06/22/2024
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Nicola Caprera: Una terza figlia chiamata Radio Roma Sound 

di Alessio Certosa –

La radio è la sua terza figlia e lo dice con orgoglio e amore nei confronti di questo importante mezzo, che dopo quasi cinquant’anni resiste e si rafforza ancor di più. Lui è Nicola Caprera, editore di Radio Roma Sound, già New Sound Level, una realtà radiofonica che mira a differenziarsi nel panorama omogeneo delle radio. Parte da Roma, nel senso che i suoi studi si trovano nella Capitale, ma il suo messaggio arriva ovunque, attraverso l’etere e la Rete. Da circa un anno GP Magazine, attraverso una rubrica apposita (Storie di Radio ndr) racconta le storie e gli aneddoti dei personaggi che hanno fatto parte della radiofonica sin dagli albori. Radio Roma Sound tra le sue file, invece, vanta un nugolo di giovani che si stanno affacciando al mondo del lavoro facendo la radio. Dunque, la radio ieri e oggi come solo noi sappiamo raccontare. 

Con Nicola Caprera cerchiamo di conoscere meglio la sua figura e quello che rappresenta Radio Roma Sound.

Nicola, come, dove e quando nasce la tua passione per la radiofonia?

“Prima dei 10 anni, incantato a guardare una piccola radio in cucina, da dove usciva il resto del mondo, del mio mondo fatto di cose più piccole. L’idea di raccontare qualcosa è nata prima di pensare di fare radio”.

Editori si nasce o ci si diventa. Tu?

“Io sono nato logorroico, dovevo per forza di cose fare qualcosa che mi permettesse di esprimermi. Sono principalmente uno speaker che per realizzare il tipo di radio che aveva in testa doveva fare due cose: crearne una tutta mia e affiancarmi all’unico essere al mondo capace di capirmi anche senza bisogno di parlare e l’ho trovato in Gabriele Ziantoni, prima amico, poi collaboratore e ora socio e direttore ed anima della radio”.

New Sound Level prima, oggi si è trasformata in Radio Roma Sound… Perché questo cambiamento?

“New Sound Level è la Storia. La nostra storia. Non esisteremmo se non fosse esistita. Ma come accade anche nella vita di coppia, eravamo arrivati a un punto in cui pur amandoci non andavamo più bene l’uno per l’altra. Il nostro progetto era cresciuto, cambiato e aveva bisogno di una dimensione diversa. Roma Sound ci rispecchia di più: noi vogliamo essere la radio della nostra città. E in futuro, perché no, magari anche di altre città”.

Come vi collocate nel variegato panorama radiofonico romano?

“Non abbiamo una collocazione precisa. Almeno tenendo in considerazione l’idea che si ha di ‘radio romana’. In questa città si pensa che si possa fare ascolti, e quindi soldi, solo parlando di calcio. Per noi è folle e anche sorpassato. Alla stessa maniera sarebbe stato inutile inserirsi nel mercato delle radio musicali. Ne esistono di più storiche di noi oltre alle varie app che ti consentono l’ascolto delle canzoni quando e come vuoi. Meglio produrre contenuti: il talk, come dimostra la grande richiesta attuale di podcast, è il futuro. La nostra è una radio di contenuti. Dal calcio alla politica, dai libri al teatro, dall’intrattenimento ai consigli del commercialista”.

Qual è il vostro obiettivo a breve, medio e lungo termine?

“Siamo come l’universo: in espansione! Vogliamo crescere ancora di più. Diventare un punto di riferimento per i cittadini di Roma. E vogliamo farlo dando spazio a tanti ragazzi: la nostra redazione ha un’età media di 19-20 anni. Se riusciremo nel nostro intento, far crescere i ragazzi, rendendoli uomini e donne stimabili prima che professionisti, avremo un successo assicurato per i prossimi 20 anni”.

Conduci anche un programma, ne vogliamo parlare?

“La radio è la mia terza figlia, ma la mia trasmissione forse lo è ancora di più perché è da lì che è nato tutto. Il mio secondo tempo radiofonico è nato il 22 febbraio del 2016 con la prima puntata de ‘Gli inascoltabili’, titolo provocatorio perché alla fine penso che, a parte il mio, lo siano in realtà tutti gli altri programmi. L’unico programma locale a Roma che tutti i giorni finisce sulle testate nazionali e locali più importanti grazie al lavoro di altissimo livello che svolge la nostra giovane redazione, coordinata da un gigante come Alessio Di Francesco. E’ la mia terapia, praticamente risparmio sullo psicoanalista”.

Grazie al web, oggi le emittenti radiofoniche escono fuori i confini della territorialità. Che messaggio portate al pubblico che non è quello di Roma e del Lazio?

“Noi facciamo il nostro lavoro come gli attori di teatro, non ci chiediamo chi siano gli ascoltatori o quanti ne siano. E’ l’unica maniera di fare le cose senza farsi condizionare troppo, da una naturalezza nel farlo che arriva al pubblico ed è la cosa più importante. L’unico messaggio che vogliamo veicolare, dentro o fuori il raccordo anulare, è che si può parlare di tutto e ci si può pure confrontate a voce alta, ma alla fine ci si stringe la mano e si risolvono le cose…”.

Che sbocco professionale può dare ai giovani una radio come la vostra?

“Lavoriamo prettamente con i giovani ed è stata una scelta precisa ed un taglio con le metodologie degli altri. Quindi i nostri giovani devono prima di tutto imparare a stare al mondo in mezzo a tutti i tipi di persone, poi ognuno troverà la sua strada. E se pure dovesse essere al di fuori del mondo radiofonico, sicuramente avranno imparato la prima regola stando con noi: imparare ad ascoltare”.

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