05/23/2022
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Antonio Sposito: L’amore come scelta

di Mara Fux –

Napoletano di nascita, veneto di adozione, classe 1982, autore di “Ti amerò a prescindere” è certamente uno di quei ragazzi dalla faccia pulita che nel vedere una vecchietta in difficoltà nell’attraversare la strada, si fermano ad aiutarla senza alcuna esitazione nel ritardare all’appuntamento con Jennifer Aniston.

E’ uno di cui si deve esser felici di averlo per amico ma non solo: si deve esser felici anche se lo si ritiene un nemico perché Antonio, nel suo agire quotidiano, considera quella inimicizia un valore aggiunto al rapporto. Strano? Certo. Ma in verità è proprio così che dovrebbe essere in un luogo civile prestatoci da chissà chi e chissà come o perché.
“Ti amerò a prescindere”. Perché questo “a prescindere” nel titolo?
“Perché ho notato nei più giovani molta confusione davanti al concetto di amore; esprimendosi dicono ‘ti amo’ molto facilmente e altrettanto facilmente dicono ‘non ti amo più’ lasciandosi alla prima difficoltà; secondo me l’amore non è questo, l’amore è una scelta, una scelta consapevole che comporta impegno. Troppo bello amare quando tutto fila liscio, ma poi davanti ad una difficoltà che succede? Non ci si ama più? Invece no, è scritto anche nella Bibbia ‘dovete amare i vostri amici ma pure i vostri nemici cioè pure chi sbaglia e si comporta in modo ostile; anzi chi sbaglia lo si deve amare di più perché ha più bisogno di te che sai amare. L’amore deve essere presente nel bene ma anche nel male’”.
Come mai hai deciso di scrivere un romanzo di questo genere?
“Il libro in realtà nasce come mio percorso introspettivo, è stato quasi come scrivere un diario ma poi rileggendolo ho valutato la possibilità di farne un romanzo basato sui valori in cui credevo e credo”.
Perché il protagonista si chiama Francesco?
“L’ho scelto come nome per il protagonista perché nel periodo in cui valutavo lo scrivere era un nome che incontravo spesso; trovavo ovunque persone che lo portavano e siccome piace molto anche a me, alla fine l’ho chiamato così”.
E chi è Francesco?
“È un tipico ragazzo meridionale, di quelli di oggi nel senso che se già di per sé il meridione è famoso per la disoccupazione, quello che succede oggi è ancora peggio perché alla mancanza del lavoro i giovani aggiungono la costrizione di dover restare a trent’anni dentro la casa dei genitori che non li fanno crescere né mai smettono di fare i genitori pretendendo di restare loro stessi giovani. Francesco è il tipico ragazzo disoccupato, ‘obbligato’ a rimanere figlio senza possibilità di diventare uomo, perché non avendo un lavoro è costretto a restare in casa coi genitori che gli impediscono di crescere perché non smettono di far da genitori. Ma Francesco è un ragazzo che ha testa per riflettere quindi deciderà di mettersi in discussione e riuscirà a diventare uomo”.
Te e Francesco avete fatto lo stesso percorso?
“Magari! Il mio percorso è stato molto più impegnativo: sono andato al Nord da laureato in psicologia con la valigia di cartone e già futuro padre; a differenza di Francesco che parte già selezionato per un corso da oss, io avevo già delle responsabilità: per Francesco è stata una scelta, per me una necessità”.
Quanto c’è di te in lui?
“Francesco è ispirato a un tratto della mia vita ma non è la mia vita, la verità è che ogni figlio ha i tratti del padre per cui volutamente o non volontariamente, i personaggi del romanzo in qualche modo contengono i miei tratti, chi in un modo chi in un altro”.
Qualcuno ha pensato si trattasse della tua autobiografia?
“Chi mi conosce veramente non ci casca perché sa della mia vita Lo suppone chi leggendo le quattro righe della quarta di copertina, deduce si tratti della mia vita e non di un romanzo. I riferimenti ci sono soprattutto in alcuni passi riguardanti aspetti della vita professionale all’interno dell’ospedale ma perché sapevo di poterlo descrivere meglio di altri lavori”.
I momenti più reali della tua vita che hai rappresentato?
“Ho realmente lavorato nel reparto di oncologia e sono partito da Napoli per Venezia dove però ho alloggiato a casa di un amico e non nella foresteria dell’ospedale come fa Francesco”.
Quando è uscito il libro?
“A marzo 2021 con FdBooks”.
Altri progetti?
“Al momento no, se scrivessi già da ora credo che scriverei le stesse cose. Ora voglio solo leggere, leggere, leggere specialmente libri di argomento psicologico, mia grande passione”.
Che pensa la tua famiglia del tuo scrivere?
“Come tutti i genitori vedono il figlio contento e lo appoggiano; probabilmente se mi vedessero star male per una mia passione, mi suggerirebbero di mollarla”.
Da genitore, cosa ti piacerebbe per tua figlia Chiara?
“Che crescendo riuscisse semplicemente ad essere libera di fare quello che le piace fare. Un amico di mio padre diceva sempre, a proposito delle piantine, che bisogna lasciarle libere di ergersi come voglio semplicemente sostenendole ma senza bloccarle. Il suo futuro per me è su un foglio bianco per cui l’unica cosa che mi sento di dirle è: sii felice, figlia mia, qualsiasi scelta tu faccia”.

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1COMMENTO
  • Antonio Sposito / 14 Dicembre 2021

    Ringrazio la giornalista Mara Fux per questo bellissimo articolo

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