05/07/2021
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Biliardo in carrozzina: La sfida continua

di Marisa Iacopino –

Due amici romani, una passione comune: il gioco del biliardo. La gara parte spontanea, e non riguarda solo piacevoli ore di partite. Raccogliendo tutto l’entusiasmo, Luca Bucchi e Roberto Dell’Aquila sono da tempo lanciati in una prova che li vede sfidarsi al tavolo da gioco in una reciproca scoperta, e nel contempo alleati in un progetto che ha il sapore della condivisione collettiva.

Li avevamo incontrati poco più di un anno fa, quando prendeva l’avvio l’esperienza de “Il Biliardo in carrozzina”. Già allora ci avevano resi testimoni dell’iniziativa che si prefiggevano: proiettare in quest’attività ludico-sportiva persone affette da deficit motori.
Così, quella che ieri sembrava un’utopia, grazie a loro è diventata un’appassionante realtà che oggi vede decine di persone con handicap incontrarsi in molte sale d’Italia, e intrattenersi con una stecca in mano.
La Federazione Italiana Biliardo Sportivo, nella persona di Michele Monaco, responsabile dell’area “pool” ha deciso nel frattempo di costituire la sezione “wheelchair”, permettendo in tal modo di inserire giocatori in carrozzina nel campionato regionale.
Luca lo sognava da anni, estendere ad altri quello che lui era riuscito a fare: la possibilità di dedicarsi con energia a questo sport, superando le barriere fisiche e mentali imposte dalla propria condizione. Perché, lo ricordiamo, è affetto da tetraplegia fin dall’età di diciannove anni, per un tuffo effettuato in acque poco profonde. Ma la limitazione della capacità di movimento non è stata per lui un ostacolo alla voglia di farcela. Certo, non ha più potuto volare – al tempo dell’incidente era arruolato nella folgore. Negli anni però, con tenacia e dedizione artistica, si è diplomato maestro d’arte, facendo della pittura la sua professione e dipingendo con la bocca.
Oltre a ciò, si è indirizzato per diletto al gioco del biliardo. Con Roberto, suo ex assistente domiciliare, si è instaurato ben presto un legame di profonda amicizia, rinsaldata da un’affinità di intenti. Roberto lo ha spronato a intraprendere tale percorso. Grazie ai social hanno creato una rete di seguaci che oggi superano ogni aspettativa, arrivando ai 5000 sostenitori in tutto il Paese.
Uno dei problemi sostanziali non è tanto la disabilità dei singoli quanto le barriere che nel nostro Paese stentano a essere abbattute. Le sale sono ancora troppo spesso inadeguate per permettere l’accesso ai giocatori.
Ciononostante, l’abilità di Luca nel biliardo – gioca con una stecca dall’impugnatura speciale da lui stesso sagomata – e la particolare attitudine di Roberto d’interagire coi social, hanno permesso di estendere una connessione di relazioni incredibili, di allacciare rapporti tra ex giocatori di biliardo, vittime come Luca di infortuni, come lui costretti ad abbandonare una passione per la presenza di ostacoli oggettivi.
La cosa davvero sorprendente, poi, è stata la nascita di una comunità di neofiti normodotati che hanno intrapreso con entusiasmo tale gioco, e si ritrovano oggi a imparare dai disabili, superando in tal modo la propria inidoneità dettata da inibizioni mentali.
E’ grazie al lavoro infaticabile e prezioso di Luca Bucchi e Roberto Dell’Aquila che si è accesa l’attenzione da parte della FIBIS, in seno alla quale è stata inserita la sezione paralimpica del Biliardo in carrozzina.
Abbiamo chiesto a Roberto Dell’Aquila, portavoce del progetto, se si ritengono soddisfatti dei risultati raggiunti.
“L’avventura iniziata a partire dal febbraio del 2019, è stata dal punto di vista sportivo davvero straordinaria. Siamo cresciuti di numero e in consenso, e tante persone che non avevano mai giocato a biliardo si sono avvicinate con curiosità e attenzione. C’è poi chi, attraverso questo progetto, è potuto tornare a impugnare una stecca”.
Cosa vi portate dietro dagli incontri con le persone conosciute?
“Tanti momenti che andrebbero ricordati. Abbiamo conosciuto giocatori di biliardo in tutto il mondo con disabilità importanti. Ipovedenti, atleti, sia in carrozzina che non, che giocano con un solo braccio, altri senza entrambe le mani che si aiutano con ausili, con i gomiti o usando il piede come supporto alla stecca. Tutti straordinari, che hanno unito l’interesse per questo gioco alla caparbietà, alla grinta. Sottolineo, poi, la grande responsabilità con cui  ogni giocatore ha affrontato le vicissitudini dell’emergenza sanitaria causata dal covid. Nonostante due sospensioni del campionato, il gruppo è rimasto compatto, il legame  tra le persone si è fortificato. Lo slancio con cui i giocatori sostengono il progetto è la manifestazione più evidente della sua riuscita”.
Insomma, nessun limite per giocare al biliardo.
“Esatto! ‘Fino a prova contraria puoi giocare anche tu’. E’ lo slogan che Luca e io abbiamo coniato per sensibilizzare le persone con disabilità, e non solo in carrozzina, ad avvicinarsi al biliardo, stimolandole a provare, magari accendendo in loro la passione per questo sport”.
E il pensiero corre a questi giocatori straordinari, al tracciato della mirabolante sfida che porterà ciascuno di loro nella buca del trionfo.

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