06/12/2024
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Stefano Oradei: La fatica e la gioia di volare danzando

di Rosa Gargiulo –

A quattordici anni capisce che, tra danza e calcio, preferisce la danza. E non soltanto perché – come dice lui – “a ballare sono sempre stato più bravo”, ma perché la danza gli consente di esprimersi al massimo. Stiamo parlando di Stefano Oradei, ballerino professionista di fama internazionale, campione del mondo, e oggi affermato giudice di competizioni a livello mondiale.

Il grande pubblico lo ha conosciuto grazie a Ballando con le Stelle, show storico di Rai Uno – ideato e condotto da Milly Carlucci. 

“Ma io sono arrivato a Ballando quando la mia carriera a livello internazionale era all’apice. Dopo la vittoria ai campionati mondiali, a Los Angeles, fui contattato da Milly, che mi volle nel programma”.

Otto sono le edizioni a cui hai partecipato. Qual è la caratteristica di Ballando che ti ha appassionato di più?

“A differenza delle gare tra ballerini professionisti, vincere non è la cosa più importante. I nostri allievi passavano molte ore in sala, con noi, ma i loro racconti di vita e di esperienze era un momento di grande interesse. In realtà, ci siamo raccontati tutti, non abbiamo mai pensato a preparare soltanto la performance”.

A proposito del tuo percorso di ballerino professionista, quale tipo di sinergia deve instaurarsi con la tua partner?

“Quando danzi a livello professionale, soprattutto per il mio target di danza, è importante condividere una progettualità, stabilire gli obiettivi da raggiungere e lavorare in team. I risultati, soprattutto a livello internazionale, arrivano quando c’è una visione condivisa e uno sforzo congiunto”.

Quante ore passi in sala?

“Quando danzavo, mi allenavo sei, anche sette, ore al giorno. Sei giorni su sette. Da maestro, sto in sala altrettante ore. Praticamente, grandissima parte della giornata”.

Dopo aver raggiunto importanti traguardi, sei anche diventato giudice internazionale. Non è un risultato scontato.

“No, infatti. Quando diventi giudice internazionale sei praticamente arrivato al top della carriera. Non sei soltanto un ballerino professionista, ma un maestro, un tecnico con competenze tali da poter guidare altri ballerini e valutare le performance. Un percorso di crescita continua”.

Da maestro, quale messaggio trasmetti ai tuoi allievi?

“I ragazzi, purtroppo, pensano che arrivare al successo, alla notorietà, sia facile. Un percorso lineare. Guardano troppo i social, dando ascolto a chi promette e racconta di una carriera facile. Nel mondo della danza, in maniera particolare, il percorso è faticoso, impegnativo. Dico sempre ai miei allievi che devono avere “fame” di arrivare al risultato, non devono mai dare per scontato il raggiungimento dell’obiettivo. Devono letteralmente faticare, perché nulla viene regalato. Ma mi rendo conto che è un messaggio impopolare, eppure è la verità. Se vuoi durare, devi impegnarti”.

Chi sono gli artisti che rappresentano un modello per te?

“Per quanto riguarda il mondo della danza, Mirko Gozzoli, che per noi è stato un pioniere e ha influenzato il percorso artistico e tecnico di tantissimi ballerini. In assoluto, credo che il genio di Michael Jackson resti insuperato”.

I colleghi che stimi in maniera particolare e con cui vorresti ballare?

“Senza ombra di dubbio Raimondo Todaro, che per me è come un fratello, e che stimo moltissimo a livello professionale. I nostri percorsi non si sono mai incrociati, nonostante ci conosciamo da piccolissimi. Quando sono arrivato a Ballando, lui era già nel cast, ma la nostra amicizia va ben oltre quell’esperienza. E poi, Francesca Tocca, che ha portato in televisione (ad Amici) una danza e uno stile di altissimo livello. Bravissima ed elegante, è una professionista straordinaria”.

Hai sicuramente un sogno nel cassetto: ce lo racconti? 

“Quest’anno ho realizzato un grande sogno, quello di portare la danza internazionale a Roma, in un grande monumento. È successo, grazie a Volare, la gara a cui è seguito uno show dance e una cena di gala, che è stato molto faticoso organizzare, ma sono riuscito a creare un evento unico nel suo genere, nello scenario suggestivo dell’acquario romano. Nel cassetto c’è il sogno di fare radio, come sto già facendo, continuando a parlare di danza. Mi piacerebbe ampliare e strutturare un programma ancora più completo. E poi, magari, un programma televisivo”.

E il calcio? 

“Ho sempre continuato a giocare, il calcio resta una grande passione. Da dieci anni faccio parte della Nazionale Attori, con cui abbiamo l’opportunità di promuovere eventi e campagne di solidarietà”.

Cosa ti rende felice, oltre la danza?

“La mia compagna, Manila Nazzaro, con cui sto vivendo un sentimento bellissimo e profondo. Ci godiamo questo momento prezioso, giorno per giorno, che ci fa sentire completi”.

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