02/23/2024
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Leonardo Araneo: “Amo raccontare storie attraverso i libri e il cinema”

di Francesca Ghezzani –

Leonardo Araneo, già noto nell’ambito televisivo e cinematografico per aver curato la regia di documentari e lungometraggi, è anche l’autore di BACK HOME (Bertoni Editore), un thriller distopico in cui, in un futuro non troppo lontano, “il Messaggio”, una breve sequenza sonora trasmessa contemporaneamente da tutti gli apparecchi di comunicazione del mondo, ha cancellato la civiltà umana, facendo regredire tutti quelli che l’hanno ricevuto allo stadio di belve assetate di sangue. 

Leonardo, nasci a Vinci, il paese del celeberrimo Leonardo, ma vivi a Roma. Che cosa ti hanno dato questi due luoghi?

“Vinci e Cerreto Guidi, il borgo dove ho passato la mia infanzia, mi hanno permesso di crescere in un ambiente in cui natura e storia si fondono in maniera perfetta in un contesto sociale di assoluta tranquillità. Roma invece mi ha regalato le emozioni di una grande città, i divertimenti, le relazioni sociali ma anche i problemi che purtroppo vivere qui comporta. E nonostante viva qui ormai da quasi vent’anni continuo a provar stupore e meraviglia per l’infinità bellezza di questa città senza uguali al mondo”.

Ti laurei con Lode all’università di Bologna con una tesi sulla storia del cinema Italiano che riceve la Dignità di Stampa e, in seguito, inizi a lavorare come assistente alla regia prima e aiuto regista poi per alcune tra le principali serie televisive italiane e svariati lungometraggi cinematografici. Ti ha sempre affascinato il mondo del dietro le quinte e stare dietro alla macchina da presa?

“Sì, sempre. Sono una persona fondamentalmente timida e non amo apparire, però mi piace raccontare storie ed ho trovato nei prodotti audiovisivi prima e nei libri poi il modo a me più congeniale per farlo. E poi sono un po’ megalomane e fare cinema, come diceva Fellini, è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”.

“L’Uomo che inventò la Vespa”, sulla vita e il lavoro di Corradino d’Ascanio, è stato trasmesso sulle reti Rai e venduto in sedici Paesi in giro per il mondo. “The acerbo Cup”, coprodotto dall’Istituto Luce, è stato venduto in oltre quaranta Paesi e inserito nel catalogo Netflix worldwide a partire da ottobre 2022. Che sensazione si prova?

“Beh, senza alcun dubbio soddisfazione, non solo per il riconoscimento della qualità del lavoro che abbiamo fatto ma anche per la consapevolezza di aver contribuito, nel mio piccolo, a diffondere la conoscenza di due storie davvero eccezionali che meritano di non essere dimenticate”.

Veniamo al tuo libro. Adam, uno dei pochi scampati, si muove in un mondo in rovina alla ricerca di sua figlia, rapita da un gruppo di predoni e venduta come schiava. In questo scenario post apocalittico l’uomo sarà costretto a ingannare, torturare e uccidere per raggiungere la propria meta, ma in questa lunga discesa nel proprio inferno personale finirà per smarrire se stesso. E compirà così la scelta più drammatica. Come nasce questo libro?

“Lo spunto del libro nasce circa dieci anni fa quando, dopo la nascita di mia figlia, mi sono trovato a riflettere su cosa sarei disposto a fare per proteggerla ma anche a dove sia il confine tra protettività e possessività. Queste idee si sono saldate poi ad una riflessione sui tempi che stiamo vivendo, sulla nostra dipendenza ormai ossessiva dai social e dai mezzi di comunicazione di massa in generale che stanno portando, a mia avviso, all’affermazione sempre più incontrastata di disvalori come l’egocentrismo, l’individualismo, il narcisismo e la volontà di autoaffermazione a discapito di tutto e tutti”. 

Quali sono i temi principali dietro al susseguirsi distopico delle vicende che narri?

“Come quasi sempre accade, anche nel mio romanzo il contesto distopico serve quale metafora di alcuni temi che avverto particolarmente problematici negli anni che stiamo vivendo come il nostro rapporto sempre più ossessivo con i mezzi di comunicazione di massa ed in particolare con i cellulari, la perdita di spirito critico e di capacità di analisi individuale da parte delle persone, il ritorno di dottrine e teorie che vedono nell’uomo forte l’unica via di salvezza in tempi difficili ed il persistere di un maschilismo tossico che non accenna in alcun modo a scomparire”.

Troviamo “il Messaggio”, la regressione e la cancellazione della civiltà umana… qual è il messaggio, questa volta con la m minuscola, che vuoi dare attraverso le tue pagine? 

“In realtà più che dare un messaggio vorrei suscitare nel lettore delle domande. Non voglio fornire risposte ma, casomai, sollecitare un dibattito. Dove sta il confine tra protezione e possessività? Fin dove è giusto spingerci per proteggere i nostri figli? Gli strumenti di comunicazione stanno accrescendo le nostre conoscenze e la nostra capacità di analisi o stanno invece cominciando a pensare al posto nostro?”. 

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