Flavio Insinna: “Si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie. Molti se ne vanno e in pochi restano”


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Nella sua carriera non si è fatto mancare nulla alternandosi tra cinema, teatro e televisione. Stiamo parlando di Flavio Insinna che dopo il successo di “Ex” ci riprova tornando nelle sale nel nuovo film di Fausto Brizzi “Se mi vuoi bene”.

di Giulia Bertollini

Il suo personaggio, Edoardo, è un attore non proprio fortunato che un giorno decide di aiutare Diego, interpretato da Claudio Bisio, nel piano assurdo di rendere felici le persone della sua vita. E proprio con Flavio abbiamo parlato di felicità tra ricordi e nuovi progetti.

Flavio, dopo il grande successo di “Ex” il regista Fausto Brizzi ti ha chiamato a partecipare al suo nuovo film. 

“Con Fausto ormai abbiamo una bellissima amicizia da un bel po’ di anni. Abbiamo lavorato insieme e ci vogliamo bene. Non sono una di quelle persone che dice ‘tienimi presente’. Stavolta però Fausto mi ha chiamato perché è stato obbligato. In questo film interpreto un attore scarso che non sa recitare e quindi ero perfetto. Pensa che Fausto al telefono mi ha detto ‘devo avere la certezza che il ruolo venga bene’. Quando hai un dubbio chiami un amico. E io in questo caso ero il perfetto attore cane amico”. (ride)

“Se mi vuoi bene” si scontra al botteghino con il film “Joker”. 

“Le sale sono piene di ‘Joker’ in questo momento (l’intervista è stata fatta nei giorni di uscita del film ndr) ma sono convinto che se per un attimo Joker entrasse nel negozio delle chiacchiere che c’è nel film smetterebbe di uccidere le persone. Se quello è un film politico lo può essere anche questo perché in un mondo che respinge il personaggio di Massimiliano, interpretato da Sergio Rubini, lancia un messaggio importante. Il film ci dice che è importante parlarsi e spendere tempo per gli altri”.

La giornata più bella che hai vissuto negli ultimi anni?

“Nel 2006 l’Italia vinceva i Mondiali ed ero a casa con mio padre, mia madre e mia sorella. Mia madre è sempre stata una donna divertente ma molto seria. Al termine della partita sento il rumore di una tromba provenire dal balcone. Era mia madre che si divertiva a  suonare la vuvuzela. Mio padre, tra il divertito e l’esterrefatto, la invitava a rientrare dicendole ‘Rossana, rientra, non ti far vedere così’. Papà in quel periodo non stava molto bene e mi sono goduto quella scena senza distrazioni. In quel momento ho capito che la felicità passa in un attimo. L’importante è accorgersi quando si è felici”.

Hai mai fatto nella vita uno sgambetto per rendere felice qualcuno?

“Non ho il prontuario delle opere buone. L’hanno fatto a me e io ho cercato di rifarlo. A volte mi sorprendo delle persone che mi scrivono per ringraziarmi. Non ho una buona memoria e   non sempre mi ricordo i loro nomi anche perché credo nel proverbio fai del bene e scordalo. Sono sicuro che anche la mia agente mi avrà fatto uno sgambetto qualche volta per far tornare le cose al loro posto e non farmi preoccupare”.

La ricetta per essere felici?

“Bisogna prendersi del tempo e lavorare su se stessi. E’ importante mettersi in discussione e potersi fare delle domande. Spesso si impara più nelle sconfitte che nelle vittorie perché hai modo di capire chi ti rimane accanto”.

Ci sarai in “Don Matteo 12”? 

“Mi piacerebbe molto. Sicuramente andrei se ci fosse l’occasione. Anche di passaggio: Anceschi che ha sbagliato strada, o ha finito la benzina. Quelle mie cinque stagioni sono un pezzo di vita, non solo di carriera”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Oltre alla conduzione de ‘L’Eredità’, sarò in giro nei teatri con lo spettacolo ‘La macchina della felicità’ tratto dal libro che ho scritto qualche anno fa. E’ uno spettacolo corale di intrattenimento in cui alterno monologhi a momenti di improvvisazione. Il mio intento è di regalare sempre un sorriso a chi mi viene a vedere”.


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