12/08/2022
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Federico Fresi: Dagli inizi spagnoli al “sogno americano”

Solista al Teatro alla Scala di Milano. Si è formato in Spagna e ha vissuto esperienze notevoli in America. Eppure la danza non è stato il suo primo amore, giocava a calcio ma amava i videoclip di un immenso artista pop, definito da tanti “The king of the pop”

Federico, raccontaci il tuo primo approccio alla danza come è avvenuto.

“Il mio primo approccio alla danza è stato quando avevo 13/14 anni. Prima giocavo a calcio, ma ricordo che guardavo già le videocassette con i video dei videoclip di Michael Jackson, e decisi di iniziare col Hip Hop. Mia mamma ai tempi aveva una scuola di danza e poco a poco iniziai ad aggiungere anche qualche lezione di classico durante la settimana. Finché un giorno decisi di smetterla col calcio. Volevo dedicarmi completamente alla danza classica. Direi che la scelta ha ripagato molto bene”.

Sei stato per un periodo iniziale della tua carriera in Spagna per diversi progetti. Parlacene…

“Ho iniziato appunto a ballare in Spagna. Mi sono trasferito lì dall’Italia coi miei genitori quando avevo 10 anni, quindi tutta la mia formazione è avvenuta lì. In seguito, dopo aver trascorso un anno a Londra con l’English National Ballet, sono tornato in Spagna, che ormai era diventata casa mia. Lì poi mi sono unito alla compagnia di danza ‘Arte 369’ diretta da Maria Gimenez come solista. E l’anno dopo ero già diventato primo ballerino”.

Poi l’arrivo alla Scala… Come ti sei sentito quando avvenne ciò?

“Successe tutto molto in fretta e quasi per caso. Feci l’audizione durante le mie vacanze, e fino all’ultimo giorno non ero sicuro di poter partecipare perché non riuscivo a combaciare gli impegni. Feci l’audizione ed entrai in graduatoria. Ritornai in Spagna a lavorare, e dopo un paio di giorni ricevetti varie telefonate dall’Italia, risposi, mi offrivano un contratto per la Scala che iniziava da lì a due-tre giorni. Fu uno shock, ma non ci pensai due volte, parlai con la mia direttrice che capì che era un’occasione che non capita spesso e mi permise di rescindere il contratto in anticipo. Due giorni dopo ero alla Scala, emozionato come un bambino a Natale”. 

Sei stato anche uno degli italiani che hanno potuto lavorare per un periodo in America. Che ricordi hai di quel periodo?

“E’ stata sicuramente una delle esperienze lavorative più belle che ho mai vissuto. Fin da quando ho iniziato a fare danza classica il mio sogno era quello di andare a ballare in America. Consumavo i dvd di Baryshnikov e volevo assolutamente andare a ballare dove lo faceva il mio idolo. E quando sono riuscito a realizzarlo i due anni trascorsi a Boston sono di gran lunga i migliori passati dentro e fuori il palcoscenico. Posso dire di aver vissuto il ‘sogno americano’”.

Sei uno dei danzatori scaligeri dotato di tecnica brillante e virtuosistica. Cosa consiglieresti ad un giovane ballerino che inizia oggi a livello professionale?

“Soprattutto di non smettere mai di crederci, anche se le difficoltà che si presentano sembrano insuperabili. Ho iniziato a ballare molto tardi, ma con tantissima forza di volontà e voglia di arrivare, in un anno avevo raggiunto i miei compagni che facevano danza da molto prima di me. E tutt’ora sono sempre alla ricerca di nuovi virtuosismi per poi proporli in scena”. 

Sei spesso invitato in Gran Gala Internazionali di Danza. Quali sono i tuoi “pas de deux” preferiti e perché?

“Di solito prediligo tutti i passi a due di grande tecnica e virtuosismi, perché sono quelli dove posso esprimere al meglio tutto il mio potenziale. Quindi direi: Corsaro, Fiamme di Parigi, Diana e Atteone e Don Chisciotte sono i miei preferiti”.

I tuoi prossimi ruoli al Teatro Alla Scala?

“Adesso siamo in scena con ‘Sylvia’ del nostro direttore Manuel Legris, li interpreto il Fauno. A giugno porteremo in scena ‘Afterite’ di Wayne McGregor e poi a luglio, prima delle vacanze estive, ‘Giselle’. Dove penso danzerò il passo a due dei contadini”.

Cosa rappresenta per te la danza in una parola?

“Libertà”. 

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