08/08/2022
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Layz: figlio del lockdown

di Silvia Giansanti –

Layz, ovvero Lazzaro Zani, è nato nel 1993 a Cesena e non solo fa parte di quella new generation che si rinnova puntualmente, ma a causa di un periodo di chiusura nel quale ci siamo trovati negli ultimi due anni, il giovane artista ha trovato la spinta per creare ed emergere. Ricorda quel periodo come una fase buia e, persino un tipo schivo, introverso e casalingo come lui, ne ha sofferto. Ma la creatività fortunatamente ha avuto la meglio, una specie di sfogo in cui molti personaggi hanno trovato rifugio. La nostra musica è stata la sua ispirazione.

Lazzaro, in che modo è avvenuto l’approccio nel campo musicale?

“Fin quando ero piccolo ero attratto dalla musica, visto che mio padre collezionava vinili. Di solito li ascoltavamo di domenica ed erano firmati dai grandi nomi della musica italiana, come Lucio Dalla, Fabrizio De Andrè, Renato Zero e tutti gli altri che hanno fatto la storia. Pochi anni dopo ho scoperto il genere rap che ancora oggi mi accompagna. Cinque anni fa ho iniziato a fare musica insieme ad altri ragazzi fino al 2019. L’anno successivo durante la prima pandemia e la chiusura, ho creato questo progetto Layz. Durante quelle settimane in cui ero in casa, ho avuto modo di guardarmi dentro, scrivere e quindi ripartire”.

Come vedi il settore musicale nei nostri giorni?

“E’ cambiato tutto quando è arrivato il digitale e lo sappiamo. Ora dopo altre sperimentazioni musicali, sta tornando il suono classico, quello che ha sempre caratterizzato il pop, mescolato a nuove tendenze. Per quanto riguarda il settore, a parer mio, si stava dando troppo peso ai numeri e questo stava togliendo vita alla parte artistica. Il fatto che stava diventando più importante l’immagine che il contenuto, non andava affatto bene. Speriamo che tutto riparta insieme al discorso live che è stato messo in stand-by per ovvii motivi”.

Con quali miti sei cresciuto?

“A parte con quelli del cantautorato italiano di cui abbiamo parlato prima, direi quelli della prima e della seconda generazione di rap come Fabri Fibra, Caparezza, Club Dogo e tutti gli altri che hanno saputo creare un mondo credibile”.

Cosa hai potuto trarre da queste prime esperienze?

“Ho imparato molto e a scrivere in un certo modo da solo. Sono riuscito a tirare fuori cose che neanche credevo di pensare. Mi sono liberato molto. Ho migliorato la parte lavorativa, facendo tutto in autonomia e avvalendomi dell’ausilio di una ragazza. Mi è aumentato il coraggio, quello che devi trovare da solo per confrontarti in prima linea con certe realtà e persone”.

Cosa c’è in serbo prossimamente?

“Un EP che uscirà in autunno. Un progetto particolare che mi serve da ponte tra il precedente e il prossimo su cui sto lavorando, avendo a disposizione un bel po’ di materiale”.

C’è in programma qualcosa live per l’estate?

“Essendo nato a Cesena, ho la fortuna di stare nella regione che vive di queste cose. Rispetto ad altre zone d’Italia sono privilegiato. Cercherò comunque di uscire dall’Emilia Romagna”.

Visto che sei un sognatore, con chi sogni di collaborare un giorno?

“Per quanto riguarda il discorso del rap, con tutti i nomi che ho fatto prima. Sono un grande fan di Renato Zero che giudico geniale e questo è un mio sogno nel cassetto. Un altro artista che stimo molto è Tiziano Ferro”.

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