05/07/2021
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Tra Arte e Vita: La bellezza salverà il mondo

A cura di Daniele Pacchiarotti il ritrattista delle Dive

Mi trovo qui, nel mio piccolo spazio adibito a studio artistico dov’è racchiuso c’è il mio mondo, i miei libri, i miei cimeli, premi e foto di ritratti consegnati a vari personaggi dello spettacolo e non. Al centro di questo mio piccolo nido d’arte vedo i miei colori, una sedia e il mio compagno di vita, il mio cavalletto “vuoto”.
Un nuovo decreto lancia un ennesimo lockdown e il mio stato d’animo colpisce profondamente il mio estro e credo che questo sia un comune denominatore per molti artisti
Personalmente da marzo scorso con l’avvento del Covid-19 ho cercato, come tutti quelli facenti parte di questa categoria di reinventarmi.
Per chi è nato con questa vocazione, dipingere (come tante altre discipline artistiche) diventa una necessità esattamente come bere mangiare o prendere un caffè, beni di primaria importanza indispensabili per nutrire il nostro corpo e la nostra anima-
Ciò che ho visto in questi lunghissimi mesi di restrizioni e privazioni di libertà (la maggior parte delle volte sicuramente eccessive) distrugge tutti i settori economici compreso e spesso dimenticato l’arte e lo spettacolo.
Non sono ovviamente io a poter giudicare l’operato dei nostri contrastanti virologi o di chi prende decisioni per questo paese, ma posso soltanto giudicarne le conseguenze.
Non ci sono categorie di lavoratori di serie a e di serie b ma sicuramente la nella storia del mondo e specialmente dell’Italia ci si presenta come modello e patria di artisti che hanno fatto di noi un popolo vincente proprio grazie ad essa. E proprio per questo mi chiedo come sia possibile dimenticarsi di un settore così importante a cui non viene concesso nulla, da spettacoli a qualche sporadica mostra.
Per fortuna esiste anche la famosa “arte di arrangiarsi” ed in questo noi italiani siamo unici e ci inventiamo qualsiasi cosa pur di far valere i nostri diritti in quanto lavoratori.
Sarebbe curioso pensare ai nostri meravigliosi predecessori come Edward Munch, Vincent Van Gogh o la grandissima Frida Kahlo, che hanno saputo descrivere il loro disagio e il loro dolore del proprio tempo trasformato in opere uniche, come avrebbe inciso quest’ulteriore malessere sulle loro tele, ma in questo spazio temporale tocca a noi artisti contemporanei farlo anche per loro e per lasciare a nostra volta il passaggio di questa epoca.
Come dicevo all’inizio, per fortuna, gli artisti sanno sempre reinventarsi e questo lo vediamo in tutte le situazioni più drammatiche a cui vita li ha messi davanti, per cui anche noi dobbiamo farci sentire, lavorare duramente e creare opere che rimangano nella storia, ed, in questo periodo cerchiamo di ammirare chiunque si esprima senza però cadere nel banale tanto per creare un immagine shock come vedo in molti dipinti, perché il compito dell’arte è sì quello di raccontare, ma anche avvalersi del gusto del bello, rappresentare anche l’oscuro con occhio onirico del sogno, lasciare traccia a chi verrà senza trascendere per la smania di farlo
Non smettiamo di sognare e di far sognare gli altri, rimaniamo in contatto in ogni forma con il nostro pubblico perché se come spesso sentiamo dire “l’arte e la bellezza salveranno il mondo” allora, malgrado tutto abbiamo il diritto ed il dovere di farlo.
“Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi”, Edvard Munch

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