06/22/2021
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Roberta Mezzabarba: Amarsi per poter amare

di Mara Fux –

Menzione d’onore al “Premio Pelasgo Città di Grottammare” ed al “Persephone, fiori di poesia” di Genova; finalista a “La penna perfetta” di Castellana Grotte e alle “Residenze Gregoriane” di Tivoli; terzo al “Ti meriti un amore” di Aulla e secondo al “Club della poesia” di Cosenza nonché meritorio del premio speciale “Scrivere Donna” al Concorso Letterario Nazionale Amarganta, il romanzo “Le confessioni di una concubina” di Roberta Mezzabarba, unisce al piacere della narrativa la delicatezza del verso poetico.

Come nasce l’idea del romanzo?
“Strano a dirsi ma non avevo un’idea; solo Misia, la protagonista, mi è stata chiara fin da subito per cui l’ho lasciata parlare, ho iniziato a far scorrere le parole che venivano fuori una dopo l’altra nei vari brani e la storia ha preso il timone facendo di me solo un elemento necessario per il passaggio dalla mente alla carta. Mi sono emozionata tantissimo nello scrivere questo romanzo e ancora oggi rileggendone le parti durante le presentazioni mi coglie un certo magone”.
Il libro contiene delle liriche che sono state premiate come Raccolta sé stante. Le hai inserite successivamente nella storia che narri?
“No, le poesie erano già là come parti integranti della narrazione, un modo per descrivere la vicenda. Metterle era stata un po’ come una sfida: molti lettori di narrativa non leggono poesie e inserirle era quasi obbligarli ad avvicinarvisi, un mio esperimento. Partecipare al Premio invece è stato un caso: mentre correggevo la bozza ho visto il bando del premio ‘Grazia Deledda’ e mi sono innamorata dell’idea di far uscire il romanzo con un premio già vinto, un azzardo ma ho vinto ed il libro è uscito già premiato, come volevo io”.
Ti sei avvicinata alla scrittura nel 2017 e hai già al tuo attivo molte pubblicazioni.
“In tutto nove volumi: tre romanzi, due raccolte di poesia, due di racconti e due di storie per bambini”.
Quanto tempo impieghi per ciascuna opera?
“L’esperienza della scrittura non è lunghissima si potrebbe quantificare in due o tre mesi ma in realtà sono di più perché nel frattempo succedono cose che ti impediscono di scrivere di continuo come vorresti. La scrittura è la parte più creativa di un libro, poi inizia il lavoro vero, la correzione, la revisione, l’editing che pretendo di fare personalmente perché non voglio che nessuno metta mano ai miei testi. I miei editor mi indicano i punti deboli e io mi applico a ritoccare”.
Lavori al computer o su carta?
“Su carta, tutto parte dalla carta. Quando ho iniziato scrivevo su tutto, scontrini, foglietti di ogni genere, ne avevo la borsa zeppa ovunque; poi ho scoperto Tiger ed ho cominciato a riempire la borsa di quaderni e quadernini dove appuntare quello che vedo: sono una ladra seriale, rubo situazioni che fisso scrivendo; se aspettassi di rientrare per metterle al pc ne modificherei la spontaneità. Il pc lo adopero per completare il testo poi anche la correzione la faccio stampandolo: nel video vedo due errori, se stampo ne trovo dieci”.
Anche Misia, la protagonista di “Le confessioni di una concubina” è frutto di un furto?
“Non in maniera diretta, per fortuna; purtroppo ascoltando in maniera anche distratta telegiornali o leggendo giornali sappiamo che la violenza domestica oggi è pane quotidiano. Volevo raccontare la storia di una donna, l’infelicità del suo matrimonio ma poi, dopo la pubblicazione, ho ricevuto tante attenzioni da donne che si sono rispecchiate in Misia e mi hanno contattata in privato raccontandomi le loro vicende personali. La prima volta che è successo sono rimasta perplessa: probabilmente la storia narrata le ha aiutate a liberarsi dal mostro e se il mio romanzo aiuta qualcuno a liberarsi dai mostri ne vado ancor più fiera”.
La tua storia comunque ha un lieto fine.
“Ha un lieto fine perché Misia attraverso la sofferenza diventa più forte e diventando forte trova anche il modo di amarsi di più. Amarsi è la meta che dovrebbe avere ciascuno”.
E tu ci riesci?
“Ci sto lavorando. La mia formazione famigliare mi ha insegnato a mettere gli altri prima di me. In realtà uno dovrebbe mettere prima se stesso degli altri, perché se si vuol bene a se stessi si riesce a voler bene anche agli altri. Chi si vuol bene ha più spazio per amare. Per star bene ci vuole del “sano egoismo” che sembra contraddittorio come olio e acqua che non si completano mai, ma bisogna trovare la maniera perché amare se stessi è il miglio modo per amare chi ci sta a cuore”.
Misia: un nome particolare; come lo hai scelto?
“A volte i personaggi mi si presentano con un nome che non scelgo io, è semplicemente il loro; io narro la loro storia e il nome arriva cammin facendo senza magari che io conosca nella vita reale qualcuno che lo porti. E’ stato buffo ma durante la presentazione del libro che feci a Tuscania, la relatrice disse che aveva accettato il suo ruolo perché Misia era il nomignolo con cui veniva chiamata sua nonna, che si chiamava Artemisia. Era la prima volta che qualcuno mi diceva di conoscere quel nome. Se dai ad un personaggio il nome di uno che conosci rischi di legarlo a quella persona nel bene e nel male, per questo preferisco che siano i personaggi a scegliere il proprio”.
Sei molto legata alla carta ma i tuoi testi sono anche in ebook.
“Da lettrice non frequento gli ebook ma mi rendo conto che ci sono lettori che non hanno spazio per tenere in casa tanti libri quindi la loro è una scelta necessaria. Come gli audiolibri, utili a lettori che non hanno più l’età o la vista per leggere. Io voglio che le mie storie siano fruibili a tutti per cui mi sono aperta anche a questi generi”.

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