03/03/2024
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Radio Story: Barbara Marchand

di Silvia Giansanti

Da questo mese dedichiamo uno spazio alla storia della radiofonia in Italia attraverso i personaggi che ne hanno fatto parte dagli albori. Una rubrica per gli appassionati di questo meraviglioso mezzo curata da una professionista della radio di oggi e di ieri, avendo alle spalle quasi 40 anni di carriera. Iniziamo questa avventura presentando una delle voci storiche di Radio Montecarlo prima e di Radio Rai poi…

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L’anno nuovo porta una nuova rubrica che ha un duplice scopo, quello di ricordare i miti della radio che ne hanno fatto la storia e quello di creare una sorta di cultura radiofonica sia per gli addetti ai lavori che per i non addetti. Da buona radiofonica, mi perdo letteralmente nei racconti di chi è arrivato prima di me. Passione innanzitutto, questa parola che ahimè, ai giorni d’oggi è sempre più rara. 

“Oggi tutti vogliono fare radio senza però avere delle basi serie. Fiera di aver avuto un maestro come Noel Coutisson, che mi ha cresciuta professionalmente”. Abbiamo deciso di inaugurare il tutto con una voce illustre, quella di Barbara Marchand, nota per il suo spiccato accento francese, la sua classe e la sua dolcezza. Nata nel Principato di Monaco il 22 giugno del 1946, dietro a quest’aria da simpatica nonnina si nasconde una miniera di ricordi, professionalità e successi. Il bello di questi personaggi radiofonici è che sono unici e irripetibili, ma anche difficilmente imitabili. 

Barbara in che anno è iniziata la tua lunga avventura radiofonica?

“Esattamente nel 1966 a Radio Montecarlo”.

In che modo è avvenuto l’approccio?

“Per puro caso a vent’anni. Ascoltavo la radio sotto le coperte con il transistor. Ricordo ancora il Festival di Sanremo sulla Rai, visto che all’epoca vigeva il monopolio. Ero portata verso la lingua italiana, tanto che, la mia ex professoressa di italiano del liceo, che abitava peraltro a due isolati da casa mia, mi incontrò una mattina e mi disse che a Radio Montecarlo cercavano gente che sapeva parlare italiano e francese. In quel momento non me la sono sentita e l’ho ringraziata”.

E poi?

“Ci ho ripensato dopo una settimana e quindi l’ho chiamata e ho chiesto informazioni per fare il provino”.

Com’è andato?

“Un disastro! Leggevo come a scuola. La cosa è stata impegnativa ma dopo un po’ , coadiuvata da un grande tecnico, mi hanno messa in servizio di pomeriggio dalle 14 alle 16 per i vari annunci che c’erano da fare”.

Com’è stato il primo impatto?

“Il primo giorno non mi sono resa conto di niente e il secondo giorno ho iniziato a pensare che ci fossero ascoltatori dall’altra parte. Erano papere su papere, ma poi piano piano mi sono tranquillizzata e sono nate anche esperienze parallele”.

Come rispondevano gli ascoltatori all’epoca?

“Non c’era il telefono ma solo cartoline e lettere. Rispondevano molto bene e ho saputo che c’era gente che si raccoglieva intorno alle autovetture che disponevano di un’autoradio per ascoltare le trasmissioni di Radio Montecarlo, soprattutto sulla fascia costiera. Successivamente si è espansa come ben sappiamo. Ancora ricordo il concorso della cera Liù dove si dovevano mandare i tappi per poi partecipare all’estrazione”.

Una dichiarazione sulla Radio Montecarlo di oggi.

“Mi permetto un piccolo sfogo, visto che Hazan che comprò l’azienda, non si è degnato di nominarmi nella storia di Radio Montecarlo sull’apposito sito. Ma non importa, ho altre dimostrazioni di stima e di affetto”.

Con chi lavoravi in palinsesto?

“Con i primissimi come Roberto Arnaldi, Liliana Dell’Acqua, Ettore Andenna ed Herbert Pagani. Oggi sono tutti scomparsi, a parte Andenna”.

Quando sei andata via?

“Nel 1970 perché sono stata chiamata in Rai. Allora andavo a Milano e tornavo e poi ho deciso di trasferirmi a Roma nel momento in cui i miei contratti si facevano più lunghi e stabili. Il fato ha voluto che  facessi radio e oggi sono ancora in attività sulle radio web che mi consentono di mantenere l’esercizio”.

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