02/28/2024
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In crescita il consumo di alcol tra gli adolescenti, è allarme

di Marialuisa Roscino –

Cosa c’è dietro a questo fenomeno? Ne parliamo con la dottoressa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista della Società Psicoanalítica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association

Dottoressa Lucattini, il consumo dell’alcol è in costante aumento tra i giovani, cosa spinge secondo Lei i giovani a bere?

“Accanto a disturbi psicologici, quale angoscia, ansia e depressione, i dati recenti del Ministero della Salute mostrano un aumento dell’abitudine al consumo di alcolici come se fosse un gioco e sotto forma di sfide (challenge). Dei circa nove milioni di persone a rischio di dipendenza da alcol, ottocentomila sono minorenni, con un primato negativo per le ragazze tra i 14 e i 17 anni, che per la prima volta “superano” i coetanei maschi. Un altro fenomeno è il binge drinking, le abbuffate di alcol. Per l’OMS il binge drinking è, da anni, uno dei rischi per la salute mondiale, in particolare tra i giovanissimi”.

Generalmente, in quali fasce d’età inizia il consumo di alcol?

“I dati non sono confortanti. In Europa l’80% degli adolescenti fa un uso abituale di alcol già tra i 15 e i 16 anni; in Italia la percentuale di adolescenti nella stessa fascia d’età è dell’84%, il 45% di questi ha iniziato il consumo alcolico a 13 anni o anche  prima. Dalla “Indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani” elaborata dall’Istat del 2020, nell’ambito dello studio della Commissione parlamentare per infanzia e l’adolescenza, circa 750.000 minori in Italia consumano birra, aperitivi alcolici, amari o superalcolici. Negli ultimi dieci anni, per la fascia di età 18-24 anni si è passati dal 69,1% del 2010 al 73,5% del 2020 con un aumento nelle ragazze minorenni. Durante il lockdown l’acquisto di alcol in Italia è aumentato del 400% a causa dell’acquisto on line e dell’aumento delle sindromi ansioso-depressive post-pandemia”.

Quali sono a suo avviso le ragioni profonde? 

“In alcuni casi, si osserva l’interiorizzazione di modelli familiari per identificazione o l’imitazione di modelli sociali, basta pensare a film e serie tv con uso gli alcolici. Nell’adolescenza poi, il gruppo dei pari, dei coetanei, può indurre l’abitudine di bere in situazioni sociali, “per sciogliere il ghiaccio”.  I fattori personali sono però determinanti: depressione, ansia, angoscia, insicurezze, bassa autostima. L’alcol è vissuto come una sostanza miracolosa che aiuta a affrontare tutte le difficoltà evitandole. Gli adolescenti bevono per noia, un equivalente depressivo, per riempire una sensazione di vuoto, di solitudine, di perdita. Se è sperimentazione dopo la prima brutta ubriacatura, l’uso cessa. Se è per ribellione adolescenziale, purtroppo può invece continuare. Questo a causa dell’ebbrezza, della disinibizione, dell’anestesia emotiva alle sensazioni negative. 

C’è una correlazione tra alcol e depressione?

“Assolutamente sì. La depressione porta a bere e l’alcool causa depressione, innescando un circolo vizioso, una sorta di vortice negativo. A livello clinico, quando riscontriamo abuso di alcool o anche uso cronico, la prima ipotesi è di un disturbo depressivo o anche di una sindrome bipolare. I traumi durante l’infanzia possono causare una frattura emotiva ed affettiva che può subito o nell’adolescenza. C’è una correlazione tra depressione precoce e dipendenza da alcool. Una depressione infantile non intercettata e curata, si prolunga attraverso l’adolescenza e può essere complicata dall’abuso di alcool situazionale o continuato, con pericolo di dipendenza fisica e psicologica”.

Cosa succede se si beve alcol da giovani, quali conseguenze gravi possono esserci per la loro salute?

“Da alcuni anni, si osservano sempre di più anche nei ragazzi, epatiti e pancreatiti alcoliche acute, epilessia alcolica e danni celebrali importanti da uso massiccio di superalcolici. Inoltre, col passare degli anni, aumenta il rischio di altri disturbi e patologie quali disturbi della memoria, disorientamento spazio-temporale, disfunzioni della sfera sessuale, miocardite, cirrosi epatica, tumori, demenza. L’uso abituale di alcool inoltre, può associarsi ad altre dipendenze patologiche, gioco d’azzardo e poli-abuso cioè l’assunzione di alcol insieme ad altre sostanze stupefacenti.  Sono indicativi dati sugli incidenti stradali collegati alla guida sotto l’effetto dell’alcol, in stato d’ebbrezza, che mostrano un lento, ma progressivo aumento. In Europa, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nella fascia d’età 15-29 anni, il 35% del totale, il 25% tra i ragazzi e il 10% tra le ragazze”.

Dati i numeri in forte crescita di abuso di alcol tra i giovani, secondo Lei, quale impatto sociale e sanitario dobbiamo aspettarci, se non si prevedono delle adeguate ed ulteriori misure di prevenzione?

“L’Istituto Superiore di Sanità stima l’impatto sociale, sanitario ed economico dell’alcol in Europa in 125 miliardi di euro, pari all’1,3% del Pil europeo. La contabilizzazione dell’impatto economico, sanitario e sociale, dell’alcol in Europa, per ogni famiglia, è in media di 650 euro l’anno. Inoltre, negli Stati membri ogni anno muoiono 115.000 persone, soprattutto giovani, per cause correlate all’alcol. Ma ci sono anche altre conseguenze, poiché gli adolescenti crescono e, se non aiutati per tempo, diventano adulti senza consapevolezza sui danni alcol-correlati. Ad esempio, l’alcol in gravidanza è causa principale del sottopeso in circa 60.000 bambini nati in Europa. A causa dell’alcolismo in Europa dai 5 ai 9 milioni di bambini vivono in condizioni di emarginazione, violenza domestica e familiare”. 

Dottoressa Lucattini, i recenti dati ci dicono anche che gli incidenti stradali, in cui incorrono i giovani, sono sempre più frequentemente causati dal loro stato d’ebbrezza, a suo avviso, come è possibile intervenire?

“In Europa si registrano circa 10.000 morti sulle strade per guida in stato di ebbrezza e di oltre 2.000 omicidi ogni anno. Gli incidenti stradali dagli anni ottanta sono la seconda causa di morte dei giovani, negli ultimi anni è divenuta la prima, proprio a causa dell’uso di alcol e altre sostanze stupefacenti. Gli incidenti stradali entrano nel novero dei comportamenti “parasuicidari”, quei tentativi di suicidio su base inconscia, per ragioni depressive. In adolescenza, la depressione ha molte forme, dall’inversione del tono dell’umore con agitazione, irrequietezza e maniacalità, alla sfida del pericolo e ricerca del brivido per “sentirsi vivi”, alla sfida della morte. Qualunque intervento implica la prevenzione dei disturbi depressivi, gli interventi precoci, un’informazione seria sulla tossicità dell’alcol sul corpo e sulla mente. Genitori e adolescenti non sanno che l’alcol impedisce lo sviluppo psicologico, congela la crescita poiché riduce la tolleranza alla frustrazione, di anestesia al dolore mentale e quindi impossibilità a viverlo fino in fondo, condizione necessaria per riflettere sulle ragioni e per trovare risposte e soluzioni. Indebolisce il proprio “Io” e provoca dipendenza dallo stordimento e dall’euforia, infine dipendenza fisica”. 

Crede sia determinante il ruolo della scuola nel continuare a trasferire ai giovani la conoscenza dei gravi rischi e conseguenze dell’abuso dell’alcol per la loro salute, al fine di renderli più consapevoli? 

“Assolutamente sì. La scuola svolge un ruolo fondamentale nell’educazione alla vita sana, nell’informazione, nella prevenzione e nell’intercettare il disagio psicologico al suo primo manifestarsi. Ancora c’è una scarsa sensibilità rispetto alla pericolosità dell’alcol. La scuola potrebbe offrire dei modelli alternativi allo sballo. Indicare nuove strade per affermarsi investendo su se stessi e acquistando fiducia nei propri mezzi. Gli insegnanti possono essere dei fari che gettano una luce sul futuro aprendo mondi nuovi e mostrando nuove prospettive, di concerto con i genitori. Genitori e insegnanti hanno ruoli diversi ma complementari. Andrebbe valorizzata e creato una sodalizio tra adulti, tra genitori e insegnanti, al di là del ‘Patto scuola-famiglia’”.

Qual è la specificità della psicoanalisi nella cura dell’abuso e della dipendenza alcolica?

“La cura dell’alcolismo è multimodale e richiede il lavoro di concerto di diversi specialisti. Nello specifico, la terapia psicoanalitica ha una specificità nell’affrontare il dolore mentale, gli aspetti traumatici inconsci e rimossi. Inoltre, anche lutti e perdite non elaborati, spesso sottostanti ad alcune forme di abuso e dipendenza da alcol. L’analisi attiva ex-novo o riattiva, la capacità di pensare bloccata dalla depressione. Il cambiamento non rimane confinato nello spazio analitico, nella relazione con l’analista. Poiché è un cambiamento del paziente, è efficace e duraturo, e riguarderà tutti gli ambiti della vita del paziente. Curando le cause, si cura l’abuso di alcol”.

Quali consigli si sente invece di dare ai genitori?

“Dare il buon esempio. Avere comportamenti e stili di vita sani, e non abusare di alcol. Parlare con i figli, sempre e infaticabilmente. Sforzarsi di parlare con loro. Sollecitarli a parlare di tutto e ascoltare: i racconti, i problemi, i silenzi, i pianti, gli amori, i litigi con gli amici. Osservarli e se bevono prendere decisioni anche scomode per impedire che lo facciano ancora. Quando organizzate feste per i figli, non devono esserci superalcolici, neppure se maggiorenni. Non interpretare l’abuso di alcol, il binge drinking, le challenge come “ragazzate”, non lo sono, mai. Sapere che l’uso e l’abuso di alcol nasconde depressione, angoscia, solitudine, insicurezze profonde, disagio psicologico e che non è da trascurare, per cui è necessario rivolgersi ad uno psicoanalista il prima possibile”.

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