05/07/2021
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Alessandra Panzavolta: “Il ballo cura, educa e accoglie”

Dopo aver iniziato gli studi di danza classica e moderna alla prestigiosa Scuola di Danza del Teatro alla Scala di Milano, continua e termina la sua formazione alla Royal Academy of Dancing di Londra, sotto la direzione artistica di Margot Fonteyn.

Contemporaneamente si laurea in Lingue straniere e discipline umanistiche, avviando nel frattempo gli studi musicali.
Alessandra, partiamo dai tuoi esordi e il tuo primo approccio alla danza…
“Devo riconoscere che il mio amore per la danza è nato con me… Immagino per istinto e non certo per consapevolezza.,Semplicemente mi muovevo per la casa a tempo di musica e con gesti e passi al di fuori delle normali consuetudini. Finché i miei genitori, esausti, non mi hanno iscritto ad una scuola di danza. E lì è nato il vero amore e la consapevolezza che il mio futuro era segnato. Ho avuto inoltre la fortuna di incontrare insegnanti e persone meravigliose, preparate e lungimiranti,che mi hanno indirizzato sempre sulla strada corretta, perseguendo un sogno ed una necessità allo stesso tempo,anche se a volte mi sembrava difficile o impossibile raggiungerli. Poi impari che la disciplina, lo studio e la perseveranza diventano strumenti in dispensabili e compagni di viaggio per tutta la vita”.
Il tuo primo ingresso in una compagnia?
“Direi che considero l’inizio della mia attività professionale l’ingresso come ballerina solista a soli 15 anni in un teatro meraviglioso come l’Arena Sferisterio di Macerata, chiamata da Luciana Novaro con la quale studiavo flamenco (grande artista grande donna e fondamentale mentore nel mio inizio didattico) per interpretare le danze dell’opera ‘Carmen’. Esperienza irripetibile, che ha confermato però la mia volontà di diventare una ballerina a 360 gradi, capace cioè di apprezzare tutti gli stili della danza e tutti i generi teatrali. Poi segue l ingresso a 19 anni in compagnia con Carla Fracci e inizia la mia grande stima per lei e per il grande insegnamento di palcoscenico che mi ha lasciato”.
Sei stata per tanti anni nella direzione artistica del Teatro di Siviglia. I tuoi ricordi?
“Dopo numerosi anni ed esperienze come ballerina e poi come coreografa, accettai questa impresa incredibile di essere il ‘direttore di produzione e programmazione’ del Teatro della Maestranza di Siviglia per alcuni anni. Naturalmente è stato per me un onore ma anche una grande responsabilità, poiché mi incaricavo di programmare con il direttore del teatro tutta la stagione, che comprendeva opera,balletto, concerti per piano e spettacoli di vari generi musicali. Anche questo è stato un periodo bellissimo, dove ho avuto modo di conoscere il cuore della Spagna e degli spagnoli e di apprezzarne il talento enorme e la grande empatia di cui sono capaci. Abbiamo costruito grandi produzioni ma il l’orgoglio più grande è stato quello di portare gli spettacoli di balletto da tre annuali a nove, chiamando compagnie locali e straniere, in una amalgama felice di competenze e creatività”.
Hai diretto la Compagnia di Balletto del Teatro San Carlo per diversi anni. Come ti sei trovata e il tuo rapporto con la Compagnia? 
“Questa risposta scaturisce naturalmente dalla precedente, cioè, senza l’esperienza maturata in Spagna sicuramente avrei avuto maggiori difficoltà, poiché entravo al San Carlo in un periodo nel quale la Compagnia di balletto doveva ‘svecchiare’ cioè perdeva moltissimi dei suoi storici danzatori senza però aver creato l’ ingresso di giovani talenti. Inoltre c’era nell’aria l’idea che anche i pochi corpi di ballo rimasti dovessero. Lentamente esaurirsi e chiudere! Fortunatamente il sovrintendente non era di questa idea e tutta la compagnia ha lavorato seriamente e con entusiasmo al suo rinnovamento, grazie anche al rapporto di fiducia che ho avuto da parte dei danzatori, con i quali ci siamo divertiti a creare nuove produzioni contemporanee, ma anche e soprattutto, visto la tipologia di teatro, a riportare il grande repertorio classico. Da ‘Pipistrello’ a ‘Romeo et Juliette’, da ‘Don Quixote’ a ‘Corsaro’. In gran parte la compagnia di oggi è quella scelta e cresciuta da me e dal teatro tutto”.
Oggi ricopri il ruolo di coreografo e regista residente del NCPA di Pechino, uno dei teatri più importanti al mondo. Un orgoglio italiano nel mondo. Quali responsabilità?
“L’uscita dal Teatro San Carlo ha coinciso con la richiesta di NCPA di far parte del loro organico. Naturalmente una sfida enorme, visto la diversità culturale che avrei dovuto affrontare. In realtà le diversità sono il cibo di cui si nutre l arte in generale, la voglia di conoscenza e curiosità reciproche, hanno stimolato il mio lavoro e l’interesse degli artisti cinesi verso il sistema culturale occidentale, che ormai si è fuso con i loro linguaggi interpretativi. Insomma il linguaggio della musica e della danza uniscono le menti ,creano un linguaggio comune ed evolvono capacità creative e di analisi che ricerca, educazione, informazione ed arti insieme possono fare”.
Un grande nome della danza con cui hai avuto l’onore di lavorare?
“Ho avuto la fortuna di conoscere e condividere esperienze professionali con molti grandi artisti. Quello con cui ho condiviso ed imparato molto, è stato senza dubbio mario pistoni, Etoile scaligero e coreografo di grande fama internazionale. Con lui ho apprezzato la logica di un gesto e l’istinto creativo, la ferrea disciplina ma anche il prezioso e sano divertimento della sala ballo tra i colleghi di lavoro. E grazie al suo incoraggiamento ho iniziato la strada della coreografia. Quindi grande riconoscenza al suo talento ed ai suoi preziosi consigli, che cerco di passare ogni volta che posso alle nuove generazioni”.
Quali sono i tuoi prossimi progetti? E quale ti preme realizzare al più presto.
“Il periodo in cui viviamo ha cercato di interrompere qualunque forma di progettualità e sicuramente è ancora complicato pensare a come e quando riuscirne ad emergere. Bisogna però farlo, per la nostra storia vissuta e per non abbandonare quella perseveranza e desiderio di espressione che ci hanno accompagnato fino a qui, ognuno con il proprio percorso. Ho quindi molti progetti a breve e lungo termine sia in Italia che all’estero, basati sulla condivisione professionale con alcuni amici di lunga data e sulle nostre capacità creative e tecniche. Ovviamente per scaramanzia non ne parlo ora ma presto ci saranno novità”.
Un tuo messaggio per il mondo della danza.
“Il mondo della danza oggi è sicuramente in coda al già precario mondo del teatro e dell’arte, fatto da migliaia di lavoratori che con il proprio talento e la propria tecnica danno un contributo costante al sano sviluppo della nostra società. Siamo stati dimenticati dalle istituzioni, chi più chi meno, e tarderemo ancora a ricominciare a pieno regime. Il mio messaggio è un messaggio di solidarietà verso tutti gli operatori del nostro mondo, dalle scuole di danza di piccoli centri alle grandi accademie, dalle compagnie private ai corpi di ballo istituzionali, dobbiamo pensare all’unità di intenti che è quella di credere nella danza, di pensare in grande e di non accontentarsi, di pretendere che la danza sia considerata un bene di necessità, perché lo è. Perché cura la mente e lo spirito, perché educa e accoglie, e perché forma e cresce persone capaci di costruire una società migliore”.

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