06/25/2022
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Gino Labate: Da Fantastico al Barcelona Ballet Project

E’ considerato uno dei Maestri, con la “M” maiuscola, della danza. Da un po’ di tempo vive a Barcellona dove ha messo in piedi il progetto il Barcelona Ballet Project. Il suo nome è legato alla partecipazione a trasmissioni televisive cult come Fantastico 9 e 10 e Serata d’Onore

Maestro Labate, un nome il suo con una grande storia alle spalle. Partiamo dai suoi primi passi nel mondo della danza… come ha conosciuto questo mondo? 

“Vi racconto brevemente i miei inizi. Sono di origini calabresi ho trascorso i primi  venti anni della mia vita nella città di Reggio Calabria. Inizialmente le mie passioni giovanili erano soprattutto orientate al mondo dello sport più che all’arte, per anni infatti mi sono dedicato a livello semiprofessionale all’atletica leggera, al calcio, al rugby e per ultimo alla pallavolo. All’età di 21 anni, affascinato dalle coreografie che arricchivano gli show in prima serata sulle reti televisive italiane, decisi di dedicarmi allo studio della danza. Dopo un breve periodo di studi all’interno di una scuola privata della mia città, determinato più che mai a intraprendere questa carriera, decisi di trasferirmi a Roma dietro prezioso consiglio di Lino Vacca. Arrivato a Roma le prime esperienze furono soprattutto in TV come danzatore in trasmissioni quali Noi no con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Non stop con Enzo Trapani, C’era una volta con le coreografie di Don Lurio e altre ancora.  A Roma inizio i miei studi nella scuola di Gianni Notari e Wilma Battafarano e dopo un anno riuscii ad entrare all’ Accademia Nazionale di Danza sotto la direzione della Sig.ra Giuliana Penzi. La formazione di quegli anni derivò tutta dalle lezioni tenute da Zarko Prebil, Clarissa Mucci, Sabine Le Blanc e dalla Direttrice Giuliana Penzi di cui conservo un bellissimo ricordo. Fu un periodo fantastico di formazione e esperienza di palcoscenico all’interno del gruppo stabile creato appositamente dalla direttrice con l’intento di dare una grande opportunità ai giovani danzatori più talentosi dell’accademia, di trasferire la tecnica e l’arte appresa in classe direttamente in scena con la guida unica del maestro Zarko Prebil, grandissimo artista e conoscitore del repertorio classico”. 

Lei ha lasciato il suo paese e ha cominciato a lavorare giovanissimo. Qual è stato il suo primo impegno come professionista in questo settore? 

“All’interno dell’Accademia ebbi la grande opportunità di accompagnare lo studio con l’esperienza di palcoscenico all’interno del gruppo stabile; danzai dunque il repertorio classico in ruoli da solista sotto l’ineguagliabile guida del Maestro Zarko Prebil. Le tournée realizzate con il gruppo stabile mi diedero la possibilità di danzare accanto a prime ballerine ospiti e etoile come Elisabetta Terabust che ricordo con grande affetto e ammirazione.  Durante il periodo di studio in accademia ebbi l’opportunità di lavorare come aggiunto nel corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma rivestendo anche ruoli da solista e danzando in balletti come ‘Marco Spada’, ‘Lago dei cigni’, ‘Bergkristall’, ‘Bella addormentata’ a fianco di Rudolf Nureyev, Francesca Zumbo, Carla Fracci e Gheorghe Iancu. Successivamente nell’estate del 1982 danzai nella compagnia di Renato Greco partecipando a una tournée internazionale. Nel settembre del 1982 entrai a far parte della compagnia del Teatro Maggio Musicale Fiorentino prendendo parte a produzioni classiche e contemporanee rivestendo ruoli da solista e primo ballerino. In questi anni ebbi la grande opportunità di lavorare con coreografi di fama internazionale quali Peter Schaufuss, Oscar Araiz, Eugene Poliakov, Mario Pistoni, Flemming Flindt, danzando accanto a Carla Fracci, Rudolf Nureyev, Sylvie Guillem, James Urbain. Fu proprio durante l’esperienza fiorentina che avvertii l’esigenza di dedicarmi alla coreografia e infatti esordii partecipando alla bottega coreografica di Grassina presentando ‘Giulietta e Romeo’, oggi su musica di Gustav Mahler interpretata da Antonella Cerreto e Massimo Andaloro. Lo stesso evento vide la partecipazione di coreografi all’epoca già noti come Egon Madsen, Luc Bouy, Rino Pedrazzini”. 

Lei ha lavorato molto in teatro ma anche in tv e molto presto come coreografo. Quali ricordi in questo? 

“Dopo i primissimi esordi in tv nel ’77, successivamente ho danzato in Fantastico 9 e 10 con le coreografie di Franco Miseria. Il periodo di Fantastico è stato sicuramente il più bel periodo della televisione italiana sia per lo spessore artistico dei danzatori che per la qualità delle coreografie. La danza in TV a quei tempi era una danza diversa da quella di oggi. Passavamo ore ed ore in sala prove provando le coreografie e nei momenti di pausa ci divertivamo con i colleghi mettendoci alla prova con sfide tecniche tra piroette e salti. Era un ambiente molto stimolante e ho ricordi piacevoli. Le coreografie erano costruite bene e incorniciate perfettamente da scenografie che completavano con gusto e armonia il tutto. Erano gli anni della bella danza in TV con protagonisti danzatori forti e completi. Tutte le esperienze che ho vissuto sia in teatro che in Tv sono state importanti per me e le rifarei con lo stesso spirito e entusiasmo di allora. Ho lavorato anche per ‘Serata D’Onore’ come danzatore e Umbria Fiction in qualità di assistente alla coreografia con Gino Landi. È del 1994 l’esperienza di ‘Uno Mattina’ in qualità di coreografo è stata importante perché ha apportato rilievo al mio ruolo in tv non soltanto come danzatore ma dandomi la possibilità di esprimermi come coreografo. A ‘Uno Mattina’ ho avuto la possibilità di allontanarmi dal tipico cliché coreografico televisivo creando coreografie più vicine al mio stile personale, pur rispettando gli spazi concessi e le tematiche che venivano proposte dagli autori. L’aspetto meno piacevole erano le alzatacce alle 4.30 del mattino per arrivare in studio e assicurare che tutto fosse pronto prima della diretta”. 

Anche lei da tempo si è trasferito all’estero con tutta la sua famiglia e ha scelto Barcellona come sua nuova “casa” dove ha fondato un’importante realtà. Ce ne parli… 

“La scelta di andare a vivere all’estero non è stata semplice ed è stata dettata da varie motivazioni. Nonostante l’amore che mi lega al mio paese avvertivo la mancanza di una mentalità e una concretezza di intenti sociali e politici nei confronti degli artisti e del loro ambito lavorativo. In altri termini con la mia famiglia abbiamo cercato in un altro paese e trovato nella città di Barcellona il posto ideale per sviluppare i nostri progetti e metterne in cantiere di nuovi e se a questo abbini il fatto che è una città straordinaria e stimolante soprattutto per un artista riesci a comprendere perché la consideriamo la nostra seconda casa. Dopo qualche tempo dal nostro trasferimento in Spagna io e mia moglie Emanuela Campiciano abbiamo fondato il Barcelona Ballet Project, centro internazionale per lo studio della danza contemporanea della Catalunya. In poco tempo il BBP è divenuto un punto di riferimento per i giovani danzatori che vogliano intraprendere un percorso di perfezionamento e approfittare della possibilità di abbinare allo studio professionale della danza l’esperienza di vivere in questa fantastica città. Ogni anno giungono molti ragazzi provenienti da diversi paesi del mondo europei e non e a loro proponiamo un programma di studio completo sia dal punto di vista della danza classica che per quanto riguarda lo studio della danza contemporanea. Periodicamente il BBP ospita docenti esterni di chiara fama e direttori di compagnie europee per dare ai nostri studenti la possibilità di approfondire ancora di più le loro conoscenze e avere l’opportunità di essere selezionati ed iniziare il loro percorso lavorativo”. 

E da questa realtà nasce la Barcelona Ballet Project – The Company con la quale dal 31 marzo al 3 aprile sarete in scena con lo spettacolo “Mas Alla De La Oscuridad” al Teatro Apolo di Barcellona. Di cosa parla lo spettacolo? 

“Parallelamente al programma formativo del BBP Academy abbiamo fondato una compagnia di danza il Barcelona Ballet Project The Company che da ai nostri danzatori la possibilità di sperimentare in scena ciò che è stato appreso in sala. È un’ottima opportunità offerta solo ai migliori elementi del corso professionale. Attualmente la compagnia è impegnata in una produzione dal titolo ‘Mas allá de la oscuridad’, un progetto socio educativo contro la violenza di genere che aveva gia debuttato a Barcellona nel mese di novembre del 2019 ma che a causa del Covid ha subito un blocco di programmazioe forzato; la programmazione però è nuovamente ripartita e la compagnia andrà in scena, sempre con ‘Mas allá de la oscuridad’, al teatro Apolo di Barcellona dal 31 di marzo al 3 aprile prossimi, grazie all’ottimo lavoro manageriale svolto da Antonio Desiderio. La danza diventa un veicolo unico nel trasferire messaggi che con altri mezzi potrebbero essere recepiti non così profondamente come la danza riesce a fare, ovvero emozionando e avvicinando empaticamente il pubblico alla sofferenza e al contempo alla speranza che sono racchiusi nel messaggio che ‘Mas alla de la oscuridad’ vuole trasferire soprattutto ai giovani. Una donna vittima ma forte che trova la salvezza, nel coraggio delle sue scelte e nella vicinanza delle persone a lei care, famiglia e amici”. 

Le manca l’Italia? 

“Dell’Italia certamente in primis mi manca la mia famiglia e i miei amici che soprattutto negli ultimi anni purtroppo a causa della pandemia ho potuto incontrare poche volte. Mi manca soprattutto Roma e la sua atmosfera unica e introvabile in nessun luogo al mondo”. 

Quale messaggio si sente di lanciare alle giovani generazioni? 

“Credo che non bisogna pensare ai giovani che si avvicinano allo studio professionale della danza come ad una categoria all’interno della quale troviamo nuove leve tutte accomunate da spirito di sacrificio, passione e determinazione in egual misura. Non tutti i giovani danzatori che decidono di dedicarsi professionalmente alla danza riescono nel loro intento iniziale e non tutti allo stesso modo. La differenza la fa chi non molla durante il percorso e non chi è animato soltanto da propositi e intenti in fase iniziale. È il viaggio che conta e la crescita che porta con se e soprattutto la consapevolezza che la possibilità di migliorare se stessi non ha mai fine. Credo fermamente, e questo è l’approccio allo studio su cui si basa il programma di formazione professionale del Barcelona Ballet Project, che i danzatori oggi, per aver più chance e possibilità lavorative gratificanti, debbano basare la loro formazione su uno studio completo che dia uguale spazio ed importanza sia alla danza classica che a quella contemporanea con l’approfondimento di tutte le discipline complementari collegate ad esse. Cosi come è importante trasferire ai giovani il messaggio che per comprendere la danza oggi è imprescindibile sapere da dove questa derivi sia in termini storici che da un punto di vista legato alla conoscenza dell’anatomia del corpo umano. Sono tutte competenze che fanno di un danzatore un artista più consapevole e pronto a comunicare se stesso in un linguaggio e stile personali nuovi”. 

Progetti futuri? 

“I progetti attualmente sono soprattutto dedicati al Barcelona Ballet Project per quanto riguarda la formazione poiché siamo sempre alla continua ricerca di soluzioni che possano perfezionare l’offerta formativa all’interno del nostro centro per garantire un ottima formazione ai nostri studenti. Abbiamo in cantiere progetti importanti riguardo la realizzazione di tour europei e extraeuropei con la nostra compagnia cosi come la realizzazione di progetti più ambiziosi ancora riguardo la creazione di nuovi spazi dedicati alla formazione con annesse installazioni dedicate alla performance dal vivo. Poi sicuramente è arrivato il momento adesso che le restrizioni Covid si stanno allentando di soddisfare la richiesta di molti centri formativi e istituzioni che chiedono la presenza mia e di Emanuela in qualità di docenti e coreografi. Dunque ritorneremo a viaggiare più spesso e a portare la nostra danza in giro”. 

Cosa rappresenta per lei la Danza? 

“Non credo si possa definire a parole. Quando comprendi che la danza è parte di te, che è un esigenza, una forza unica che riesce a emozionare al contempo chi danza e chi osserva, tutto ciò ti conquista e fa di te una persona nuova. Per me la danza contiene in se il significato più profondo dell’esistenza soprattutto se lo intendiamo come necessità, come emergenza di essere movimento, di convertire le emozioni in azione danzata, nella danza ritrovo me stesso, mi sento al mio posto perfettamente centrato”. 

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Martina Menichini:
Marco Agostino: “L

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