05/23/2022
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Valerio Vecchi: “Sogno Roma e una società meritocratica”

di Francesca Ghezzani –

Classe 1994, è nato nella provincia pavese e da sempre il mondo dello spettacolo gli scorre nelle vene. È autore del suo primo romanzo “La spettacolare storia di Ebenizer” e oggi è tornato in libreria con “Il sorriso degli elefanti” (Le mille e una pagina editore)

Ci racconti la tua gavetta?

“La gavetta è stata la mia più grande scuola, per lo spettacolo e per la vita. Fin da subito ho combattuto per portare avanti i miei ideali, scontrandomi anche più volte con chi non la vedeva come me, senza mai discutere o criticare, bensì con alla base un confronto costruttivo. Questa ‘palestra’ è nata principalmente sotto l’ombra del campanile, per poi fortificarsi rivestendo il ruolo di presidente della biblioteca comunale nella presentazione di eventi culturali, passando per la creazione di un talent che desse voce a tutti fino all’arrivo sugli schermi di una tv locale. È stato un crescendo graduale, devo dare merito alla mia testardaggine e alla mia determinazione se quei ‘gradini’ li ho conquistati piano piano e volutamente, in un certo senso. Oggi ho una maggiore sicurezza e padronanza delle situazioni in un contesto di redazione o conduzione, frutto di un percorso graduale e ponderato”.

Da cosa nasce la passione per la scrittura?

“Da autore, vorrei scrivere tanto in questa risposta. Forse è una delle molte sfaccettature del Valerio istrionico che è stato in grado di fare anche questo. Non sarò mai uno scrittore, riesco solo a mettere quelle sensazioni che sento nero su bianco, chiudere gli occhi e lasciare che una storia prenda vita. Riappaiono tutte quelle situazioni che avrei voluto vivere in modo diverso, al centro della scena, come protagonista per poter forse dar loro un epilogo diverso. Per poter sperare di abbracciare chi non c’è più, per poter vivere una vita libera, lontana dal dolore e dai pregiudizi”.

Che ruolo ha avuto il dolore nella stesura di queste pagine?

“Scavare dentro se stessi, riaprire quei cassetti di ricordi che fanno così male da farti piangere mentre scrivi non è facile. C’è il dolore di una malattia, la limitazione delle mie azioni negli anni più belli e quel passato che bussa alla porta contornato di sofferenze per la perdita degli affetti. Di quelle sere da piccolo chiuso in camera perché gli altri mi facevano sentire diverso solo perché inseguivo un sogno. ‘Tutti parlano di me’, mi ripetevo, ma parlava la cattiveria, il giudizio. Sono stati anni bui, capaci di accendere una spiccata sensibilità che in pochi riconosco ma che, allo stesso tempo, ancora oggi mi ferisce, perché da ‘eterno fanciullino’ quale mi reputo spero sempre in un mondo migliore”.

Veniamo alla televisione: che cosa manca attualmente nel panorama televisivo?

“Manca l’ascolto, manca la novità, mancano la sperimentazione e la giovinezza. La tv commerciale, che certamente vive di pubblicità, non osa e non crea perché spaventata dall’incertezza. Scindiamo la tv nazionale dalla tv locale: se qualche grande format oggi riesce a sfornare talenti o rispolverarne alcuni sulle grandi reti, le tv locali che dovrebbero essere una gavetta per i giovani hanno chiuso le porte all’intrattenimento. Il panorama televisivo deve semplicemente rinnovarsi”.

Tv e società: quanto si influenzano l’un l’altra?

“C’è di mezzo un guaio. I social, sono un filtro troppe volte negativo. Le notizie si apprendono prima dai social che dalla tv. Sarò tradizionalista, ma faccio parte di quella società che crede in editori consapevoli e autorevoli”.

Parli di giovani e meritocrazia nel tuo libro… spiegaci meglio.

“Credo che forse non ci sarà mai spazio per un giovane come me che ha scelto la via tradizionale del ‘bussare alla porta’. Penso di aver condensato in queste poche righe tutto il malessere e disappunto approfondito nel libro.

Infine, un sogno nel cassetto: Roma e…?

“Amo Roma come città, amo i romani e il loro dialetto e, se Roma mi ‘aprirà le porte’, spero anche di lavorare agli Elios dove, fin da piccolo, da casa, studiavo ogni minimo passaggio, backstage, interviste e storie; è innegabile non manifestare la voglia e il desiderio di essere lì con Maria, con la quale, ne sono certo, per carattere e indole all’ascolto sapremmo creare insieme contenuti per la tv che fa, la tv che ho sempre sognato di fare”.

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