05/07/2021
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Matteo Addino: “Quello di Milly Carlucci è stato un treno che ho preso al volo”

È ballerino, coreografo, docente IDA e direttore artistico della baby compagnia Experience Company e della Naima Academy. Ha un curriculum eccezionale e ricco di tante belle soddisfazioni ottenute.

Come ti sei avvicinato alla danza?
“La mia adolescenza è stata piena di sogni. Quando a 13 anni ho visto il film ‘Dirty dancing’ ho capito che volevo fare il ballerino e che tipo di persona diventare. Il protagonista maschile è stato per me un punto di riferimento, non solo artistico, ma anche personale: altruista,  tanto da salvare un’amica senza preoccuparsi dei pregiudizi e della cattiveria delle persone. Soprattutto rimasi particolarmente colpito dell’importanza del ruolo del maestro: costruendo un bellissimo rapporto fra maestro e allieva l’insegnante è riuscito a trasformare una ragazza insicura, goffa e ancora acerba, che si credeva persino brutta, dandole nell’arco di poco tempo tanta sicurezza, grazia, autostima fino a farla diventare una star”. 
Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata la coreografia?
“Sono sempre stato un ragazzo carismatico e con tantissime idee fin dall’adolescenza. Ho sempre pensato che qualsiasi cosa tendesse alla luce, e il puntare a questa luce avrebbe reso felice sia me sia gli altri, e questo per me era importante. Negli anni ho studiato molto la danza in tutte le sue specialità: classico, hip hop, moderno, contemporaneo, jazzfunk, flamenco, house, afro, perché considero importante, nella formazione, costruire un percorso eclettico senza chiudersi alle infinite possibilità creative. Mi sono sentito come un pittore che impara varie tecniche per scegliere poi, quella che più lo rappresenta e gli permette di esprimere al meglio il proprio talento, sintesi di tutto ciò che ha appreso. La scelta di diventare coreografo nasce dal piacere di vedere realizzate le mie idee al meglio nell’interpretazione e nelle prestazioni fisiche degli altri ballerini. Durante la mia carriera di ballerino, mi accorgevo come spontaneamente davo consigli ai miei compagni, senza essere egoriferito, ma solo con l’obiettivo di migliorarci e perfezionare la coreografia. Avevo una visione di insieme registica, appunto tipica del coreografo”.
Tu lavori molto con giovanissimi danzatori…
“Il lavoro con i più piccoli mi è congeniale perché da subito mi sono reso conto che riuscivo ad insegnare danza attraverso una modalità che a loro sembrava divertente, tanto da ottenere il meglio senza una percezione dello sforzo e del sacrificio. Ovviamente il vantaggio di lavorare con ballerini così giovani significa poterli plasmare e modellare secondo la mia idea di danza e costruire una relazione sinergica perché è indubbio che l’energia e la forza dell’infanzia è qualcosa di potente che mi si addice per caratteristiche umane. Visto che sono riuscito a selezionare un gruppo di piccoli danzatori straordinari ho fondato quattro anni fa esperienze dance company che è la prima baby compagnia in Italia formata da 25 minorenni che si cimentano in balli a tema su argomenti caldi e importanti come ad esempio il bullismo, e l’unione tra nazionalità differenti. Abbiamo preparato spettacoli a scopo didattico per le scuole e spettacoli di puro intrattenimento, con riscontri molto positivi da parte del pubblico in entrambe i casi.Tra questi straordinari talenti meritano di essere nominati. Giulia Pelagatti e Tommaso Stanzani per la loro partecipazione al programma Amici di Maria. Franceska Nuredini che ha preso parte a molti spettacoli televisivi come ballerina professionista. Maddalena Svevi che ha partecipato a ‘Pequegno gigantes’. Veronica Gaggero pubblicità, ballate, sfilate, fiction e molti altri. Ma la soddisfazione più bella l’ho avuta approdando con tutta la mia compagnia e scuola su Rai Uno insieme a Milly Carlucci al ‘Cantante mascherato’, che da due anni coreografo insieme a Raimondo Todaro”.
Un’esperienza rimasta nel tuo cuore?
“Sicuramente come ballerino l’esperienza che porterò sempre nel cuore è stato ballare al ‘Festivalbar top of the pop’ vedendo sul palco Beyonce e le Spice Girls, che all’epoca erano le dive più in voga. Come coreografo ho provato un’emozione pazzesca la prima volta che ho visto in scena il primo spettacolo della mia compagnia, ‘La grande mela’, dove raccontiamo tutta la storia della mela da Adamo ed Eva sino alla Apple.  Provo la stessa gioia per il successo di uno spettacolo davanti al grande pubblico ma anche vedendo la felicità dei ragazzi che si esibiscono di fronte ai propri genitori. La gioia nei loro occhi alla fine del processo di creazione è qualcosa di immenso.  Mi sono emozionato anche quando ho montato lo scorso anno il primo video durante il Covid con le coreografie che mi mandavano tutti i miei allievi: unire tutte le loro esibizioni e realizzare che insieme eravamo una forza della natura nonostante fossimo lontani, e ciò che mi ha tenuto vivo e sempre motivato. Ecco il grande potere della danza”.
Cosa ha contribuito alla crescita del tuo bagaglio professionale?
“Incontrare Milly Carlucci è stato quel che si dice il classico treno che passa una sola volta. Ovviamente l’ho preso e ci sono salito. Prima di ogni cosa mi hanno colpito la gentilezza e la serietà del dietro le quinte, con tutti, anche con i nuovi arrivati, come me e il mio corpo di ballo, numerosissimo e di età diverse. Lei stessa era rimasta colpita da tutta questa energia trasversale che si respirava vedendo i ballerini più piccoli ballare in armonia con i ragazzi più grandi come in una famiglia dove c’è scambio e gioco tra fratelli. Mi ha colpito l’educazione di Milly, che sa riconoscere anche negli altri il rispetto e il valore. Un altro aspetto importante è stato il sentirmi valorizzato senza snaturare la mia esuberanza. Percepire la diversità caratteriale come una risorsa ai fini di uno spettacolo è la chiave del migliore direttore artistico. Milly Carlucci è straordinaria anche nell’imprevisto; la seconda edizione del ‘Cantante mascherato’ ha avuto una partenza molto difficile a causa di un ballerino risultato positivo. Milly, io e Raimondo in tutta calma abbiamo trovato una soluzione fattibile e soprattutto degna delle ambizioni di una prima serata di Rai Uno. Ovviamente ho lavorato sulle coreografie senza risparmiarmi (di notte) per confezionare il migliore spettacolo di danza possibile. Ecco in quel momento ho proprio imparato che non si deve mai mollare, determinazione e sorriso sempre! Il pubblico lo sente e gli ascolti ci hanno dato ragione. Sentire Milly Carlucci che fa il mio nome è un’emozione che non si può spiegare: lo ha fatto tante volte nominando me, la mia scuola, la Naima Academy, i ballerini facendoli sentire gruppo e riconoscendone allo stesso tempo l’individualità”.
I punti fermi della della tua carriera?
“Il valore sul quale fondo la mia esistenza è l’amore. Quindi il perno principale è senza dubbio la mia famiglia che mi ha sempre incoraggiato sostenendomi, anche economicamente, i miei sogni. Oggi ciascuno di loro ha un ruolo all’interno della Naima Academy. Questo è un modo anche per sentirmi più protetto: nel mondo della danza c’è molta concorrenza, forme di invidia di fronte a idee vincenti e a risultati raggiunti. Procedo con questo principio dell’amore anche nel lavoro, siamo uniti, in un rapporto di fiducia reciproca e di impegno  perché il ballo è nelle nostre vene e questo ci rende appartenenti gli uni agli altri. Un altro punto per me fermo è l’etica professionale: non fare le scarpe agli altri. Mi sento un numero uno ma questa è una sana forma di egocentrismo. Non significa mettere in cattiva luce chi fa il mio stesso lavoro; sono davvero convinto che ci sia spazio per tutti. Nel mio ideale ognuno dovrebbe sentirsi un numero uno. Mi piace anche vivere di ricordi, sedermi sui traguardi ottenuti, ogni ricordo è una ruga, anche se in fondo mi sento ancora un bambino, con la voglia di scoprire mondi nuovi e vivere tutto con stupore. Bisogna sempre restare umili, anche nei momenti di massimo successo com’è per me in questo periodo, ma bisogna anche saper godere delle piccole cose, accettare tutte le sfide con slancio gioia, mettersi sempre in gioco, con chiunque, magari puntare in alto. Perché no anche con Giuliano Peparini, magari legge questa intervista e vuole collaborare con me, oppure fare una sfida: io ci sono!”.
Da cosa parti per ispirarti coreograficamente e i tuoi progetti futuri?
“Parto dal mio istinto e dalle persone che ho di fronte, dalle musiche e dalle emozioni che vivo nel qui e ora. Lo sguardo dei ballerini del loro stato d’animo, la loro forza, mi travolge. Nulla di studiato a tavolino. Credo che la mia cifra sia proprio questa… la ricettività. Riguardo ai progetti futuri sto lavorando a un nuovo format di danza per un emittente importante televisiva ma non posso ancora svelare molto. Non vedo l’ora di farvi sapere di più riguardo a questo progetto e ovviamente tutti i miei spettacoli teatrali appena ne avremmo la possibilità”.

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