12/04/2020
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Roberto Ritondale: “La città senza rughe”

di Marisa Iacopino –

L’estromissione degli anziani dalla società attraverso la negazione della vecchiaia. L’ultimo diktat di un sistema delirante per il quale bellezza e giovinezza diventano un must cui non ci si può sottrarre se non ribellandosi, come fanno i protagonisti del nuovo libro di Roberto Ritondale, “La città senza rughe”, uscito per la casa editrice BookRoad.
Un titolo che ci porta subito dentro la trama: come è arrivata l’idea?
“La storia nasce dal desiderio di parlare dell’importanza degli anziani e di denunciare una società sempre più impregnata di apparenza, incapace di coltivare la memoria e di tutelare i più fragili. I sintomi di questa società distratta, che non sa aspettare gli ultimi, erano già tutti evidenti prima della pandemia. Non a caso, come epigrafe del libro, ho scelto una frase pronunciata dal presidente Sergio Mattarella: “Bisogna predisporre nei confronti degli anziani, parte preziosa della società, maggiori cure e attenzioni”. Poi l’ecatombe nelle Rsa, la scelta nelle terapie intensive di salvare i più giovani e condannare a morte i più vecchi, hanno mostrato al mondo che davvero gli anziani sono più che mai indifesi. E sono considerati anche un problema, un peso economico. Inoltre, scrivendo ‘La città senza rughe’, mi sono reso conto che stavo rielaborando il mio lutto: nella figura della protagonista, Etilla, c’è molto di mia madre”.
Fin dalle prime righe scopriamo la tragica coincidenza con la realtà che stiamo vivendo… Che impressione ti ha fatto questa tua capacità profetica?
“In effetti, secondo alcuni ho sviluppato doti profetiche, ma in realtà tutto nasce dalla capacità di prestare attenzione ai dettagli. Così nel mio romanzo precedente, ‘Sotto un cielo di carta’, ho immaginato il divieto di abbracci in pubblico e il controllo tramite internet, oltre due anni prima che scoppiasse lo scandalo dei dati Facebook-Cambridge Analytica. E nel romanzo ‘La città senza rughe’ ho immaginato l’eliminazione degli anziani prima della pandemia, tra l’altro con l’utilizzo di droni per il controllo dei cittadini”.
L’isolamento, il distanziamento fisico sperimentato a causa della pandemia, può farci correre il rischio di essere meno empatici, di diventare strumenti in una società ipercontrollante?
“Penso proprio che tu abbia ragione. Ci siamo sentiti vicini, tramite i social, ma in realtà eravamo molto più soli e lontani. Quanto al controllo sociale, è un tema a me molto caro, perché cara mi è la libertà, la necessità di preservarla a ogni costo. Non a caso, nella mia città senza rughe, ci sono molti riferimenti al ventennio fascista, una delle pagine più oscure della nostra storia. Un’epoca che non può e non deve tornare”.
Non credi che siamo già sotto un regime culturale che ci spinge a compiere scelte non del tutto consapevoli, per aderire a una nuova estetica e sottrarci alla vecchiaia? 
“Sì, ne sono assolutamente convinto. Anche per questo ho scelto un titolo ambivalente. ‘La città senza rughe’ è il sogno di chi ci vuole tutti belli, giovani e omologati. Ti do un’anteprima. A giorni lancerò sui miei social il concorso “E tu di che ruga sei?”. In una società in cui tutti ci facciamo selfie per sembrare migliori di ciò che siamo, inviterò i miei lettori a fotografarsi le rughe. Vediamo chi avrà il coraggio di farlo. Chi vince avrà il mio libro in regalo”.
Come è nata la decisione di ambientare il romanzo a Como?
“Ho scelto Como per diversi motivi. Innanzitutto perché è una città affascinante e internazionale. Poi perché ha diversi luoghi o edifici che riportano alla mente il ventennio fascista. E poi ha il lago, che è il simbolo del ventre materno”.
Il cattivo del tuo libro parla di “mollezza dei dubbiosi”. Cos’è per te il dubbio?
“Il dubbio è il fertilizzante che aiuta a far crescere la pianta della curiosità. Se si dubita, si ha voglia di apprendere, di conoscere e di approfondire. Chi dubita, non si ferma a una verità precostituita ma cerca di trovare riscontri. Che è un po’ il mio lavoro di giornalista dell’Ansa, testata impegnata a combattere le fake news”.
I giovani protagonisti del romanzo si ribellano allo stato delle cose…
“Quando mi sono chiesto a chi volessi affidare il messaggio contenuto in questo romanzo, ho pensato subito ai giovani, che amano profondamente i loro nonni, memore anche della bellissima accoglienza riservata dai ragazzi al mio libro ‘Sotto un cielo di carta’. Ne ho incontrati tanti, nelle scuole, e ti assicuro che sono migliori di come a volte li raccontiamo”.
In quale mondo ci porterai, attraverso il tuo prossimo libro?
“Ci sto pensando, vorrei portarvi in una dimensione che in qualche modo possa farmi esprimere ciò che ho provato durante il lockdown. Per ora è solo un’idea, vediamo se riesco a farne uscire un romanzo”.
Lasciamo Roberto con la convinzione che “La città senza rughe” sia un monito a reagire al pensiero ormai diffuso che vede la vecchiaia come malattia. Reagire è un po’ guarire. Un invito, allora, a leggere il libro come cura, affinché ognuno coi proprio anni, le proprie rughe, possa serenamente arrivare al compimento del viaggio.

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