05/21/2024
HomeSpettacoloElisa Mascia: La voce delle donne in “Più della mia vita”

Elisa Mascia: La voce delle donne in “Più della mia vita”

di Mara Fux –

Con la toccante regia di Gabriella Praticò e la commovente interpretazione di Lucia Ciardo, Gigi Palla nonché della stessa autrice, sul raffinato palcoscenico del Teatro di Villa Lazzaroni va in scena a maggio l’attesissimo “Più della mia vita”, delicatissima opera teatrale firmata da Elisa Mascia meritoria del “Premio ANIMA MUNDI -nuova drammaturgia al femminile”. In un’epoca in cui la violenza di genere la fa da padrona su social e rotocalchi, il teatro lancia il suo grido con educazione attraverso il dialogo tra due donne, Anna e Maria, accumunate da un destino simile. La loro vicenda si svolge a Roma nel cuore del quartiere Testaccio ove ambedue vivono consumando nel silenzio la propria quotidianità personale tra le angherie di un padre padrone e la sottomissione ad un marito violento. L’una non saprà mai dell’altra se non quando le fredde e spoglie pareti del manicomio le accoglieranno sino alla fine dei loro giorni.
Come nasce “Più della mia vita”?
“L’idea nasce circa una decina di anni fa, quando per oltre un anno ho intervistato in più riprese Maria Morena, una delle ultime ex infermiere del manicomio di Santa Maria della Pietà, intenzionata a scriverne la biografia. Attraverso lei ho potuto approfondire la storia della struttura ma anche il modo disumano in cui era trattata la malattia psichiatrica nel vecchio sistema ovvero fino all’arrivo di Franco Basaglia che nel 1978 rivoluzionò il tutto, rendendo al malato mentale la dignità. Maria mi raccontò allora di donne che entravano in manicomio per i motivi più disparati e che, pur non essendo malate, rimanevano nella struttura per sempre”.
Perché entravano in un manicomio se non erano malate di mente?
“Perché spesso il manicomio era il luogo in cui relegare le donne quando diventavano “scomode”; lo facevano, ad esempio, mariti che avevano un’amante o che ritenevano non corrispondessero ai canoni della “moglie-madre perfetta”; spesso capitava anche con donne affette di depressione post-partum: chi ne soffriva veniva tradotta forzatamente lì dentro”.
E venivano trattate come malate psichiatriche?
“Purtroppo sì: donne che entravano magari depresse ma comunque psicologicamente sane, in quell’ambiente e con quei trattamenti disumani ed alienanti spesso impazzivano davvero. Con l’ovvia conclusione che una volta dentro non ne uscivi più fuori”.
Anna e Maria, protagoniste del tuo testo, sono due pazienti realmente esistite?
“Le loro sono storie liberamente ispirate a storie vere, a racconti che ho raccolto durante la mia indagine ma sono anche l’elaborazione di esperienze mie personali e familiari, con cui purtroppo mi sono dovuta confrontare nel corso della vita e che mi hanno portata a voler cercare di capire, di spiegare ed infine di “raccontare” il disagio e la sofferenza delle donne. Intendo quella che forse ci portiamo dentro tutte per cultura, educazione, convinzioni sociali e religiose; quell’etichetta che abbiamo ancora stampata sulla pelle e che condiziona ancora la nostra vita e non ci permette di ascoltarci davvero fino in fondo”.
L’argomento è di grande attualità. State cavalcando un’onda?
“’Più della mia vita’ è un progetto venuto alla luce per la prima volta nel 2020 sul palcoscenico del Teatro in Trastevere quando Marco Zordan, il direttore, nel vederlo volle segnalarlo come miglior spettacolo della stagione alla commissione del Premio Anima Mundi. Già allora “Domina Onlus”, “Differenza Donna” e “Donna Lisa” tre associazioni attente alla tutela della donna, ci sostennero col proprio patrocinio: direi che non c’è stato bisogno di cavalcare l’onda femminicida che oggigiorno attanaglia la nostra società. Il nostro progetto è altro, è un “Inno alla vita”, alla vita che ciascuna donna ha il diritto di riprendersi, imparando ad ascoltarsi, ad esprimere e a vivere quello che sente e quello che è veramente, nella propria unicità e particolarità”.

Condividi Su:
I giovani: Stare ben
Crisula Stafida: “

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO