U-Man: Ritmo, magia, emozioni


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Si intitola “Someone’s ready” il primo singolo degli U-MAN. Un pezzo che ti resta intrappolato nella mente sin dal primo ascolto e non se ne va, (chi scrive, lo confesso, mentre lo ascoltava in redazione lo ha ballato più di una volta insieme ai colleghi, ndr), un crescendo di musica e emozioni: il suono parte leggero e delicato come una carezza, poi sale fino a diventare incalzante, un ritmo serrato, esplosivo che ti sorprende per energia, determinazione e grinta.

di Francesca Ceci

Quella di 4 ragazzi (Jacopo Di Giuseppe, voce – Luca Fareri, batteria – Sebastian Marino, pianoforte – Stefano Santoni, basso), amici, che hanno realizzato il loro sogno: cantare. Più di una canzone, insomma, una storia, la loro (bella) storia, come sempre bella e coraggiosa è la storia di chi non si arrende e viaggia dritto nella direzione dei propri sogni, con 7 note in tasca e nel cuore a dare ritmo alla vita.

“Someone’s ready”, anche per questo, è una dichiarazione di intenti che suona come una promessa per il futuro, una promessa d’amore in musica di chi viene per restare: “Ci siamo, siamo pronti e non ce ne andiamo”. Abbiamo intervistato Jacopo, voce del gruppo, ecco quello che ci ha detto. In bocca al lupo ragazzi, siamo sicuri che sentiremo parlare di voi.

Jacopo, la prima domanda è di rito: fai gli onori di casa e ci presenti gruppo?

“Noi siamo U-MAN, un gruppo di amici, siamo cresciuti insieme, sono passati degli anni, poi abbiamo deciso di rincontrarci per seguire quello che era il nostro sogno nel cassetto sin da bambini. Abbiamo deciso di cambiare le rotte delle nostre vite per mettere su questo progetto. Facciamo una musica che ci piace sperando che possa emozionare chi ci ascolta nello stesso modo in cui ci emozioniamo noi”.

Il nome del gruppo U-MAN, un gioco di parole voluto tra pronuncia e scritto?

“Sì, è proprio questa l’idea, mi fa piacere che tu l’abbia colta. Quello che noi cantiamo sono esperienze, emozioni, situazioni di vita, racconti, tutto ciò che a che fare con la vita di tutti i giorni. Non necessariamente temi grandi, ma semplici storie di vita quotidiana, qualcosa, insomma, di molto umano. L’idea nasce dalla volontà di ritornare alle origini, a volte, la tecnologia, i messaggi che passano oggi ci spingono a pensare che bisogna essere immuni alla sofferenza, allontanarsi dai sentimenti, ma noi siamo fatti di sentimenti, per questo bisogna tornare alle origini”.

All’inizio della nostra chiacchierata mi hai detto che ad un certo punto avete deciso di cambiare la rotta delle vostre vite.  Quanto coraggio ci vuole oggi per credere in un sogno? 

“Ci vuole molto coraggio perché non ti nascondo che comunque la paura di prendere una decisione del genere c’è stata. Alla fine ha prevalso un ragionamento che abbiamo fatto tutti e cioè che per noi la paura era grande, ma l’idea di arrivare a una certa età e non aver tentato era più grande ancora, anzi, quello sarebbe stato un vero e proprio incubo. Allora ci siamo fatti coraggio, abbiamo unito le forze e come una squadra ci siamo messi in gioco”.

E’ uscito il singolo “Someone’s ready”: “Ci siamo, siamo pronti, eccoci, ci si perde, ci si ritrova”. Cosa c’è dietro al pezzo?

“Dietro ci siamo noi, c’è esattamente quel che ci è successo nel formare la band. Nella canzone c’è  il nostro processo, il nostro percorso, le paure, le speranze, quello che sentivamo in quel periodo, è stato difficile fino a che ci siamo detto siamo pronti. Per questo è la prima canzone, perché è il nostro l’inizio. Inoltre, c’è anche un altro messaggio, perché non solo volevamo dire che noi eravamo pronti, ma  Il messaggio che volevamo dare era che, nonostante i momenti bui, le difficoltà, bisogna trovare la forza di seguire ciò che amiamo. E questo vale per tutti”.

Ci sono  musicisti che vi hanno influenzato  in modo particolare?

“A livello musicale noi siamo figli degli anni ’70 ’80, della musica americana e inglese di quel periodo, U2, Pink Floid, Beatles anche se epoca diversa dalla nostra, Led Zeppelin, perciò cerchiamo di ritrovare quelle atmosfere lì, poi siamo figli del nostro tempo quindi vestiamo le canzoni  in modo diverso, il nostro modo che è di questo tempo”.

Giochino: avete a disposizione 15 minuti di grandissima popolarità per potervi esibire nel concerto dei vostri sogni. Dove siete? Con chi duettate? 

“Se me la metti così, siamo al Wembley Stadium con i Queen, siamo a ‘casa loro’, questa è la cornice”.

Guardiamo ancora al futuro: stadio pienissimo, gente che vi acclama. Il minuto prima di salire sul palco, quello in cui siete soli e pensate “Ce l’abbiamo fatto grazie a…?”

“Una persona alla quale tutti noi dobbiamo dire un grande grazie è il nostro attuale manager, nonché nostro grandissimo amico, Felice Longo, perché ha creduto in noi per primo, mettendoci la faccia. Lui tra l’altro ha un grande peso artistico  perché è autore dei nostri testi,  le scelte di arrangiamento, per noi è stato non solo il nostro primo fan ma il primo che ha creduto in noi  e ha scommesso su di noi. Per noi è importante averlo con noi, oggi e per il futuro. A livello personale, dico grazie a una persona speciale, Veronica, la mia compagna, mi ha aiutato e mi è stata sempre accanto”.


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