09/24/2021
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Sabrina Bosco: La danza punto fermo della vita

Coreografa internazionale e Maitre du Ballet delle più prestigiose compagnie di tutto il mondo, Sabrina Bosco è una figura di spicco della danza. Una di quelle che rende onore al nostro Paese e alla grande arte che ci contraddistingue.

Conosciamo Sabrina Bosco attraverso questa intervista che abbiamo l’immenso piacere di ospitare sulla nostra rivista.
Maestra Bosco grazie per questo incontro. Vuole raccontare i suoi inizi e come è arrivata alla danza?
“Sono arrivata alla danza un po’ casualmente dopo aver visto lo spettacolo annuale di una mia amica. Sono stata affascinata dal teatro, dalle luci, dai costumi, dai movimenti aggraziati. Ho deciso che mi sarebbe piaciuto fare parte di quel mondo fantastico e con tanto impegno, dedizione e caparbietà sono riuscita a far si che quello diventasse la mia casa. Una volta entrata in Accademia non ho mai smesso di guardare avanti e sognare il mio futuro di ballerina. Tanti sacrifici, tanto lavoro… ma rifarei tutto senza esitare”.
Lei ha lavorato come Maitre du ballet per tantissime compagnie di balletto in tutto il mondo. Quale responsabilità comporta il suo ruolo? 
“La Danza, in qualità di ballerina e successivamente di Maître, mi ha portato a girare il mondo e lavorare in compagnie internazionali, con diverse identità. Non credo che il mio si possa definire un “ruolo”, credo semplicemente di condividere il mio ‘essere ballerina’, la mia esperienza e la mia artisticità con i danzatori. Fondamentale è sostenere il loro lavoro, le loro esigenze durante le prove ed essere disposti a capire ciò di cui artisticamente o tecnicamente necessitano: la responsabilità è quella di capire il ballerino e diventarne complice nel momento in cui affronta il palcoscenico”.
Quanto conta l’esperienza da danzatrice rapportata al lavoro di Maitre? 
“Credo fortemente che nessuno possa insegnare, condividere o spiegare ciò che non ha fatto in prima persona. In un lavoro come il nostro non c’è solo un problema di tecnica o di ‘pulizia’ del movimento, ma fondamentale è anche tutto ciò che necessita un ballerino per affrontare il palcoscenico: emozioni, sensazioni, paura, indecisione, felicità e amore. Sono le cose a cui occorre prestare attenzione, ma anche insegnarne la gestione davanti al pubblico. Risulterebbe impossibile se non si ha mai vissuto il palcoscenico, lavorato con diversi coreografi e fatto esperienze sulla propria pelle”.
Un ricordo importante della sua carriera? 
“I ricordi sono tanti e nominarne solo uno mi sembra egoistico. Tutte le tappe, gli incontri e le esperienze, piccole o grandi che siano state, fanno parte di me, della mia carriera e del mio essere ballerina”.
Tra le tante collaborazioni, il grande legame con la Signora Carla Fracci e suo marito Beppe Menegatti. 
“Certo! Il frutto della mia forza passata e futura. Con Carla e Beppe c’è un rapporto di enorme affetto, intesa artistica e tanta stima reciproca. Sono una fonte di sapere e di artisticità infinita: sono la mia guida, e la mia riconoscenza nel rendermi parte del loro lavoro e della loro vita, è infinita”.
Ha di recente intrapreso anche un carriera da coreografa internazionale con importanti progetti. Ce ne parli. 
“Da diversi anni ormai mi sono anche avvicinata alla coreografia e ne sono molto felice perché mi permette di raccontarmi e di raccontare, attraverso i danzatori, usando il linguaggio della danza. Due anni fa ho coreografato per il ‘Macedonia Opera and Ballet’ di Skopje il balletto ‘Libertango’, affiancata da una drammaturga di tutto rispetto, Natasha Poplavska, con cui ho impostato la storia del leggendario Astor Piazzolla. La direttrice del ballo Olga Pango e quaranta ballerini hanno sostenuto il mio lavoro con impegno e professionalità lasciando emergere il mio stile coreografico. Un’esperienza appagante, e devo dire di grande successo che anche tutt’ora porta il sold-out in tutte le repliche. Progetto di altro genere, in quanto accomunava giovani ballerini italiani e serbi con la preziosa Etoile dell’opera di Belgrado Anna Pavlovic, è stato ‘La Vie Parisienne’, un balletto ad atto unico che attraverso quattro quadri dipinge la vita parigina, sostenuto dalla musica della splendida Edith Piaf. Un progetto sostenuto dal ministero dell’istruzione serbo e dall’ambasciata italiana a Belgrado, quale progetto di interscambio culturale andato in tournèe in diverse città della Serbia. Ad ora ci sono altri due progetti coreografici che stanno prendendo forma e attendono di essere realizzati: uno che ci accomuna, in quanto avrà il sostegno di Antonio Desiderio management, e l’altro che sarà la realizzazione di un grande sogno, una grande sorpresa per tutti e anche per me”.
I punti fermi della sua vita e carriera?
“Non sono molti, anzi, direi che il punto fermo della mia vita e quella della mia carriera è solo uno: la mia danza. Ho sempre messo la danza al primo posto, è la mia linfa vitale, il mio modo di esprimermi ed essere me stessa. È quello di cui ho bisogno per me e come approccio con gli altri”.
Cosa guarda in un/una giovane danzatore/trice? 
“Oggi giorno occorre essere molto versatili in tutto per potere lavorare a livello professionale. I vocabolari usati dai coreografi sono ampi e oserei dire ‘senza frontiere’. Spaziano in diversi stili, dinamiche e ambiti. I ballerini devono essere prima di tutto intelligenti, preparati ed altamente professionali. Credo che la carta vincente, ed è quello che cerco e guardo io in un danzatore, sia l’artisticità, la fisicità e l’animo umile. Il fisico e la tecnica sono la base fondamentale, ma non bastano, perché ci vuole un pizzico di ‘genialità’ e ‘unicità’ per essere interessante e poter emergere”.
I suoi progetti futuri?
“Innanzitutto portare a termine i progetti e le mete che con fatica ho conquistato e che a causa della pandemia sono stati posticipati, poi sicuramente come sempre continuare a portare avanti nel mondo il mio essere ballerina in tutte le sue forme”.

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Cecilia Taddei: Il t
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