05/20/2024
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Lo strano mondo di Marc William Zanghi

Scopriamo un artista originale che usa i colori in maniera vivace e fumettistica, creando ambientazioni in grado di stupire e incuriosire

di Massimiliano Agostini

Molto spesso ci può capitare di rimanere insensibili di fronte a un quadro che rappresenti il solito paesaggio o il solito ritratto, anche se realizzato magistralmente. Se questo succede anche a voi, è probabile che il motivo sia che non ci racconti nulla di nuovo oppure che non rappresenti il mondo che stiamo vivendo.
Marc William Zanghi è un pittore che attrae attenzione all’istante, che lascia subito il segno. Rimaniamo subito colpiti dai strani, vivaci e fumettistici colori e dai suoi soggetti e ambientazioni, che ci stupiscono e disorientano al tempo stesso. Fantasie deliranti che quasi mai sono quello che ci aspettiamo. Orsi bianchi in una foresta pluviale, una zattera con un uomo e un orso che porta sulle
spalle uno zaino, alberi dai quali cadono strane sostanze gelatinose o strani esseri informi ciondolanti sui rami. Acque che mai ci aspetteremo rosa, alberi che mai abbiamo immaginato essere di un bianco puro… Eppure c’è armonia, nulla di tutto questo stona.
Tutte visioni che non si possono raccontare, ma solo percepire guardando una sua opera. L’impatto è travolgente, perchè sfrenata è la sua fantasia, bizzarro il suo mondo che ci sbatte davanti agli occhi con una forza impetuosa.
Usando un termine molto di moda, mi piace definirlo un artista “pulp”: l’impatto violento delle sue vernici, l’estrema paradossalità dei soggetti e dell’ambientazione, la confusione generale e la libertà espressiva rendono unico questo straordinario artista.
Ogni sua opera è un viaggio, ogni sua visione un’allucinazione che non lascia mai indifferenti.
Così unico, che gli aggettivi più spesso usati, come “surrealista” per citarne uno, credo non lo identifichino bene. Cercheremo di addentrarci meglio in questo stranissimo mondo parlando direttamente con lui.
Ciao Marc. Innanzitutto grazie per il tempo che ci dedichi. Guardando tutte le mostre che stai facendo per l’Italia e in Europa, sembra quasi impossibile tu abbia tempo per questa intervista.
“E’ un piacere ricevere delle attenzioni da parte vostra quindi il tempo non è un problema. Sì è vero, fino ad oggi ho fatto molte mostre in giro ma in questo preciso momento mi godo un po’ di relax e rifletto sui prossimi passi da fare”.
Quali sono le tue prossime mostre?
“Non ho personali imminenti in previsione ma ho fatto delle mostre collettive a dicembre e questo per me è un bene perché posso rielaborare con tranquillità alcuni lavori e riflettere su qualcosa di nuovo”.
E’ impossibile inquadrarti in uno stile o corrente pittorica. Ti ho definito un’artista “pulp” per la forza e violenza dei tuoi colori,  per la paradossalità dei soggetti e dell’ambientazione e per il turbinio e la confusione che genera a primo impatto una tua opera. Probabilmente non te l’hanno mai dato del pittore “pulp”. Tu che ne pensi?
“Ah ah ah, no non mi hanno mai dato del pittore ‘pulp’ e devo dirti che lo trovo calzante e mi piace molto come definizione, credo proprio che tu abbia colto un aspetto importante del mio lavoro trovando questa definizione, grazie”.
I tuoi quadri sono tutti differenti l’uno dall’altro, probabilmente perchè il tuo mondo è infinito e le tue idee cambiano continuamente. Di questi soggetti e ambientazioni c’è qualcuno che ti è più caro?
“Se ti riferisci al fatto che ho dipinto piscine, paesaggi con scimmie bianche, isole, paesaggi urbani, paesaggi con orsi, fiumi con zattere, ecc., è vero che sono quadri molto differenti ma in realtà si tratta di cicli. Non credo di avere molte idee, me lo dicono in tanti, ma a me sembra sempre che mi sfugga qualcosa, forse è un bene, così continuo a cercarla con la pittura”.
A volte mi viene da pensare che i tuoi quadri più che un messaggio siano delle allucinazioni e un viaggio in un mondo tutto tuo, un viaggio che grazie alla forza delle tue vernici diventa anche nostro. C’è un messaggio che vuoi mandare con la tua pittura?
“No, nessun messaggio. Ovviamente l’essere attualmente un pittore iconografico fa sì che chi guarda le opere cerca di scorgerne un messaggio, che probabilmente c’è ma non è voluto. I miei quadri sono più un viaggio che ‘mixa’ la realtà di ciò che vedo e che sento intrecciata con le possibilità di ciò che potrebbe subentrare di plausibile. Questo corto circuito genera poi di fatto la ‘texture’ e le particelle cromatiche che compongono la mia pittura e l’immagine di cui le mie riflessioni necessitano in quel momento preciso”.
Ci puoi raccontare la tua esperienza più bella in ambito artistico?
“A pensarci bene non so proprio identificare l’esperienza più bella perché credo che non escluderei proprio nulla, quindi dovrei star qui a raccontare circa dieci anni di incontri, tribolazioni, gioie e quant’altro…”.
Cosa ci dobbiamo aspettare dalla tue opere in futuro?
“ Sinceramente dico che non so il futuro cosa mi porterà in termini di idee e di percorso artistico, aggiungo anche per fortuna, poiché se già sapessi cosa fare o cosa dipingere perderei l’interesse. Ma ti anticipo che in questo momento mi sto cimentando in piccole sculture che richiamano alcuni miei soggetti e questa è già una novità. Mi divertono molto e forse sono pure interessanti”.
Sempre per i nostri lettori interessati alle tue opere, a quali gallerie devono riferirsi?
“La galleria che ad oggi ha un’idea chiara e continua sul mio lavoro è Bonelli arte contemporanea di Mantova”.
Spulciando tra le miriadi di mostre che hai fatto in tutta Italia, non ne scorgo una a Roma o in provincia. Rimedierai a questa mancanza?
“Dicono che tutte le strade portino a Roma… non c’è da fidarsi dei detti a quanto pare. Spero davvero di fare una mostra a Roma che per altro mi ha già sopportato per ben otto anni della mia pre-adolescenza. Quando ciò accadrà sarà fantastico per me”.

 

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