06/22/2021
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Cecilia Molinari: “Il canto è cura, rielaborazione, cultura”

Lei è uno dei talenti che la lirica italiana può annoverare. E’ considerata un mezzoprano in continua ascesa e attualmente è protagonista al Teatro alla Scala di Milano.

Cecilia, grazie di aver accettato il nostro invito. Cominciamo come sempre nel raccontare ai nostri lettori come ti sei avvicinata al canto…
“Grazie a voi per questo spazio di condivisione. Il canto è di famiglia. Fin da bambina frequentavo il coro parrocchiale e ho iniziato la mia formazione canora all’interno del Coro Anzolim del La Tor di Riva del Garda, città in cui sono nata e cresciuta. Quando mia sorella più grande ha iniziato a studiare canto lirico, mi sono lasciata travolgere dal suo entusiasmo e alle mie orecchie si è aperto un nuovo mondo”.
Qual è stata l’esperienza o il momento in cui ha capito che volevi lavorare nel mondo lirico?
“Partecipare all’Accademia Rossiniana del Rossini Opera Festival a Pesaro nel 2015 è stato il punto di svolta per me. In soli quindici giorni ho capito che dovevo darmi la possibilità di provare a vivere appieno questo mondo lirico”.
Sei laureata in Medicina e Chirurgia, un aspetto fortemente contrapposto alla tua professione di cantante che comunque hai scelto nella tua vita. Perché? 
“Diventare dottoressa era il mio sogno fin da bambina e con determinazione e costanza sono arrivata a raggiungerlo. Ma lungo il percorso di ognuno si trovano molti imprevisti. Il mio imprevisto si è trasformato nel mio lavoro attuale”.
Sei impegnata in questo momento al Teatro Alla Scala nel ruolo titolo de “L’Italiana in Algeri”, come tuo debutto ufficiale in questo grande teatro in cui poi ritornerai dopo l’estate. Come hai approcciato a questo e come ti sei avvicinata al ruolo di Isabella?
“All’inizio dei miei studi di canto ricordo di aver scherzato molto con mia sorella dicendole spesso un iperbolico: ‘vedrai quando canterò alla Scala…’, scoppiando a ridere subito dopo per aver solo immaginato di poter arrivare a tanto. Trovarmi ora nella realtà dei fatti a debuttare alla Scala mi emoziona. Mai sottovalutare il potere di ciò che si dice! Il ruolo di Isabella mi è familiare perché lo studiai per il mio diploma in Conservatorio. Approcciarlo di nuovo a distanza di anni è stato come ritrovare una vecchia amica. Tanto da raccontare e tante risate”.
Il repertorio di Rossini nella tua carriera. Quanto è a te vicino e quali sono le sue caratteristiche per affrontarlo al meglio?
“Rossini è stato il mio primo amore lirico ed è per lui che ho scelto di intraprendere definitivamente la carriera operistica. Per affrontare questo autore a mio parere bisogna essere muniti di tre cose: tecnica (manco a dirlo), curiosità e leggerezza. Isabella si inserisce perfettamente all’interno della cerchia dei ruoli che ho già debuttato. Come Rosina, Cenerentola, la Marchesa Melibea e, perchè no, anche Tancredi si tratta di voci appassionate e fresche, sempre spinte ad agire grazie al motore della speranza”.
Cecilia Molinari e il Rossini Opera Festival.
“Un binomio fortunato. Dopo l’ Accademia con il Maestro Alberto Zedda, ho avuto tante possibilità di lavorare in produzioni importanti con colleghi di altissimo livello da cui ho imparato molto. Tornare a Pesaro è sempre un grande onore e un grande piacere”.
La tua visione da artista e medico sul momento attuale?
“Non credo di poter parlare della pandemia da medico, dal momento che non sono stata in prima linea, ma da artista ho sicuramente una visione molto chiara della situazione. Ho sofferto molto nel vedere come la cultura sia stata considerata un bene sacrificabile senza alcuna minima obiezione. Quello che è successo è la logica conseguenza del depapauperamento culturale progressivo che sta avvenendo da anni nel nostro Paese. Se da una parte tutto ciò mi intristisce, dall’altra mi motiva ulteriormente a battermi per il riconoscimento della dignità del mio lavoro di artista, perchè resto convinta che fare cultura sia indispensabile al progresso civico di una nazione e dei suoi cittadini”.
Chi è Cecilia Molinari nel privato? Hobby, passioni…
“Nel tempo libero adoro leggere. Sono molto interessata ai saggi sulla questione femminile, sull’inclusività e le nuove scoperte scientifiche. Mi piace imparare lingue nuove e amo nuotare; da ex-pallanuotista, questa storia delle piscine chiuse è stata una vera tortura. Non vedo l’ora di tornare a tuffarmi in acqua”.
Cos’e il canto per Cecilia Molinari?
“Il canto è cura, rielaborazione, cultura”.

Si ringrazia per l’intervista e foto:


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