09/30/2022
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Sara Bilotti: Eden, il lato oscuro dell’anima e la “resistenza dell’amore”

di Mariagrazia Cucchi –

La maestra italiana del thriller psicologico presenta il suo “paradiso” di ossessione e passione 

Vedendola camminare fiera e concentrata per le strade della sua Napoli, potreste scambiarla facilmente per una top model o un’artista della tv. Invece, forte di importanti studi linguistici e filologici, Sara Bilotti è prima di tutto una scrittrice, maestra del genere in cui si riconosce: quello del thriller psicologico. 

Dopo il fortunato esordio della raccolta di racconti “Nella carne”, a consacrarla definitivamente è la trilogia pubblicata da Einaudi nella collana Stile Libero: “L’oltraggio – La Colpa – Il Perdono”, ma è con il suo ultimo romanzo “Eden”, pubblicato da Harper Collins, che finalmente si è sentita libera di indagare la parte più oscura dell’animo umano.

“Se non scrivo di un mistero da svelare non mi diverto, ma non scrivo di commissari: certo, nei miei libri c’è un mistero da svelare, ma chi indaga è una persona comune, senza una divisa, che scoprendo il mistero scopre anche molte cose di se stessa. Racconto del lato oscuro, quella parte della nostra anima che è insondabile o insondata, ma che ritengo sia necessario conoscere”.

Così accade alla sua protagonista Giulia, a cui, dopo la morte della sorella in circostanze poco chiare, è rimasta soltanto una lunga lettera spiegazzata. Una lettera che la costringe a tornare a un passato doloroso che aveva cercato di cancellare e la convince a partire per Bologna, città in cui la sorella aveva iniziato importanti lavori di restauro presso l’Eden, la meravigliosa villa di Gabriele Giordani, professore di Estetica all’università, e Andrea Lorenzi, pittore e mercante d’arte.

“L’Eden non cambia mai. Cambiamo città, ma le case restano uguali a se stesse: bianche, vuote. Sopra ogni parete bianca, disturbato solo a tratti dalle ombre dei vivi, scorre per me, in ogni istante, il passato”. 

Due uomini bellissimi e tormentati, due tele forse realizzate da Caravaggio e detenute illegalmente e un mistero celato dietro una meravigliosa e inquietante villa che non sembra appartenere al mondo reale. Chi è veramente Gabriele, l’uomo affascinante e luciferino che possiede quel luogo surreale?

“In realtà l’idea per scrivere Eden è nata molti anni fa, ma ha richiesto tempo per poter maturare. Tutto è iniziato dopo aver letto il romanzo “Dio di illusioni” di Donna Tartt, un’autrice che ammiro moltissimo. Da lei ho imparato come la bellezza, dell’arte così come della letteratura, non debba essere consolatoria, bensì uno schiaffo necessario a farci cambiare la nostra prospettiva sul mondo. E cambiare prospettive è sempre un po’ doloroso e terrificante. Questo concetto mi ha affascinato a lungo, finché non ho deciso di inserirlo nel mio romanzo”.

Così “Eden” ci trascina nel gorgo dell’ossessione e della passione erotica e artistica, in cui lo sguardo del lettore si trasforma in quello della protagonista, che scruta la bellezza e il dolore cercando di andare a fondo e trovare la verità: una verità che forse rappresenta anche una ricerca personale dell’autrice.

“Umberto Saba diceva che ogni opera d’arte è una confessione. Senza arrivare a questo, qualcosa di noi c’è sempre in ciò che scriviamo. C’è infatti una questione che mi assilla da tempo, cioè da quando ho iniziato a seguire giovani vittime di abuso familiare: “l’amore che resiste” nei confronti di chi abusa. Da un lato lo considero un bene, perché riuscire ad amare ancora dà la possibilità di salvarsi, dall’altro un male, poiché l’imprinting dell’amore è legato alla rabbia, il che può rendere più facilmente vittime di violenza da adulti. Questa “resistenza dell’amore” è presente un po’ in tutti i miei libri, nei quali mi chiedo: il trauma impedirà a questa persona di vivere una vita felice?”.

Per scoprirlo, non ci resta che attraversare il cancello del “paradiso” creato dalla penna di Sara Bilotti e avventurarci tra le sue pagine.

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