07/24/2021
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Eleonora Cecere: “La mia rivincita”

di Daniele Pacchiarotti –

È stata una delle ragazze di “Non è la Rai”, lo show geniale, che ha segnato un’epoca, ideato da Gianni Boncompagni. Eleonora è entrata che era giovanissima e con i suoi 12 anni è stata la più piccola del gruppo. Dotata di grande talento, l’abbiamo vista ballare e cantare con incredibile bravura e con quell’energia che tutt’oggi è rimasta intatta…

Da giovane ha recitato in film come “La Carne” di Ferreri, “L’intervista di Fellini”, è stata insomma una bambina prodigio prima di arrivare tra le file delle ragazza di “Non è la Rai”.
Oggi ha totalmente cambiato vita e lavora come vigilante, dopo che, a causa della pandemia, il suo lavoro nel mondo del teatro è stato costretto a fermarsi.
Eleonora Cecere è sposata con Luigi Galdiero, un uomo incontrato più di dieci anni fa nel mondo del teatro. La coppia ha due bambine: Karol, nata nel 2013 e Marlene nata nel 2015.
La vita per lei non è stata facile, per colpa soprattutto di problemi di salute che ha dovuto affrontare e dalla quale si è ripresa alla grande. Oggi è pronta a ritornare in pista con quell’entusiasmo ed energia positiva che l’hanno sempre contraddistinta.
Abbiamo l’onore di avere tra le nostre pagine un volto che ha fatto innamorare generazioni intere nel programma cult “Non è la Rai”. Benvenuta Eleonora, cominciamo dalle origini, non tutti sanno che sei stata una bambina prodigio. Vero?
“Tutto vero, la mia carriera comincia davvero molto piccola, mia zia la, mamma di Claudia Gerini, suggerì a mia madre di farmi fare qualcosa nello spettacolo e così approdai al concorso di Nunzio Lusso ‘Baby Star’ e incredibilmente vinsi! Da quel momento – avevo solo 8 anni – arrivarono tantissime altre proposte e bellissime occasioni tra cinema e tv. E pensare che il mio talent scout fu il grande Federico Fellini – che tra l’altro mi disse che le ricordavo sua moglie ed io lì per lì rimasi onorata anche se in quel momento non mi resi molto conto – ma solo dopo scoprii che era il mito leggendario che abbiamo conosciuto tutti e posso dire di aver avuto un grande trampolino di lancio. In seguito ebbi molte collaborazioni a partire da Gassman, Ettore Scola e partecipazioni in film come ‘La Carne’, ‘Maya’, fino ad approdare a 11 anni a ‘Domenica In’, dove non ero la classica ragazza pon pon ma l’attrazione. Ballavo, cantavo e non mi rendevo conto ancora di tutto ciò che stavo facendo e ripensandoci è stato tutto bellissimo, lì infatti conobbi le mie future colleghe di ‘Non è la Rai’, tra cui Cristina Quaranta, Ilaria Galassi, Sabrina Marina Marinangeli e altre”.
Da “Domenica In” a “Non è la Rai”, come hai vissuto questa splendida esperienza decisamente diversa da tutte le altre adolescenti? E che ricordi hai oggi?
“Avevo 12 anni quando fui chiamata per ‘Non è la Rai’. Fu un’emozione bellissima anche se forse non me ne rendevo proprio conto ma, quando vedevo le ragazze della mia età fare altro, nel senso andare a scuola o lavori più comuni, io ero contenta di fare il mio. Perché, quello che voglio assolutamente ribadire, è vero che ‘Non è la Rai’ è stato un fenomeno che ha spopolato tantissimo ma si diceva anche che eravamo ragazze messe lì così a caso, invece no! Vorrei dire che dietro c’era una preparazione in ogni minimo dettaglio. Noi ragazze con la scuola di Gianni Boncompagni passavamo tutto il giorno a studiare dizione, recitazione, ballo, canto e tutto questo me lo ritrovo ancora oggi e adesso con la consapevolezza di ciò che è stato ‘Non è la Rai’, vorrei dimostrarlo ancora di più e quindi sono pronta a tornare a 360 gradi”.
Ora sei una giovane adulta con la bellezza dei tuoi 43 anni, sei mamma di due splendide bambine, Karol e Marlene, e un marito che ti ama, ma hai dovuto affrontare una terribile malattia di cui poco si parla: l’endometriosi. Ce lo racconti?
“Sì ho avuto un un alto livello di endometriosi e che è una malattia invalidante al 100 per cento che attacca gli organi interni. Se presa in tempo comunque si guarisce, purtroppo si soffre anche molto intensamente. Ovviamente mi è stato tolto l’utero ma per fortuna ho le mie figlie che sono la mia vita… E poi ho combattuto molto perché dopo l’operazione ho ‘preso’ un batterio e sono stata un mese in ospedale. Non mangiavo più ma la mia forza e la mia fede, soprattutto il mio legame con la figura di padre Pio, e grazie ai medici, sono riuscita a uscirne fuori. Oggi faccio parte di un’associazione per tutte le ragazze che soffrono di questa malattia, di cui si parla poco, perché vorrei portare il messaggio di non avere paura ma tanta speranza perché se ne può uscire!”.
Nonostante tu abbia sempre avuto dentro di te la voglia costante di salire su un palco e cantare, danzare come abbiamo visto fare in maniera eccelsa in tutti questi anni, nel periodo della pandemia Covid hai scelto un lavoro che ti consente di fare del bene al prossimo e cioè la vigilante nel reparto di uno dei più noti centri vaccinali della regione Lazio. Come vivi questa esperienza?
“Ho scelto di lavorare in un centro vaccinale Covid anche per il motivo di cui parlavo prima. Mi piace far star bene e aiutare chi ha sofferto come me – ma l’aiutare il prossimo è una vocazione che ho da sempre –  e quando vedo delle persone di 80/90 anni, oppure i più giovani, avere il terrore negli occhi per il vaccino, porto lì la mia teatralità e cerco di applicare un po’ la mia arte al lavoro. In questa maniera provo a strappare un sorriso, che poi è quello che faccio da sempre ma, in particolare, in un momento come questo voglio nel nel mio piccolo aiutare più persone possibili. E quando poi le vedo uscire sorridenti e mi ringraziano, per me è una bellissima gratificazione che mi riempie di gioia”.

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