06/12/2024
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Puja Bhakoo: “Tapestry for charity”, gli arazzi della speranza

di Marisa Iacopino –

L’arazzo, forma d’arte tessile tra le più antiche. Prende il nome da Arras, città della Francia, importante centro di produzione fin dal medioevo. 

Oggi c’è chi ha fatto della tessitura arazziera la propria espressione artistica. Puja Bhakoo è tra le maggiori interpreti indiane. Le sue opere, una scoperta continua, tanto minuziose da non riuscire a fissarne in un solo sguardo i dettagli che le contraddistinguono. Quest’arte l’ha resa famosa a livello internazionale.

“Sono una professionista della pubblicità per formazione, artista dell’arazzo per passione. E ancora, scrittrice creativa e poetessa. Sono cresciuta a Saharanpur, una piccola città nel nord dell’India, famosa nel mondo per i suoi lavori di intarsio del legno. Da adolescente mi sono dedicata a molteplici hobby come la pittura, il ricamo, l’uncinetto, il lavoro a maglia, il chiacchierino, la creazione di bambole e la tessitura di tappeti. Successivamente ho iniziato a concentrarmi maggiormente sul ricamo, perché c’è qualcosa di molto intimo nei fili, nei filati e nel tessuto che ti trascina in un vortice di comfort. Inoltre, un ricamo è comodo da portare in giro e può essere eseguito in qualsiasi momento, a differenza di un dipinto che ti confina nel tuo studio. Nel 2012 mi sono ritirata prematuramente dalla carriera pubblicitaria per perseguire altri interessi, tra cui la realizzazione di arazzi. Nel 2015, cercando opzioni di finanziamento per la mia attività di beneficenza, ho avuto un momento eureka. Essendo un’appassionata ricamatrice, ho deciso di utilizzare questa passione per finanziare la mia missione. Ho fondato ‘Tapestry-For-Charity’, un’iniziativa che utilizza i proventi della vendita degli arazzi per aiutare l’educazione e la riabilitazione di bambini svantaggiati”.

Parlando dei soggetti, si tratta di fatti e personaggi reali o di scenari immaginari? 

“C’è una fusione di fatti e personaggi reali, che nel tempo si incastonano nella nostra psiche, con strati di scenari immaginari. Gli arazzi figurativi sono stati la mia passione fin dall’inizio del percorso creativo. Avevo vent’anni, i primi lavori erano influenzati dalla vibrante cultura dell’India occidentale, creavo ritratti giganti di uomini del Rajasthan con mascelle forti, barbe fluenti e turbanti colorati. Nel corso degli anni, il processo di pensiero si è evoluto, ho iniziato a interessarmi alle questioni sociali e culturali. Oggi, il mio sforzo attraverso la tecnica del ricamo è quello di diffondere ardore, entusiasmo ed emozioni su figure astratte, sfidando l’immaginazione e l’interpretazione di chi guarda”.

Come è cambiata nel tempo la tua arte tessile?

“Come artista, sono costantemente alla ricerca di ispirazione. I miei attuali arazzi sono più astratti e contemporanei. Spesso mi rivolgo a me stessa per trarre un tema da un’esperienza che monopolizza la mia mente. Dopo il pensionamento, la prima cosa che ho fatto è stata di spogliare la mia arte degli elementi tattili e dei simboli sartoriali.  NUDE AESTHETICS, la linea di arazzi più venduta, è una storia creata dallo spettatore. Disillusa dall’onnipresente consumismo, ho messo ordine nella mia vita: il minimalismo è diventato l’idea base di MISTYC STROKES, concetto che mira a eliminare tutte le distrazioni non essenziali. Quando poi la pandemia ci ha lanciato sfide globali inaspettate, ho creato MINDSCAPE per celebrare la capacità della mente di creare nuove connessioni neurali e gettare i semi per un domani più sicuro… E ancora PANDEMIC per imparare l’arte di perdere e andare avanti a testa alta. La serie SOUND OF SILENCE, invece, attira l’attenzione sull’inutilità delle guerre e su come vengono lasciate soffrire in silenzio persone innocenti. Come note concettuali, di solito scrivo poesie per le diverse linee di arazzi”.

C’è una parola giapponese che ti è molto cara: IKIGAI. Puoi spiegarci di cosa si tratta?

“Un vantaggio significativo della pratica dell’arte è che ti dà uno scopo: il tuo ikigai, un concetto giapponese che è un punto d’incontro tra ciò che ami (la tua passione), ciò di cui il mondo ha bisogno (la tua missione), ciò in cui sei bravo (la tua vocazione) e ciò per cui vieni pagato (la tua professione). La vita è un dono prezioso, non possiamo permetterci di sprecare tempo in attività improduttive. Sviluppare un rapporto intimo con l’arte può mantenerci emotivamente in alto. Penso che ‘Tapestry-For-Charity’ mi dia il mio ikigai”.

Uno scopo lodevole della tua attività creativa è quello di contribuire a sanare un po’ di sofferenza umana. Cosa ti aspetti ancora dal tuo lavoro per il futuro?

“La lavorazione del filo è un’arte di passione e perseveranza, ma anche un’educazione alla consapevolezza, che è uno stato di attenzione attiva, aperta e intenzionale sul presente. Sto lavorando a un progetto in cui intendo collaborare con i sopravvissuti alle cicatrici da acido, generare per loro un’opportunità di lavoro, rendendoli parte della mia iniziativa. La mia visione a lungo termine è quella di creare un ecosistema per mezzo del quale aiutare quante più persone possibile a raggiungere il proprio IKIGAI attraverso attività creative”.

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