutato, solo per citarne alcuni. È sempre il principe Carlo, Deus ex machina, che lo aiuta nei momenti di dolore straziante per la perdita della madre e lo salva nei momenti di pericolo. Lo porta con sé, loro due soli, lontani dal “ticchettio dei flash”, gli fa conoscere l’Africa che, diventa per Harry il paradiso terreste, la terra dell’Eden. Da secondogenito, Harry ha con William un rapporto di grandissimo legame e soprattutto dipendenza. William lo accetta fino ad una certa età, quando entra nell’adolescenza si sottrae a questo ruolo di sostituto paterno, durante gli anni della scuola e del college. Harry cerca con tutte le sue forze di preservare questo bozzolo originario, quasi un rapporto gemellare, anche dopo il matrimonio di William con Kate Middleton e la nascita dei loro figli. William com’è naturale si sottrae, Harry non capisce e si arrabbia, lo attacca. Ma dopo ogni critica, puntualmente si ferma, riflette e arriva la spiegazione del suo atteggiamento, c’è sempre una motivazione comprensibile, una buona spiegazione a cui segue una riconciliazione. È accaduto davvero? È una costruzione letteraria? Non ha molta importanza, il narratore raggiunge l’obiettivo: descrive come crescono due fratelli e si autonomizzato, il loro affetto, il legame, i giochi, gli scherzi, gli scontri, le rappacificazioni. Il lungo processo adolescenziale che entrambi attraversano per diventare adulti, uomini fatti, mariti e padri di famiglia”.

Rispetto alla madre Lady Diana, ai dubbi sull’incidente e a varie notazioni tra le pagine, a smuovere avviso Harry, Harry non ha mai elaborato il lutto, oppure nota che c’è stato un percorso di rielaborazione in lui? 

“’Spare è incentrato su lungo percorso che ha portato Harry a elaborare la perdita della madre, seguendo tutte le tappe canoniche del lutto: negazione-disperazione-rassegnazione. È una descrizione da manuale, in cui si apprezza particolarmente la magistrale scrittura di Moheringer. Dobbiamo credere a quello che lo scrittore dichiara. Qualunque affermazione sul principe Harry che si discosti dal racconto, sono le fantasie che il racconto induce nel lettore. I romanzi sono scritti anche per questo, per far sognare attraverso l’identificazione col protagonista.  Più il lettore è portato a farlo, più il narratore ha raggiunto il suo scopo”. 

In un’intervista promozionale legata al libro, Harry ha ribadito che adesso è felice. Secondo lei è effettivamente così o sta mentendo?  

“Mi piace immaginare che sia così, che il principe Harry sia riuscito a superare le sofferenze che descrive, il dolore per la perdita della madre e il disturbo post traumatico da stress di cui ha sofferto, a seguito delle terribili esperienze vissute in guerra, magistralmente descritte in presa diretta e con dovizia di particolari “clinici”. Harry lo afferma nel libro e nel documentario Harry e Meghan, non ho motivo o prove per pensare il contrario. Peraltro, Harry in più occasioni ha riferito di aver intrapreso un’analisi, incoraggiato dal padre preoccupato per lui. Il racconto dell’incontro con Meghan Markle e del loro amore corrisponde alla rappresentazione classica l’amore romantico, fortemente idealizzato, infarcito anche di molti topos della letteratura di genere: il colpo di fulmine, la fanciulla che inizialmente si sottrae, gli amici che sostengono e fiancheggiano, il temuto incontro con la famiglia che si trasforma in un trionfo dell’amore. È la favola dell’incontro di una principessa e di un principe del ventunesimo secolo. Meghan è una principessa sotto mentite spoglie e Harry “The Beast” che si redime e salva grazie all’amore di Belle e per Belle. Tornato principe, Harry protegge la sua amata dagli attacchi dei “ferocissimi” media, il Male assoluto, e la porta in salvo con il placet implicito della sua famiglia. I reali tacciono, sono discreti e non rilasciano interviste com’è d’uopo. Non sono reali per caso, ma per lignaggio e educazione. Reali si nasce, lo si diventa, si resta grazie ad una rigida disciplina e autodisciplina mitigata dall’amore che è un fatto privato, vissuto e manifestato a modo proprio, al di là delle parole”.

C’è chi sostiene che ci sia autosabotaggio da parte sua, è così? Cosa può dirci a riguardo?

“L’operazione letteraria e di marketing sembrano perfettamente riuscite, non si intravedono segnali di autosabotaggio. Le vendite ne fanno un bestseller, la scrittura è impeccabile, senza sbavature, coinvolgente anche nel racconto dei momenti più duri. L’immagine della monarchia è umanizzata e Harry trasformato nel “principe della porta accanto”. Harry non si rappresenta come l’erede di una dinastia antichissima e facoltosa, ma come un ragazzo inglese che soffre per la morte della madre, con un’adolescenza turbolenta, difficoltà scolastiche e amicizie forti. Il giovane commette molti errori ma paga il suo pegno, si redime, si cura e infine incontra l’amore della sua vita. Non una donna qualunque, ma una famosa attrice hollywoodiana. Il principe Harry e Meghan Markle come il principe Ranieri di Monaco e Grace Kelly. Meghan però, a dispetto di ogni stereotipo, è coltissima, intelligente, simpatica; è femminista e un’attivista impegnata nel sociale, per i diritti umani e delle minoranze. “Meg” è una donna coraggiosa e tenera che lo porta con saggezza e discrezione in un mondo lontano dal suo e stacca dai fantasmi del passato. Tutti i membri della Royal Family escono indenni, mostrati con i loro comprensibili limiti e umani difetti, peccati veniali, nulla di irrimediabile. William e il suo amore incrollabile per la moglie e per i figli amorosissimi; il padre Carlo sua roccia e suo complice, felicemente sposato con Camilla, che il narratore dice essere stata portata sulla cattiva strada dagli spin doctor, i contemporanei cattivi consiglieri di Corte della tradizione shakespeariana. La regina Elisabetta è la nonna che tutti desidererebbero avere, che fa vivere Harry in palazzi e luoghi incantati, che lo accompagna col suo sguardo amorevole per tutta la sua vita. Il nonno Filippo (di Edimburgo) pilastro della sua infanzia, descritto come un uomo comune, che fa il barbecue in giardino e scherza mentre i nipoti corrono attorno. La principessa Diana, onnipresente nel libro, è semplicemente la sua mamma, bellissima, affettuosa, dalla risata travolgente, prematuramente scomparsa non a causa della separazione dal marito, cosa che accade a tanti, ma a causa dell’atteggiamento aggressivo e persecutorio dei fotografi da cui è stata “braccata” fin dal suo fidanzamento con il principe Carlo. Il romanzo si chiude, dopo i funerali della regina Elisabetta, con la bella immagine di Harry, che mentre si trova in con i suoi bambini, riceve la visita di un colibrì. “Secondo alcune culture, i colibrì sono degli spiriti. Visitatori, per così dire. Gli Aztechi li consideravano guerrieri reincarnati. Gli esploratori spagnoli li chiamavano ‘uccelli della resurrezione’”. Dopo aver volteggiato sopra la piccola Lilibet, si ferma. Harry lo aiuta a spiccare il volo, e così, quell’essere meraviglioso e magico, riprende il suo viaggio. Il fantasma della madre si trasforma in ricordo e lo lascia libero di vivere la sua vita. ‘Spare’ è una storia di amore, dolore, perdita, redenzione; è una metafora della tortuosa scalata verso la felicità. È un racconto emozionante, intenso, toccante. Come nella tradizione del racconto fiabesco, ha un lieto fine, una morale e i buoni ce la fanno, insieme. Grande merito alla maestria letteraria dello scrittore Moehringer, che sì è cimentato in questa impresa, insieme al principe Harry, duca di Sussex, con grande talento e vibrante umanità”. 

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