06/25/2022
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Alessandro Sbrogiò: “Sono un ‘nobile dilettante’ tra musica e scrittura”

di Francesca Ghezzani –

Arrivato tra i finalisti del Premio Garfagnana in Giallo Barga Noir 2020 quando era ancora inedito, “Il falò del Saraceno” (Bookabook) è per Alessandro Sbrogiò il suo terzo romanzo e consacra quell’amore per la scrittura mai sopito. Se la musica è stata al centro della sua vita portandolo a calcare i palcoscenici dei più importanti teatri del mondo e a incidere per case discografiche come Deutsche Grammophon e Sony Americana, la letteratura rappresenta infatti l’altra sua grande passione.

Alessandro, nei tuoi due precedenti romanzi (Cadenze d’inganno – vincitore del premio Da Ponte – e Orchestra Tipica Madero) la musica era protagonista. Che ruolo ha in questo terzo romanzo?

“Nei miei precedenti lavori la musica era al centro del mistero. Ne ‘Il falò del Saraceno’ è forse più defilata, ma determina il ritmo su cui si dipana la trama. Più che di un cambiamento di gusto dei protagonisti, volevo raccontare l’ampliamento delle loro conoscenze culturali, motore della loro maturazione. Partono dalla musica più facile da ascoltare, come l’hard rock, ma arrivano ad apprezzare il jazz e la musica classica, senza per questo rinnegare niente. Anche la disco music dell’epoca finisce per essere interessante. E a distanza di anni lo è ancor di più”.

Pur essendo il terzo romanzo che pubblichi, più volte hai dichiarato che “Il falò del Saraceno” è stato il primo a cui hai iniziato a lavorare…

“È vero, la prima stesura risale a oltre venti anni fa. Fino ad allora avevo scritto racconti, mai pubblicati per altro. Successe che una vacanza programmata saltò, a causa di questioni di lavoro della mia fidanzata dell’epoca, e mi ritrovai con quindici giorni liberi da passare a casa. Sembrava l’occasione giusta e da un racconto breve tirai fuori le oltre trecento pagine della prima stesura”.

Riusciresti in poche righe a descrivere la trama del romanzo?

“In un’afosa estate siciliana alla fine degli anni Settanta, tre amici si imbattono in una notizia del passato: la notte del 28 luglio 1949, il signor Saraceno, tornato al paese natio dopo una lunga assenza, si è dato fuoco sulla scogliera. A trent’anni di distanza, le cause del suo gesto ancora non sono state chiarite. I tre giovani decidono, quindi, di evocare l’uomo e si ritrovano a dover fare i conti con un mistero più grande di loro, che li porta a comprendere che nulla è definitivo, né l’amore, né la vita e, a volte, neppure la morte”.

I personaggi sono fortemente caratterizzati: sono reali o inventati?

“In tutti i miei romanzi gioco al piccolo Dottor Frankenstein: prendo caratteristiche fisiche, comportamenti, vizi e aspetti psicologici di persone esistenti e mi diverto a “montarle” sui personaggi inventati. Dirò di più, io stesso mi ‘distribuisco’ su tutti i personaggi e credo sia un esercizio che fanno tutti gli scrittori. Proprio per questo scrivere ha una valenza psicoanalitica: entri in contatto con parti di te che non conoscevi, dalle migliori alle peggiori”.

Nei ringraziamenti però spieghi che gli unici personaggi reali sono i musicisti Andrea Tich e Claudio Panarello: vuoi raccontarci il perché di questa scelta?

“Perché proprio mentre scrivevo l’ultima versione del romanzo, Andrea Tich e Claudio Panarello mi hanno chiamato a collaborare alla loro ultima fatica discografica ‘Storia di Tich’ (ZDB Edizioni) e ho pensato che sarebbe stato un intreccio affascinante inserirli nel romanzo: anche loro erano ragazzi all’epoca, erano andati al nord per realizzare il sogno di fare i musicisti e ci erano riusciti, incidendo per la mitica Cramps. Erano i modelli perfetti per i miei personaggi”.

In chiusura, una curiosità: sui social ti definisci un nobile dilettante, puoi spiegarci cosa significa?

“È una definizione del ‘700, quando ai nobili era sconsigliato definirsi artisti, perché poco dignitoso. Adesso fare gli artisti è un vero e proprio lusso. Io ho vissuto di musica per molti anni, con tutti gli obblighi e le costrizioni che impone il professionismo. Ad un certo punto ho deciso di vivere di altro e dedicare alle mie passioni la musica e la scrittura, il tempo libero, senza vincoli economici, e da quel momento ho vissuto momenti di pura felicità, di diletto appunto”. 

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Viviana Picchiarelli
Anna Copertino: Il c

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