05/07/2021
HomeAttualitàMassimo Izzo: “Nel mio libro vi racconto il tunnel della ludopatia”

Massimo Izzo: “Nel mio libro vi racconto il tunnel della ludopatia”

Attore teatrale, regista, fotografo, attraverso “Ci scommetto” ripercorre le tappe che l’hanno portato prima a essere succube del gioco e poi ad uscire da questo incubo.

Ciao Massimo, sappiamo che è di imminente pubblicazione il tuo primo libro e che riveste per te un momento particolarmente importante della tua vita. Ma vogliamo far svelare a te il titolo e l’argomento di cui tratta. Prima raccontaci un po’ la tua vita, come Massimo Izzo è arrivato fin qui.
“Grazie a voi per questa intervista, innanzitutto. E’ un piacere immenso trovarmi a raccontare a voi e al vostro pubblico la mia storia e il percorso che mi ha fatto arrivare fino alla pubblicazione come hai detto tu, del mio primo libro, solo nominarlo suscita in me una profonda e forte emozione”.
Ti vediamo: i tuoi occhi brillano solo a nominarlo. Svelaci un po’ del tuo percorso di vita e artistico.
“Con piacere. Fino all’età di 19 anni non mi ero interessato tantissimo al teatro. Mi sono diplomato fotografo e un pochino a contatto con l’arte ci sono sempre stato, mio padre era sceneggiatore di fumetti e quindi creatore di storie fantastiche. Mamma era l’angelo del focolare, che ha cresciuto me e mio fratello Alessandro nel migliore dei modi. La passione per il teatro è arrivata con l’Accademia Ribalte al Teatro Sistina, spinto dalle mie amicizie che avevano iniziato a frequentarla. In quel momento scocca una scintilla che ha fatto divampare un fuoco d’amore per l’arte che non si è mai spento. Sono diventato attore, e di seguito autore di commedie, testi gialli, thriller e drammatici. Ho iniziato e approfondito il percorso da Regista, sia dei miei testi che di altri autori. Questo amore teatrale è stato affiancato dalla mia attività di animatore: stare a contatto con le persone mi è sempre piaciuto, sentire che ciò che faccio rende felici gli altri è una soddisfazione per me irrinunciabile”.
Come sei giunto a scrivere un libro, dopo anni dedicati al teatro?
“Mi fai una domanda la cui risposta è difficile riassumere in poche parole. Cercherò di fare il possibile. La mia vita è stata costellata finora di tantissime cose belle, ma anche di fatti meno piacevoli. Ciò che ha condizionato la mia vita per 27 anni è stata quella che ora posso definire come una patologia: la ludopatia. Ho attraversato anni difficilissimi in cui la mia dipendenza dal gioco ha rovinato la mia vita e quella di tutte le persone che mi hanno circondato nel mio percorso. Ho perso rapporti affettivi, amici, persone importanti: ho messo in gioco tutto nel vero senso della parola, e arrivato sull’orlo del baratro, ho trovato la forza di puntare sull’unica cosa su cui non avevo ancora mai scommesso. Me stesso. Da questa esperienza devastante e allo stesso tempo che ha segnato la mia vita, è nata l’esigenza di raccontare. Di parlare di un problema serio e profondo, che tocca l’esistenza di tante persone, di cui non si parla abbastanza: il mio libro racconta appunto tutto il mio percorso patologico e di rinascita”.
Quello che ci racconti ci lascia senza parole e ci tocca particolarmente. Come si intitola il tuo libro e, se puoi, raccontaci come sei riuscito ad uscire da un tunnel terribile e devastante.
“Grazie per questa domanda, ci tengo molto a parlare della mia rinascita e della mia nuova vita. Il libro si intitola ‘Ci scommetto’ ed è una sorta di diario che attraversa appunto 27 anni di vita, tra aneddoti, eventi importanti e l’escalation, in negativo, della mia ludopatia. Come ho iniziato a giocare, le motivazioni che mi hanno spinto verso la dipendenza. Racconto il processo per cui ciò che dapprima era un piacere, è diventato un bisogno e infine un’ossessione. Ho messo il gioco davanti a tutto, ledendo i miei amori, le mie passioni. Ero completamente offuscato dal mio vizio: nel momento in cui avevo deciso di porre fine a questa tortura per me e per gli altri, ho incontrato sulla mia strada uno psicologo che finalmente è riuscito a trovare la chiave per scardinare la mia dipendenza. Marco Vetrano, psicologo di Ostia, è stato il mio ‘mentore’, colui che mi ha aiutato a percorrere la strada giusta, a prendere il sentiero per ricostruire la mia vita, recuperare i rapporti personali e affettivi”.
Una presenza importante, sicuramente. Quando è prevista l’uscita del tuo libro?
“L’uscita è prevista per marzo. Ci tengo a dire che un valore aggiunto del mio libro è sicuramente la collaborazione con due grandi illustratori di Zagor, Dylan Dog, Samuel Stern e tanti altri: Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni. Sono orgoglioso e onorato della loro collaborazione: creeranno delle tavole illustrative per le prime cento copie di ‘Ci scommetto’ che per questo definisco ‘speciali’, inoltre firmeranno anche la copertina, bellissima, del mio libro. Spero che questo sia una spinta in più per presentare un’opera che ha come fine ultimo quello di aiutare coloro che sono ludopatici, o che non sanno ancora di esserlo, oltre che le persone a loro vicine”.
Massimo una collaborazione sicuramente speciale: e tante belle cose in arrivo. Ma sappiamo che bolle qualcos’altro in pentola. Ce ne vuoi parlare?
“Certo. Nella mia pentola ci sono tanti progetti fotografici e teatrali. Primo fra tutti, il più importante, è ‘Io può fare’. Uno spettacolo teatrale che ho scritto ancor prima del mio libro: viene rappresentato il rapporto d’amore morboso e claustrofobico tra un uomo e la VLT, la slot machine. Attraverso una drammatizzazione che ho cercato di rendere il più coinvolgente possibile, uomo e macchina sono avvinghiati in un rapporto che lascia senza fiato, cercando di spiegare a tutti coloro che guarderanno lo spettacolo cos’e’ veramente la ludopatia. A seguire dello spettacolo, che verrà rappresentato in diversi teatri e da diversi attori ogni volta, seguirà il dibattito in sala con gli psicologi Marco Vetrano, Noemi Romana Bernardi e gli artisti coinvolti nella piéce”.
Che dire, Massimo, una pentola ricca, piena di tante cose belle tra cui quella più importante: la tua rinascita. Ti ringraziamo per questa bellissima intervista e ti auguriamo che tutti i tuoi progetti veleggino alla grande, raggiungendo le mete che hai prefissato nel miglior modo possibile.
“Grazie a voi per questa bellissima intervista e l’opportunità che mi avete dato di raccontare me stesso e i miei progetti”.

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