05/07/2021
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Alma Manera: “Cantare è liberare l’anima”

È un’artista che non ha bisogno di presentazione. Il talento è nel suo dna. Si è formata a Brodway e ha avuto un percorso strepitoso nel mondo del canto.

Alma, partiamo dei tuoi esordi. A che età hai cominciato ad avvicinarti al canto?
“Credo che la musica abbia sempre dominato la mia vita ed in particolare la mia esperienza artistica inizia muovendo i primi passi sul set cinematografico e indossando le scarpette di danza a New York;la voce è venuta prepotentemente fuori, si faceva notare perché aveva un corpo voluminoso che faceva risuonare naturalmente gli armonici, caratteristica delle voci liriche, certo è che poi ho studiato! E per questo devo ringraziare sempre la mia famiglia e i miei nonni materni che mi hanno sostenuta”.
La tua prima esperienza professionale e i tuoi ricordi?
“Nel giardino incantato del set,quanto mi è servito avere questo imprinting è stata una palestra fantastica, utile anche nella vita di tutti i giorni, nella quotidianità, impari a conservare uno spirito un po’ gitano e di adattamento immediato a qualsiasi tipo di circostanza”.
Cantante, attrice, show girl, sei un’artista a tutto tondo. Quale aspetto ti piace di più del tuo lavoro e perché?
“Sai che non lo so, per me conta esprimermi, più che esibirmi, finalizzare più che partecipare, lasciare un piccolo segno senza presunzione di superiorità morale, piuttosto di onestà intellettuale. Per questo mi piace anche scrivere e ho voluto qualificarmi ottenendo il tesserino da giornalista pubblicista, per poter raccontare anche gli altri e testimoniare anche così la bellezza della vita, con il progetto di comunicazione positiva ‘Con Il sole sul viso’; andando oltre il dono della voce del quale però sono infinitamente riconoscente.Come si dice impara l’arte e mettila da parte. E contestualmente c’è stato un particolare e costante impegno e attivismo sociale”.
Sei spesso in tv per tante trasmissioni ma non solo. Più volte protagonista anche di spettacoli in teatro. Cosa ti dà l’uno e cosa ti dà l’altro?
“Ripeto ogni forma di arte e di comunicazione Per me è importante, un modo per diversificare direbbe un imprenditore. Per me un regalo da condividere ma sempre con la coscienza della conquista, perché qualsiasi ribalta nella vita è frutto d’impegno, almeno io la penso così. Ogni occasione lavorativa è uno spunto per imparare, per migliorare e non solo come artisti ma come persone. So di avere la stima di personalità autorevoli ma non ho mai approfittato di questo è so anche che il talento può essere un ‘facilitatore’, ma se manca la professionalità e la dedizione, il rispetto di tutte le figure che ruotano intorno a te non si potrà mai essere degli artisti e professionisti risolti e compiuti. Il nostro non è un mestiere per tutti. Oggi è triste che alcuni pensino che lo sia, oggi si scrive un libro e ci si sente già scrittori, si fa un’apparizione televisiva e qualcuno si sente un divo. I social hanno alimentato la voglia di apparire convincendo persone prive di qualsiasi attitudine di essere dei personaggi pubblici. La cosa seria invece da affrontare, e di questo mi sono occupata in passato e prima della pandemia, è il riconoscimento del nostro comparto e delle tutele che meritiamo”.
Spesso lavori in coppia con tua madre, Maria Pia Liotta, regista e musicista che ti guida in tanti lavori. Com’è il vostro rapporto sul lavoro? 
“E’ un lavoro iniziato presto, fin da bambina. Lei e mio padre mi hanno sicuramente trasferito un bagaglio genetico importante che si è poi sviluppato professionalmente con entrambi. Mia madre è un punto di riferimento importante e la collaborazione con lei si è intensificata nel tempo. Avere delle valide e qualificate ‘risorse in casa’ conviene da più punti di vista. Poi mamma viene dalla musica, dalla danza, ha uno spiccato senso estetico e competenza. Ma le nostre strade si sono spesso, volutamente, separate, perché abbiamo sempre conservato un grande rispetto delle nostre rispettive forma mentis, scelte e spazi esplorativi. Questo ha consentito di aprirmi a nuovi incontri, facendo comunque tesoro degli insegnamenti e dei valori che mi sono stati trasferiti, complici anche altre due importanti figure femminili: mia Nonna Regina che amo profondamente e zia Ketty che è anche la mia madrina. Forse se avessi seguito qualche consiglio in più e ascoltato mia madre anni fa, quando avevo avuto l’occasione di volare direttamente sulle tavole del Metropolitan di New York, chissà oggi dove sarei, ma ogni tanto inciampiamo sui nostri errori e dunque anch’io ho fatto qualche scivolone”.
Anche tu sei mamma di una splendida bambina. Ti piacerebbe che questa tradizione madre-figlia proseguisse anche con lei un domani?
“Grazie, sì è una splendida birba. Ma la risposta è no! Mi rendo conto che sarà lei un domani a scegliere. Sicuramente è iper stimolata e si notano già particolari attitudini, in primis la voce. Ha 6 anni ma già da qualche anno canta di tutto e riesce a fare i ‘picchettati’ seguendo le note In modo corretto della ‘Regina della Notte’ di Mozart, e ha una vis comica innata, oltre ad una bella fisicità. E’ venuta con me in sala prove che era uno scricciolino, ballavo e cantavo e lei osservava e replicava. Ad un anno canticchiava le melodie dell’operetta ‘Cin Ci La’. E a tre anni sul set di un corto ha stupito tutti! Se ci penso: aiuto! Più che attitudini si intravedono già dei talenti in lei”.
I tuoi prossimi progetti?
“Attualmente sono in studio di registrazione perché ho messo insieme un po’ di idee che stiamo realizzando. Tra queste c’è un brano scritto da mia madre tanti anni fa che segue coerentemente i messaggi che ho sempre cercato di veicolare e in questo caso la canzone è una promessa fatta anni fa a Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro che si occupa di salvare dalla droga i giovani caduti nella morsa patologica della dipendenza. I tempi non offrono certezze ma per fortuna noi artisti, anche se sensibili, a volte fragili, siamo consapevoli del ‘rischio d’impresa’ e abbiamo chiaro il senso di precarietà. Alle volte ci mettiamo un po’ a riprenderci e ne usciamo ammaccati ma quello che possediamo è un dono e quindi come si dice: ‘il talento passa dagli inferi’. Dobbiamo resistere e reinventarci”.
Cosa rappresenta il canto per Alma Manera?
“Cantare è liberare l’anima, è la massima espressione di comunicazione. Come diceva Einstein: ‘facciamo arte quando comunichiamo tramite forme le cui connessioni non sono accessibili alla mente cosciente eppure intuitivamente attribuiamo loro qualcosa di significativo’. Qualcosa che trascende persino per uno scienziato che vive di formule e di algoritmi, di esattezze come lui che aveva compreso la dimensione ancestrale del comunicare attraverso le arti e del resto il caro Albert, affermava anche che ‘l’immaginazione è più importante della conoscenza e la conoscenza è limitata mentre l’immaginazione abbraccia il mondo’. Un mondo, aggiungo, che se privato della dimensione del sogno e dei fondamenti delle arti, della musica è sempre più in ostaggio e privo d’ispirazione”.
Foto: Angelo Gigli/Maurizio Sacco
Outfit: Marco Tomei per Gai Mattiolo

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